«Aprire a Natale? La vedo difficile». Stagione dello sci appesa ad un filo

Province e Regioni con colori diversi, caroselli impossibili. Nella bozza delle linee guida, tetto agli skipass giornalieri 

BELLUNO. La stagione dello sci non solo si allontana, ma diventa impraticabile, con Regioni e Province di colori diversi.

Altro che caroselli


Il circuito del Sellaronda è impossibile fino a che l’Alto Adige rimarrà zona rossa e Veneto e Trentino saranno gialle. Se poi diventassero arancioni, a Cortina potranno sciare solo i cortinesi, ad Arabba i fodom, ad Asiago neppure gli appassionati di tutto l’Altopiano. Ecco perché il Circo Bianco sta tremando. Non solo per l’impossibilità di fare la neve o per i vincoli alla gestione in sicurezza degli impianti. Ma per l’andamento della pandemia, i Dpcm e le ordinanze sulla classificazione delle zone a rischio.

«Aprire per Natale? La vedo molto dura» spiega Valeria Ghezzi, presidente nazionale dell’Anef (gli impiantisti) «anche perché dobbiamo mettere in sicurezza le persone che sciano e garantire tranquillità nei soccorsi: impossibile con gli ospedali al collasso. Certo, se non apriremo prima di Natale, come impianti a fune e quindi a cascata tutta la filiera della montagna, la perdita sarà del 70% ma ipotizzare una cifra per il comparto montagna ora è impossibile». I gestori degli impianti si stanno rassegnando al posticipo dopo l’Epifania, in gennaio. Qualcuno si ostina a sperare, come a Cortina, per il 18 dicembre.

«In caso di apertura prima di Natale bisogna auspicare almeno la mobilità tra regioni ma verrebbero a mancare gli stranieri» aggiunge Ghezzi. «Aperture regionali? Forse Veneto, Piemonte e Lombardia potrebbero aprire e limitare le forti perdite con i loro residenti».

Ma il sistema veneto è molto interconnesso. Se il Trentino (o il Veneto) diventasse arancione, i 12 km della pista della Marmolada si spezzerebbero, così pure la ski area del Pellegrino, per non dire del Pordoi e di Arabba. In ogni caso, quando gli impianti apriranno, i gestori dovranno osservare il “tetto” fissato dal Comitato tecnico scientifico.

Le misure

Eccoli qui, infatti, i primi vincoli, le linee guida che saranno portate in Conferenza delle Regioni lunedì per essere poi sottoposte al Governo e al Cts. Sulle piste – anticipano le bozze - «è necessario limitare il numero massimo di presenze giornaliere mediante l’introduzione di un tetto di skipass giornalieri vendibili, determinato in base alle caratteristiche del comprensorio sciistico, con criteri omogenei per Regione o Provincia Autonoma o comprensorio sciistico da definire successivamente».

E ancora: nel caso delle seggiovie, portata massima al 100% della capienza del veicolo con uso obbligatorio di mascherina chirurgica eventualmente utilizzata inserendola in strumenti (come fascia scalda collo) che ne facilitano l’utilizzabilità. Per le cabinovie, riduzione al 50% della capienza massima ed uso obbligatorio di mascherina chirurgica, ancorchè inseribile nella fascia scalda collo.

Per le funivie è prevista la riduzione al 50% della capienza, con uso obbligatorio di mascherina chirurgica (magari in fascia scalda collo). Per la discesa a valle - prosegue la bozza - in caso di eventi atmosferici eccezionali, per evitare o limitare assembramenti di persone nelle stazioni a monte, è consentito per il tempo strettamente necessario l’utilizzo dei veicoli a pieno carico, sempre con mascherina chirurgica.

Le bozze mantengono la chiusura degli impianti nelle zone rosse agli sciatori amatoriali e in quelle arancioni attivi ma con riduzione del 50% di presenze rispetto alla portata nelle funivie e cabinovie. Tra le misure anticovid le società hanno potenziato gli acquisti online e la possibilità di ritiro degli skipass al di fuori degli uffici, evitando code e assembramenti alla cassa, o direttamente in albergo. Prevista inoltre la «skiers map», che darà la possibilità all’utente di visualizzare la frequenza di sciatori agli impianti di risalita. In questo modo lo sciatore potrà scegliere il momento meno affollato per accedere agli impianti di risalita.

Le perdite

Ma le perdite, purtroppo, comunque ci saranno. Meno 70% di fatturato, ovvero un rosso di quasi 8,5 miliardi di euro. È quanto rischia di perdere il mondo che ruota intorno al turismo invernale. Una fetta di economia che lungo tutto l’arco alpino ha un peso economico tra i 10 e i 12 miliardi di euro tra diretto, indotto e filiera e che dà lavoro a circa 120mila persone. In provincia di Belluno si stima che la perdita possa oscillare fra i 200 milioni (se le presenze saranno dimezzate) ed i circa 300, nell’ipotesi del 70% in meno di fatturato.

La neve

Si insiste a fare neve, anche se le temperature non sono ancora basse. Cannoni al lavoro ad Arabba e sul Faloria, dove la pista dei Tondi il 12 dicembre ospiterà a porte chiuse i campionati Mondiali di Snowboard. —
 

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