Contagi nelle case di riposo, la situazione è stabile. Trasferiti 11 ospiti di Ponte nelle Alpi

Paolo Santesso, componente del cda veneto di Uripa, invita a creare un unico piano di emergenza per le strutture bellunesi

BELLUNO.
Stabile, almeno per la giornata di ieri, il numero di contagi nelle tre case di riposo bellunesi, dove si riscontrano i focolai di Covid-19: Cortina, Ponte nelle Alpi e Pieve di Cadore. Da Ponte, ieri, sono stati trasferiti sei ospiti positivi alla Gaggia Lante di Belluno: gli anziani pontalpini sono stati inseriti nel centro diurno Covid di Cavarzano, dove rimarranno fino a quando non saranno guariti. Altri cinque anziani della rsa pontalpina sono stati spostati al padiglione Gaggia di Feltre.

«In questo modo», commenta il presidente della fondazione Daniele Galantin, «gli ospiti positivi potranno avere garantita una maggiore tutela e i nostri operatori saranno alleggeriti di una parte del carico di lavoro in un momento difficile, visto che la metà del personale è a casa contagiato. Contiamo di far rientrare al più presto gli ospiti nella nostra casa».

Nei direttori dei centri di servizi per anziani resta la consapevolezza che è necessario sedersi tutti insieme a un tavolo per stendere un piano di contrasto al Covid nelle strutture per anziani. L’Usl, infatti, non può intervenire su ogni focolaio. Cosa che invece in molti pensavano fosse scontata. Per Paolo Santesso, componente del cda dell’Unione regionale istituti per anziani del Veneto (Uripa) e amministratore unico di Sersa, «il malcontento all’interno delle case di riposo durante l’epidemia potrebbe essere originato proprio da un’incomprensione di fondo. La vera crisi nasce quando gli operatori vanno in quarantena e non possono lavorare, creando non pochi disagi nelle rsa, che non riescono a gestire l’emergenza».

L’incomprensione è nata quando una buona parte del personale delle rsa è passato all’Usl Dolomiti, chiamata a creare una task force per l’emergenza. Qualche dirigente ha pensato che, in caso di emergenza, anche le case di riposo potessero attingere a questo bacino di infermieri e operatori socio sanitari. «Ma questa circostanza non è mai stata dichiarata da nessuno, anche se, parlando di emergenza sanitaria, tutti ci aspettavamo che spettasse a chi gestisce la sanità risolvere la situazione. Solo ora ci rendiamo conto che, fino a quando l’attività degli ospedali continuerà normalmente, l’azienda sanitaria materialmente non può pensare di intervenire a risolvere il problema delle rsa», dice Santesso che aggiunge:

«Questa consapevolezza l’abbiamo maturata sul campo e il risveglio è stato brutto. Per questo dico che è necessario definire un piano per l’emergenza. Tutti i responsabili delle case di riposo devono trovarsi attorno a un tavolo per definire un progetto contro il Covid-19 che dovrà essere approvato dall’Usl e finanziato dalla Regione o dai Fondi dei comuni confinanti», anticipa il componente del cda di Uripa veneto che invita a guardare oltre e ad attrezzarci. «Noi come Sersa abbiamo sbattuto contro questo tema, quando la rsa di Ponte si è trovata in crisi e abbiamo deciso di dare una mano. Dal canto suo l’Usl ha deciso di procrastinare il passaggio dei nostri lavoratori che ha assunto a quando l’emergenza sarà terminata». —

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