Industria dello sci a rischio default: previste perdite di oltre 200 milioni

Il contagio cambia le stime fatte dall’osservatorio Skipass. Quasi azzerati gli stranieri, danni pesanti sull’indotto

BELLUNO

Ben che vada, l’industria dello sci, in provincia di Belluno, perderà quest’inverno 30 milioni, se il decremento sarà del 50%, 42 milioni se toccherà il 70%. Il fatturato delle 19 società della montagna veneta, che gestiscono insieme 80 impianti, è infatti di 60 milioni. Però c’è l’indotto, che moltiplica per 7 questo valore. Il fatturato complessivo, dunque, oltrepassa, i 400 milioni, per la precisione 420. La perdita, nel caso della stima del 50% è di 210 milioni, nell’ipotesi del 70%, è di 294 milioni.

Neppure un mese fa, a fine ottobre, per la stagione invernale le previsioni e gli indicatori di Skipass Panorama Turismo12 non stimavano scenari così catastrofici. Il fatturato complessivo (nazionale) scivolava a quota 6 miliardi e 42 milioni di euro, segnando una riduzione di ben 2 miliardi 666 milioni, con un decremento totale del -30,6%.

«Un dato pericoloso», commentava Massimo Feruzzi, responsabile dell’Osservatorio dell’agenzia, «per la sopravvivenza stessa di questo importante settore dell’economia turistica nazionale. Se compariamo il dato previsionale di fatturato del prossimo inverno con il consuntivo di due anni fa (stagione 2018/2019), la riduzione di fatturato complessivo è pari al -42%. Per quanto riguarda gli arrivi, si prevede un decremento pari al -31,9%, mentre con riferimento alle presenze gli indicatori segnano un -33,1% (italiani a +6,6% e stranieri a -72,8%). A 2 miliardi 584 milioni ammonterebbe, secondo le previsione di fine ottobre, il fatturato del sistema ospitale nella sua complessità di strutture ricettive alberghiere ed extraalberghiere (alberghi, villaggi, B&B, residence, baite, agriturismi, case vacanza, alloggi in affitto, etc.), con decremento del -31,1% rispetto all’anno scorso. Il fatturato dei servizi quali noleggio attrezzature, maestri di sci, skipass ed impianti di risalita vari, etc., vale a dire i servizi collegati alla pratica delle discipline sportive sulla neve, risulterebbe di 2 miliardi 841 milioni, con un decremento limitato al 27%. Di 452 milioni l’ulteriore fatturato generato da altri servizi quali ristorazione, commercio, attività ricreative e di divertimento; decremento del 42,3%».

Con novembre il contagio ha cambiato tutto e la preoccupazione degli impiantisti, e in quella parte dell’indotto che li segue, è di dover trascorrere il Natale, il Capodanno e perfino l’Epifania al buio. Dipenderà dal temuto lockdown generalizzato e dalle linee guida attese per giovedì dal confronto con il Comitato tecnico scientifico.

Nel frattempo le ultime prenotazioni vengono disdette. Salvo casi particolari, come a Cortina, dove alcuni alberghi confermano l’apertura per il lungo ponte di Sant’Ambrogio e dell’Immacolata, disponendo di una rassicurante quota di prenotazioni. Le destinazioni che soffriranno di più – avverte l’Osservatorio di Skipass Panorama Turismo12 - saranno quelle che hanno sempre segnato un alto indice di internazionalizzazione.

Tra queste, gli indicatori più negativi ricadranno su quelle località che – da sempre – ospitano in prevalenza gruppi provenienti da Paesi quali la Gran Bretagna, la Russia, il Belgio, i Paesi Scandinavi, il Benelux ed i Paesi dell’Est Europa. Considerando inoltre gli indici di crescita esponenziale che avevano fatto registrare negli ultimi anni i turisti provenienti da Repubblica Ceca e Polonia, e la loro forte incidenza nei periodi di bassa stagionalità (quindi inizio dicembre, post festività natalizie e febbraio), la loro mancanza sarà gravissima e difficilmente ripopolata da turisti italiani.

«Emerge così una situazione a dir poco paradossale: vi saranno località che potrebbero aprire “a rubinetto”, quindi solo in occasione delle festività (15 giorni per le festività natalizie e nel periodo di Carnevale) e durante i week end, rimanendo in stand by negli altri periodi», informa l’Osservatorio.Si prevede che il livello di internazionalizzazione registrato nella passata stagione invernale (54,3%) si riduca di quasi 40 punti percentuali, portando la quota di presenze straniere al 14,8% del totale delle presenze, a livello nazionale.

I turisti stranieri provenienti da Paesi collegati con mezzi collettivi sono tutti bloccati: le sole prenotazioni esistenti fanno riferimento ai mesi di febbraio e marzo 2021, ma sono anch’esse in una sorta di limbo. Pochissime le richieste di informazioni, nulle – allo stato attuale – le prenotazioni. Attualmente, coloro che mantengono fede alla prenotazione per tale periodo sono coloro che hanno alloggi indipendenti, mentre si manifesta già che il 27,8% delle prenotazioni nelle strutture alberghiere – nel periodo 13/23 ottobre – sia stata spostata più avanti, in prevalenza a febbraio. —

 

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