Auronzo, la scommessa è riportare il Giro sui tornanti verso le Tre Cime di Lavaredo

Il vittorioso arrivo di Vincenzo Nibali in maglia rosa sul traguardo delle Tre Cime alla fine della durissima tappa sotto la neve del 2013

Il vicesindaco Zandegiacomo Seidelucio: «La richiesta alla Regione è partita, ora attendiamo la decisione di Rcs»

AURONZO. Nella prossima primavera, il Giro d’Italia potrebbe tornare su uno dei traguardi di maggior fascino e durezza delle Dolomiti, ovvero le Tre Cime di Lavaredo.

Sul tavolo di Mauro Vegni, direttore della “corsa rosa”, c’è anche il progetto per un traguardo ai 2. 333 metri del rifugio Auronzo.


Lo conferma il vicesindaco del capoluogo della val d’Ansiei, Enrico Zandegiacomo Seidelucio.

«Abbiamo fatto richiesta alla Regione Veneto di ospitare una tappa del Giro», conferma l’amministratore, «certezze al momento non ce ne sono ma il passo ufficiale lo abbiamo fatto e siamo pronti a livello organizzativo e logistico. Il 2021 sarebbe una data di grande impatto, per il nostro territori ma per tutte le Dolomiti bellunesi: il prossimo anno, infatti, a Cortina si svolgeranno i Mondiali di sci e Auronzo sarà la “Città europea dello sport”. Il Giro sarebbe un’ulteriore occasione per promuovere a livello internazionale le nostre montagne. Nella Regione abbiamo trovato un interlocutore molto interessato al progetto», dice ancora Zandegiacomo, «adesso, però, toccherà a Rcs (l’organizzazione che ha in mano il Giro e le maggiori corse professionistiche italiane, ndr) fare le proprie valutazioni e decidere. Noi siamo disponibili e pronti. E, se proprio non dovesse essere per il 2021, per noi andrà benissimo anche nel 2022».

Se si concretizzasse il progetto dell’amministrazione comunale auronzana, quello al rifugio Auronzo sarebbe l’ottavo arrivo nella storia della corsa rosa. Arrivo terribile, quello alle Tre Cime: una salita che, da Misurina, ha 7. 2 chilometri di sviluppo e 576 metri di dislivello, con una pendenza media dell’8 per cento.

Le difficoltà vere sono nella seconda parte, da quando, dopo la sbarra del pedaggio, in zona malga Rin Bianco, l’ascesa (4 chilometri) ha una pendenza media addirittura dell’11. 7 per cento, con punte del 19. La prima volta del rifugio Auronzo fu nel 1967: era l’8 giugno, in maglia rosa c’era il trevigiano Silvano Schiavon e si correva la Udine – Tre Cime. A vincere fu Felice Gimondi con una manciata di secondi sul “cannibale” Eddy Mercx e su Gianni Motta.

La tappa però fu annullata a causa del numero eccessivo di spinte che i corridori ricevettero. Tutto regolare, invece, l’anno successivo, in occasione della Gorizia-Tre Cime di Lavaredo, con la vittoria di Merckx che, oltre al successo di tappa, quella volta si prese anche la maglia rosa (sfilandola dalle spalle di Michele Dancelli); maglia che poi conservò fino alla fine. Vittoria spagnola, invece, nel 1974: davanti a tutti nella Pordenone – Tre Cime fu Josè Manuel Fuente.

Ma quel giorno è rimasto nella storia per l’attacco che il giovanissimo Giovanbattista Baronchelli portò alla maglia rosa Merckx: “Gibì”, che sarà secondo al traguardo, partì subito dopo Misurina (confesserà di aver sbagliato i tempi) e fece tremare il grande Eddy che però, nell’ultimo chilometro, riuscì a recuperare e a conservare le insegne del primato per appena 12”, il distacco che mantenne su Baronchelli fino alla fine del Giro.

Il Giro tornò al rifugio Auronzo venerdì 5 giugno 1981, con la San Vigilio di Marebbe – Tre Cime: grandi protagonisti gli svizzeri della Cilo Aufina Beat Breu e Joseph Fuchs, primo e secondo. Terzo fu Giovanni Battaglin: per il vicentino fu una giornata di gloria perché prese la maglia rosa che portò trionfalmente fino all’apoteosi di due giorni dopo all’Arena di Verona.

Otto anni dopo, nel 1989, si corse la Padova – Tre Cime e a vincere fu il colombiano “Lucho” Herrera. Nel 2007, invece, la Trento – Tre Cime vide il successo di Riccardo Riccò davanti al compagno di squadra Leonardo Piepoli. Nel 2013, infine, giornata di spettacolo assoluto nella Silandro – Tre Cime, penultima tappa, con Vincenzo Nibali a vincere, in maglia rosa, sotto una fitta nevicata e sigillare così il suo primo Giro.

«Sarebbe bellissimo poter avere un altro arrivo, e sarebbe bello riuscire ad avere anche la partenza il giorno successivo da Auronzo, come già accaduto in passato», dice ancora Enrico Zandegiacomo. «Il ciclismo è una vetrina importante per le nostre montagne. Oltre al Giro stiamo lavorando anche per portare quassù, in sinergia con Comelico Superiore, una delle corse nuove del ciclismo professionistico: la Adriatica Ionica race». —

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