Coronavirus, morti tre anziani nel Bellunese: non succedeva dalla primavera

Crescono anche i positivi. Sandro Cinquetti (Usl): «Gli ospedali non sono in emergenza e la maggior parte dei casi individuati sono asintomatici» 

BELLUNO. Aveva compiuto cent’anni proprio quest’anno, Angela Zardini. Il Covid, entrato prepotentemente nella casa di riposo di Cortina, dove la donna era ospite da tempo, le è stato fatale. La Zardini è morta ieri mattina all’ospedale San Martino di Belluno, dove era stata ricoverata in considerazione dell’età avanzata e delle patologie pregresse.

Nella serata di giovedì, invece, sono deceduti Marcello Cesco Fabbro, 93 anni di San Pietro di Cadore, e una donna di 94 anni sempre residente in provincia di Belluno. Sono dunque tre le vittime della nuova ondata che sta interessando il Bellunese. Non succedeva dalla primavera.

Marcello Cesco Fabbro


«Siamo in una fase di sviluppo epidemiologico significativa ed importante», spiega il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Usl 1 Dolomiti, Sandro Cinquetti, «ma non possiamo dire che siamo in una fase critica: le casistiche sono sotto controllo, la maggior parte delle persone positive sono asintomatiche e non ci sono pazienti ricoverati in terapia intensiva».

Rispetto a giovedì, nella giornata di ieri sono emerse 61 nuove positività, delle quali venti nei comuni del Cadore e dell’Ampezzano, otto nei tre comuni focolaio del Comelico, sei riscontate in Pronto soccorso e quattro riferite a case di riposo. L’Usl, come di consueto, ha preso in carico le persone: i soggetti coinvolti si trovano in isolamento ed è stato avviato il tracciamento dei contatti per verificare eventuali contagi.

«Dal focolaio del Comelico il contagio si è sviluppato in cerchi concentrici», spiega Cinquetti. «Anche il vicino Friuli sta vivendo una situazione simile a quella dei nostri comuni del Cadore e dell’Ampezzano. Sessanta casi al giorno sono un numero significativo, ma la maggior parte dei soggetti sono asintomatici o paucisintomatici (con pochi sintomi, ndr) e derivano dall’attività di controllo su contatti di casi positivi».

L’Usl sta effettuando e processando un numero considerevole di tamponi, un migliaio al giorno. «Anche i tamponi rapidi permettono di individuare con efficacia casi di positività», prosegue Cinquetti.

Le persone in isolamento in provincia di Belluno, secondo i dati di Azienda zero, a ieri erano 902, delle quali venti con sintomatologia.



I ricoverati, tutti in area non critica, sono complessivamente 26: ventuno al San Martino, cinque all’ospedale di comunità di Alano. Ieri sera il reparto Covid del Santa Maria del Prato di Feltre ha ricevuto tre pazienti da Belluno. «Non ci sono persone ricoverate in terapia intensiva», ricorda Cinquetti. «Per ora la situazione negli ospedali non si può definire impegnativa». Resta, ovviamente, la raccomandazione alla prudenza, a rispettare i semplici comportamenti per il contenimento del virus.



A Cortina, ha comunicato il sindaco Gianpietro Ghedina, i positivi a ieri erano 60. Sessantatrè le persone in isolamento domiciliare. «Una significativa differenza rispetto alla prima ondata è che la maggior parte dei casi non presenta sintomi», ha spiegato Ghedina. «A Cortina circa il 90% dei contagiati è asintomatico. Ma non bisogna abbassare la guardia perché anche chi non accusa sintomi può contagiare. Comportiamoci tutti correttamente con il giusto uso di mascherina, con la giusta igiene delle mani, ed evitiamo assembramenti».

Ad Auronzo i positivi a ieri erano 10, quasi tutti appartenenti allo stesso nucleo familiare; a San Vito erano 16 (+4 rispetto a giovedì, con una persona ricoverata. 52 gli isolati (+15 rispetto a giovedì). A Comelico superiore i positivi a ieri erano 13.

La buona notizia arriva da San Pietro di Cadore, dove alcune delle persone scoperte positive a metà settembre si sta negativizzando: «Ma teniamo alta l’attenzione», commenta il sindaco, Manuel Casanova Consier. —


 

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