Il coprifuoco allarma i ristoratori bellunesi: «Con il solo pranzo non stiamo in piedi»

Dal Farra del San Lorenzo: «Danno economico enorme». Gregori del Capriolo: «Preferisco chiudere per un mese» 

BELLUNO. Lo spettro del coprifuoco con la chiusura serale e il problema legato al turismo con il mancato arrivo degli stranieri. Siamo alle porte di Halloween, ma per i ristoratori stellati l’incubo ha le vesti delle possibili nuove misure restrittive anti Covid.

Tenere aperto solo a pranzo non sarebbe sostenibile, i gestori lo dicono chiaramente. «Chiudere alle 18 o alle 21 sarebbe un dramma, con un danno economico vero. C’è tanta preoccupazione», esordisce Renzo Dal Farra della Locanda San Lorenzo di Puos.

Renzo Dal Farra

«Sono pienamente d’accordo sulle regole da rispettare, ma se uno è seduto a tavola alle 21 o alle 23 non so cosa cambia. E poi è chiuso per tutti o per gli ospiti dell’albergo no? Spero non facciano una cosa del genere», commenta.

«Non è sostenibile tenere aperto solo a pranzo. Piuttosto che mi facciano chiudere a pranzo, ma non la sera, perché sarebbe un colpo impossibile da ammortizzare», prosegue Dal Farra. Che aggiunge: «Non è che d’inverno si faccia tanta movida. Basterebbe proibire di consumare in piedi, con il vincolo di stare seduti e rispettare le distanze, senza bloccare l’economia».

Pensando ai turisti, «quelli che avevano prenotato recentemente dalla Francia hanno già disdetto. Le prenotazioni degli stranieri tramite i portali sono scomparse. Il settore più in emergenza è il pernottamento, mentre il ristorante sta lavorando, per questo mi dispiacerebbe dover chiudere. Cerchiamo di essere ottimisti e speriamo in bene».
 

Massimiliano Gregori

A Vodo di Cadore, per Massimiliano Gregori del ristorante Al Capriolo «l’importante è salvare le feste di Natale. Se dovesse succedere qualcosa, meglio adesso a novembre piuttosto che dopo», dice.

«Sicuramente la ristorazione e le attività che lavorano la sera sarebbero le più penalizzate. Mezza giornata di lavoro non la farò. Non riesco a mantenere un’azienda con il pensiero di aprire solamente a pranzo ed eventualmente fino alle 18. A quel punto potrei pensare di chiudere per un periodo e poi puntare su dicembre», commenta.

«Abbiamo avuto un autunno molto positivo con la presenza di molti italiani, ma anche di un discreto numero di stranieri di vicinanza, tedeschi, austriaci, svizzeri. Fino alla settimana scorsa ho lavorato bene, ma negli ultimi giorni settimana ho visto un netto calo degli afflussi. Da questa settimana si vede già che la gente è molto più prudente e la limitazione a sei posti al tavolo ha influito».

Guarda tutti dall’alto il ristorante Da Aurelio al Passo Giau, che prova a scacciare le nubi: «Ci aspetteranno mesi difficili, però resto abbastanza ottimista. Se non chiudono tutto, c’è la possibilità di lavorare bene con l’arrivo dei veneti», commenta lo chef Gigi Dariz. Anche senza stranieri, «avendo il bacino d’utenza di Cortina, dove ci sono molte seconde case di veneti, la vedo abbastanza bene per il ponte dell’Immacolata e per Natale. Gli stranieri fanno la loro bella parte da gennaio nella nostra fetta di mercato».

Riguardo all’ipotesi sempre più concreta di lockdown serale, «una chiusura alle 18 sarebbe deleteria. Siamo un locale in un posto molto bello e si potrebbe pensare che la gente venga a mezzogiorno perché c’è un bel panorama sul Passo Giau, invece noi lavoriamo di più la sera. A essere determinante sarà l’apertura degli impianti sciistici». —
 

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