«Non firmate la condanna per la farmacia comunale»

ALPAGO

«Il sindaco non firmi la condanna per la farmacia comunale di Pieve d’Alpago». L’appello arriva da Roberto De Felip, che contesta il mancato rispetto dei regolamenti specifici per questo tipo di attività da parte dell’amministrazione che, dopo averne messo a gara la gestione, si appresta ad acconsentirne il passaggio alla società Vittorio Veneto servizi, di fatto privatizzandola.


«Si svende un servizio e un altro pezzo del territorio per consegnarlo alla provincia di Treviso», spiega De Felip, che ha alle spalle un passato amministrativo ai tempi della nascita della farmacia, «la maggioranza dei cittadini non ci sta e presto nascerà un comitato per dire “no” a questo ulteriore impoverimento della comunità locale e dei servizi essenziali soprattutto per le fasce più esposte della popolazione che, anche in un periodo difficile come questo, possono contare su una farmacia comunale capace di calmierare i prezzi e venire incontro alle difficoltà della gente».

Non solo, De Felip sottolinea anche come l’operazione non rispetti la legislazione sulle farmacie comunali: «I regolamenti parlano chiaro, anche se non ne ho trovato traccia nel bando del Comune: non è possibile affittare a terzi una farmacia acquisita con diritto di prelazione», spiega De Felip, «o meglio, lo si può fare, ma si perde il diritto alla farmacia, estromettendo di fatto il Comune stesso e perdendo di conseguenza entrate e utili, facendo profilare persino il reato di danno erariale, del quale qualcuno dovrà prendersi la responsabilità».

«Le farmacie previste con diritto di prelazione possono essere gestite direttamente dal Comune, attraverso un’azienda speciale, attraverso una società costituita dal Comune e i farmacisti che vi lavorano o, infine, attraverso un consorzio di Comuni creato per la gestione delle farmacie delle quali sono titolari», sottolinea De Filip citando i regolamenti, «è specificato inoltre che le farmacie comunali non possono essere affittate a terzi, quindi se verrà siglato questo passaggio, il Comune perderà la prelazione e di conseguenza la farmacia stessa, un danno enorme per la nostra comunità, perché stiamo parlando di un presidio sociale importante nato nel 1985 come prima farmacia comunale della provincia di Belluno e pensato per aiutare le persone in maggior difficoltà».

Una scelta, quella dell’amministrazione, che a molti appare inspiegabile, soprattutto sotto il profilo economico, dato che sono diversi i Comuni che vorrebbero poter contare sugli introiti di una propria farmacia comunale, ma che per vari motivi non possono aprirla: «In passato questa farmacia garantiva entrate per circa un miliardo di lire, con 100-150 milioni di utili all’anno, e non credo che oggi le cose siano cambiate poi molto», continua De Felip, «l’allora Comune di Pieve d’Alpago ha più volte potuto accedere a mutui fondamentali proprio grazie alla liquidità derivante da questa attività. Oggi, il Comune di Alpago, se il passaggio a Vittorio Veneto dovesse concretizzarsi, perderebbe tutta la liquidità e gli utili; perciò questa svendita di un bene comune e prezioso è chiaramente una scelta politica totalmente sbagliata e l’amministrazione se ne deve assumere la piena responsabilità nelle sedi competenti». —



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