Meno ospiti e più personale: conti in rosso per le rsa del Bellunese

Case di risposo in crisi da Belluno ad Agordo, da Borgo Valbelluna a Cortina Battocchio: «Colpa del virus, è la prima volta che succede in 15 anni»

BELLUNO. Bilanci in rosso per le case di riposo bellunesi a causa dell’emergenza Covid-19. Anche se non tutte le strutture per anziani hanno iniziato a fare i conti, la prima ondata epidemica ha lasciato una situazione a dir poco pesante.

A Borgo Valbelluna, dove le rsa sono tre (Mel, Trichiana e Lentiai), due delle quali alle prese in primavera con un focolaio importante, la perdita si aggira attorno ad alcune centinaia di migliaia di euro. «È la prima volta in 15 anni che avremo un bilancio in perdita, colpa degli eventi Covid, che hanno incisto pesantemente sui costi», precisa il direttore dei centri di servizi Paolo Battocchio.

«Da un lato abbiamo avuto una riduzione dei ricavi, perché sono diminuiti gli ingressi di ospiti da marzo a giugno. E anche se in estate c’è stata una graduale ripresa degli accessi, le case di riposo sono costrette a tenere 3-4 posti liberi per consentire le eventuali procedure di quarantena», sottolinea il direttore, che poi aggiunge: «Il secondo fattore che ha influito sulle perdite riguarda l’epidemia scoppiata tra aprile e maggio nelle rsa di Mel e Trichiana".

La presidente di Asca di Agordo, Mariachiara Santin

"Per far fronte all’emergenza abbiamo dovuto sostituire il personale contagiato, assumendo personale sottoscrivendo convenzioni. Operazioni che hanno portato a un significativo aggravio dei costi».E cosa dire delle maggiori spese dovuto all’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di strumenti di sanificazione? «Solo per le nostre strutture parliamo di spese superiori ai 100 mila euro», sottolinea Battocchio.

Il direttore è ora al lavoro per stabilizzare la situazione economica, «anche se le condizioni in cui ci troviamo, non ci permettono di avere garanzie in tal senso. Comunque, grazie all’arrivo di contributi dallo Stato e dalla Regione, possiamo pensare di abbattere una parte del deficit. Per il resto c’è il Comune, che è pronto a supportarci».

Anche ad Agordo si stanno studiando i conti. «In questi giorni stiamo raccogliendo i dati», sottolinea la presidente di Asca, Mariachiara Santin.

«Purtroppo, oltre ai costi aggiuntivi per l’acquisto dei presidi sanitari, ci sono stati più elementi che si sono incrociati: da un lato l’emergenza Covid ci ha costretto a tenere libere delle stanze, dall’altro abbiamo dovuto contenere i nuovi ingressi per garantire al personale presente un carico di lavoro adeguato. Comunque», taglia corto Santin, «visto l’arrivo della seconda ondata pandemica, direi che è presto per dare dei numeri sui conti di fine anno», taglia corto Santin.

A spanne, alla Gaggia Lante di Belluno, manca almeno un centinaio di migliaia di euro di entrate: «Ma stiamo prendendo in mano di nuovo i conti, anche perché la somma prevista dalla Regione come ristoro dei bilanci delle rsa, potrebbe scendere dai preventivati 191 mila euro a circa 102 mila. Una somma che comunque aiuterà le nostre casse», sottolinea l’amministratore unico di Sersa, Paolo Santesso. «Il nostro disavanzo è stato causato dai minori ingressi di ospiti, ma anche dalla turnistica del personale più impegnativa. Da marzo, infatti, ci sono più volontari in struttura che ci aiutano a dare da mangiare agli ospiti».

«Se dalla prima ondata epidemica siamo usciti con un deficit di 84 mila euro», dice Daniele Galantin, della Fondazione della rsa di Ponte nelle Alpi, «per colpa del focolaio scoppiato in autunno ci saranno costi aggiuntivi».

Gli fa eco l’amministratore unico della rsa Majoni di Cortina, Paolo Stocco. «Sicuramente ci saranno ripercussioni economiche per qualche centinaia di migliaia di euro, ma non abbiamo ancora il polso della situazione, anche perché nell’ultimo mese siamo stati impegnati a gestire l’emergenza che ci ha colpiti». —
 

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