L'Associazione Dafne: "Non lasciamo soli i bambini in questo momento di fragilità"

BELLUNO. Il 20 novembre si celebra la giornata della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia e l'Associazione Dafne ricorda l'importanza di proteggere i più piccoli.
 
"Siamo nell’anno del COVID-19, dei protocolli per l’emergenza sanitaria ed è
urgente parlarne ai nostri figli, rispettando il loro diritto di essere
adeguatamente informati. Noi adulti abbiamo la responsabilità di
proteggerli dall’angoscia: dobbiamo trasmettere con un linguaggio
appropriato alle età messaggi chiari di come attenersi alle regole per
mantenerci tutti al sicuro. Il loro comportamento sociale dipende dal
nostro esempio.
 
Asili nido, scuole, servizi educativi chiusi, sospensione
delle attività all’aperto sono misure ritenute necessarie per contenere la
pandemia, ma quali effetti hanno sui nostri figli? È pensabile che le
limitazioni alla vita sociale li abbiano resi particolarmente vulnerabili.
Quali le conseguenze per quei minori appartenenti a famiglie fragili, dove
forti pressioni, lo stress e l’insicurezza aumentano le probabilità di casi di
violenza domestica.
 
Lì i bambini ne sono travolti e lasciati soli, con gravi
ripercussioni sul loro sviluppo psicofisico e scarsa possibilità di essere
protetti. Mai come ora la casa è il luogo più pericoloso. Vittime dirette di
violenze o vittime di violenza assistita, che costituisce il volto nascosto
della violenza di genere. È facile dimenticarsi di loro quando si affronta il
tema della violenza sulle donne, violenza che si ripercuote su di loro, sulle
loro certezze, sul loro mondo emotivo, affettivo, sul loro immaginario di
essere futuri adulti, futuri genitori.
 
Sappiamo che “in tempi normali” la
percentuale dei casi di violenza intrafamiliare sui bambini che emerge è
bassissima, e viene rilevata grazie ad adulti attenti che sanno cogliere
segni e messaggi non verbali del loro disagio e delle loro sofferenze. Solo
così si possono aiutare.
 
Oggi come aiutarli? Noi confidiamo negli
insegnanti, che sanno offrire loro gli strumenti per dare voce a difficoltà
emotive, paure, ma anche speranza, fiducia, capacità di elaborare forme
di resilienza. Hanno gli strumenti per suggerire strategie che permettano
di esprimersi liberamente e di sentirsi ascoltati. Siamo fatti di emozioni ed
è imperativo saperle riconoscere in sé stessi e negli altri. E lo fanno i
nostri insegnanti…con i libri illustrati i più piccoli imparano a riconoscere
le emozioni attraverso i colori; con i più grandi le emozioni si possono
fermare su una specie di diario di bordo, uno spazio dove le parole
traducono e trasmettono pensieri; e poi gli adolescenti, che hanno spazi
nell’universo informatico, in cui viaggiano le loro passioni, le paure, i
sogni, la traccia di quotidianità comuni.
 
Dipenderà dal lavoro degli
educatori se nell’oceano di queste emozioni i pari età saranno capaci di
tendere una mano verso chi corre il rischio di annegare e chiedere aiuto
per lui/lei".
 

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