Belluno, tremila stagionali rischiano posto e sussidi

Albergatori e categorie preoccupati dell’ipotesi di slittamento della stagione invernale. E c’è chi chiede riqualificazioni

BELLUNO. Sono circa 3 mila i lavoratori stagionali che rischiano, in buona parte, di rimanere parzialmente disoccupati quest’inverno.

Tanti di loro avrebbero dovuto essere stati già assunti per la preparazione delle piste se le temperature avessero permesso di fare la neve. E se non ci fosse stato il Covid a riemergere così prepotentemente che solo oggi, 19 novembre,  il Comitato tecnico scientifico specificherà le linee guida per quando e come gli impianti si riapriranno.


«Con l’ipotesi di uno slittamento dell’inizio della stagione invernale migliaia di lavoratori» afferma Stefano Calvi, segretario della Fisascat Cisl «rischiano di rimanere senza nessun supporto economico, con le attuali regole ogni lavoratore può godere di una copertura dell’ammortizzatore (Naspi) pari alla metà di quello che ha lavorato».

Nella sostanza ogni dipendente deve lavorare almeno 8 mesi ogni anno per poter avere la copertura dell’anno, maturando 4 mesi di diritto all’ammortizzatore, questo equilibrio è già precario in condizioni normali di stagionalità.

«Ora con tutte le varie ipotesi che si sentono di uno spostamento dell’inizio stagione invernale e comunque di una forte flessione del turismo straniero, i rischi si fanno sempre più concreti» sottolinea Calvi «Senza considerare il probabile abbandono del settore di migliaia di addetti specializzati, cuochi camerieri, manutentori e addetti degli impianti a fune, creerà un danno incalcolabile in termini organizzativi».

Se tutto va bene, gli impianti riapriranno alla vigilia di Natale, la maggior parte degli alberghi pure. Solo alcuni, a Cortina, saranno attivi già per Sant’Ambrogio e l’Immacolata.

Si pensi che a Cortina l’inizio stagione doveva essere il prossimo 18 novembre. L’inverno scorso, quello dello sci, si era interrotto l’8 marzo, con più di un mese di anticipo, in alcuni casi due. L’estate ha garantito agli stagionali due mesi circa. Da qui la preoccupazione del sindacato, oltre che dei lavoratori.

Gli albergatori stessi sono decisamente allarmati. «Tanti colleghi» ammette Walter De Cassan, presidente di Federalberghi «sono in difficoltà perché non hanno le condizioni per poter assumere comunque i loro collaboratori, privi della certezza che da una certa data la stagione possa incominciare. Tutti hanno la volontà di aprire prima di Natale, ma fino a che non arriverà questa sicurezza, le assunzioni non si faranno».

In difficoltà soprattutto gli stagionali dei grandi alberghi, con clientela straniera, che al momento non sanno neppure se riapriranno. Analoghe difficoltà per chi si avvale di personale proveniente dai Paesi dell’est: i confini sono sostanzialmente chiusi.

«È chiaro, in ogni caso, che in presenza di arrivi ridotti dal 50 all’80 per cento, tanti nostri collaboratori» conclude il presidente De Cassan «dovranno purtroppo aspettare il prossimo turno». Un’attesa snervante, fra l’altro. «In previsione dei Mondiali di sci e delle future Olimpiadi ritengo» aggiunge Calvi «che insieme a i grandi investimenti in infrastrutture e strutture sia giunto il momento di credere anche su chi ci lavorerà, potremmo cogliere l’opportunità di questo momento per creare dei percorsi virtuosi di specializzazione e aggiornamento, remunerati durante i periodi non coperti, accessibili da tutti i dipendenti, cogliendo due obbiettivi con un’unica azione».

In provincia di Belluno ci sono già le competenze ed i mezzi per organizzare un’azione di riqualificazione del settore di questa portata, tramite gli enti bilaterali di settore, per un’azione di questo genere le energie disponibili non saranno sufficienti ma ci dovranno essere le dovute coperture economiche.

«Questo appello naturalmente è rivolto a tutti i nostri politici locali, nazionali e regionali perché grazie ad un supporto forte della politica si riesca a modificare le regole dell’Inps e a creare nuovi percorsi virtuali per una crescita professionale del settore del turismo fino a portarlo ad essere ancora un settore lavorativo attraente e conveniente per chi ci lavora e volano di crescita economica e sociale della nostra Provincia». —


 

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