Alpago, inanellamento degli uccelli: schedati 4 mila esemplari

Conclusa dopo due mesi la campagna di catture dei volatili migratori: lo studio scientifico serve a ricostruire le rotte di spostamento 

ALPAGO

Si è conclusa, dopo due mesi, la stagione dell’inanellamento degli uccelli migratori sul Monte Pizzoc, sopra l’altopiano del Cansiglio.


«I risultati ci sono stati», fa sapere Andrea Favaretto, responsabile della campagna, «con più di 4000 esemplari inanellati, ben 65 specie diverse e una media di individui di 80 al giorno. Gli ultimi 15 giorni sono stati molto intensi e belli, con molte giornate sopra ai 200 individui e il record stagionale oltre i 35».

Le specie più catturate sono state nell’ordine il regolo (quasi 800 esemplari), il pettirosso, il codirosso spazzacamino, il fringuello e il lucherino.

Ma è stata un’ottima stagione anche per lo spioncello e soprattutto per la pispola, che da due anni era praticamente assente sul valico.

«Non sono mancate le soprese, come la cattura del regolo svedese, o di un picchio nero e di un codirosso spazzacamino inanellati da noi due anni orsono, o della starna o della quaglia. Su tutte, segnaliamo la prima cattura in assoluto per il Veneto del prispolone indiano, specie che nidifica nelle foreste aperte della Siberia e che abitualmente sverna nel sud dell’Asia. Qualche individuo accidentalmente visita l’Europa occidentale, e qualche cattura di questa specie è stata fatta in Italia, anche all’interno del Progetto Alpi, ma è la prima colta da noi», informa Favaretto. «E poi la prima cattura dell’ormai leggendario codazzurro, al terzo anno consecutivo nelle nostre reti».

Alcune specie invece sono state molto scarse, come il tordo bottaccio, il merlo e la tordela. La campagna è stata possibile grazie all’associazione Libera caccia, ai carabinieri forestali del Nucleo biodiversità per il supporto, e all’Istituto Ispra. Numerosi anche i volontari che hanno contribuito alla campagna.

L’inanellamento scientifico permette di ricostruire i viaggi di uccelli inanellati ci consente di definire le loro rotte di migrazione e le aree di sosta, fornendo così informazioni di base per pianificare sistemi integrati di aree protette.

Altre informazioni che scaturiscono dalle ricatture e dalle segnalazioni includono parametri di popolazione (ad esempio le stime di sopravvivenza, successo riproduttivo) i quali sono essenziali per determinare le cause dei mutamenti nelle dimensioni delle popolazioni. —

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