Messner: «In montagna andateci pure ma rispettare le regole, o addio Natale»

L’alpinista altoatesino apprezza l’ordinanza di Zaia e considera indispensabile la zona rossa decisa da Kompatscher

BELLUNO

«Non vogliamo rinunciare al Natale? Rinunciamo, allora, ai comportamenti cafoni: non andiamo a camminare in montagna in gruppo e portiamo la mascherina, a portata di bocca e di naso, anche quando si cammina».


Chi parla è Reinhold Messner, un grande alpinista ma anche un grande esploratore, che sul monte Rite, sopra Cibiana, gestisce il “Museo fra le nuvole”.

Una passeggiata sul Rite, dove è ancora aperto il rifugio, oggi la farebbe?

«Certo. Non la vieta neppure l’ordinanza di Zaia, che ho trovato correttissima. Il divieto riguarda gli assembramenti».

Non è esagerato?

«No, anch’io ho visto immagini poco rassicuranti dello scorso fine settimana. In montagna si può salire, ma in due, congiunti. Qualche amico si vuole aggiungere? Ma a debita distanza, senza fare gruppo».

Lei, in tante sue imprese, era refrattario all’uso della mascherina…

«Quella dell’ossigeno, in quei casi. No, adesso la protezione la porto sempre, a meno che non mi trovi in casa. Anche nelle escursioni in quota è opportuno averla a portata di bocca e di naso, in modo da tirarla su se si incrocia qualche escursionista. La stagione è avanti, ma constato con piacere che molti camminano in montagna».

Lei ha fatto l’esperienza della quarantena.

«Sì, in primavera, durante il primo lockdown. L’ho fatta a Monaco, di ritorno da una missione in Africa. Credetemi, è stata dura, anche se sopporto l’isolamento con quanta più serenità possibile».

È dura anche la stretta che Arno Kompatscher, presidente della Provincia di Bolzano, ha dato all’Alto Adige, senza peraltro chissà quali proteste.

«La zona rossa, almeno da noi, era ed è indispensabile – anzi, andava introdotta prima –, se vogliamo tentare di aprire a Natale. Voi in Veneto, con Zaia, non siete stati da meno, anche se fino ad oggi non avete avuto bisogno della clausura totale. Ritengo, tuttavia, che sarà difficile uscirne presto» .

Il Natale, insomma, lo trascorreremo solo in famiglia, senza amici?

«Per come sono i dati di oggi, è già molto se riusciremo a festeggiare il Natale con i nostri cari più vicini».

Kompatscher ha ordinato il tampone di massa, nei prossimi giorni. Anche lei si sottoporrà a questa verifica?

«L’ho già fatto e lo rifarò. Bisogna essere responsabili e mettersi a disposizione se vogliamo garantire la salute pubblica. Kompatscher testerà 350 mila residenti. Non sono tutti, ma una parte consistente. Per incominciare va bene così».

Il mondo dello sci è in fibrillazione. Salterà quasi sicuramente il ponte dell’Immacolata e di sant’Ambrogio. Chissà se sarà pronto per il 18 dicembre, data da molti ipotizzati. Lei ha chiusi i suoi musei, 200 mila visitatori l’anno. È preoccupato per una possibile crisi economica?

«Ritengo che sarà un grande problema tenere aperti gli alberghi e i ristoranti, in una situazione come questa. Abbiamo molti lutti e stiamo affrontando una situazione sanitaria più difficile ancora di quella del primo lockdown. Stiamo però anche correndo il rischio di perdere la capacità di sopravvivere economicamente e questo sarà un peso per molti italiani. Alcuni perderanno il lavoro. Dopo potremo anche pensare di aprire gli alberghi, ma senza clienti questo non potrà pagare i dipendenti. Proprio per questo invito alla massima responsabilità: non è indispensabile, ad esempio, fare gruppo all’aria aperta».

Riesce ad immaginarsi il post covid?

«Ritengo che saranno anni molto difficili perché lo Stato non percepirà più le tasse attese. Tanti immaginano un dopo virus dove tutto riprenderà come prima, ma si accorgeranno che non sarà così e che mancheranno i mezzi per sanarci velocemente. Noi dovremo imparare a rinunciare e dovremo ricominciare quasi come dopo la seconda guerra mondiale».

Lei solitamente è un inguaribile ottimista. L’alpinismo, praticato come il suo ai massimi livelli, l’ha sempre portata guardare avanti con fiducia. Questa volta, invece?

«Sono convinto che tutto ci farà tornare indietro di anni. Forse questo shock avrà i suoi lati positivi, ma per molte persone, questa economicamente sarà la fine». —
 

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