Cannoni al lavoro sulle Dolomiti con il timore di arrivare all’Epifania

Lunedì sarà più chiaro il quadro delle aperture degli impianti di sci per la stagione invernale, dopo i vertici previsti a Roma 

CORTINA. I cannoni sparano neve dappertutto, dal Col Margherita a Padola, da Alleghe e dalla Val Zoldana a Misurina, da Arabba a Cortina. Ma l’apertura delle piste?

I gestori sperano per il 18 o 19 dicembre. Hanno tuttavia la sensazione che si vada al “Natale russo”, intorno all’Epifania, nella speranza che arrivino per quei giorni anche gli sciatori stranieri. Tutti, comunque, chiedono più certezze.


A cominciare da Valeria Ghezzi, presidente di Anef, che insieme a Marina Lalli, di Federturismo Confindustria, ha scritto una lettera al premier Giuseppe Conte e al ministro del turismo Dario Franceschini per sollecitare «un chiarimento urgente sulle reali possibilità di apertura nel periodo natalizio o immediatamente successivo e l’apertura di un tavolo di confronto permanente che ci consenta di definire insieme i prossimi passi pregandovi fin da adesso di considerare anche il nostro settore in uno dei prossimi provvedimenti di aiuto ai settori economici più colpiti».

L’occupazione

A Conte e Franceschini viene spiegato che il fatturato diretto è pari a un miliardo di euro con un indotto che genera, nel corso della stagione invernale, una cifra pari ad almeno ulteriori 6-7 miliardi. Il sistema occupazionale conta circa 15.000 dipendenti di cui solo un terzo a tempo indeterminato, 10.000 persone sono stagionali e come tali – avvertono Ghezzi e Lalli – rischiano di restare per quattro mesi senza reddito, senza cassa integrazione e senza Naspi. Gli occupati della filiera superano i 120.000 addetti e qui gli stagionali, anche ricorrenti, sono almeno il 75-80%. In provincia di Belluno, le persone occupate, direttamente e nell’indotto, arrivano quota 7 mila.

I cannoni

Ecco perché Ghezzi ha spiegato in un’intervista televisiva che – come peraltro pensano gli operatori bellunesi – «prenderci la responsabilità di non innevare è fermare l’economia del sistema montagna, degli impianti, dei negozi. Non ce la sentiamo». Da qui, dunque, la richiesta al Governo «che questo senso di responsabilità venga riconosciuto». Nell’attesa, appunto, si spara.

«La speranza è di aprire gli impianti sciistici attorno a metà dicembre. Stiamo cercando di regolamentare con protocolli d’intesa da presentare al Governo l’uso degli impianti di risalita e tutti i rapporti tra clienti e fornitori» assicura il presidente del comprensorio Dolomiti Superski, Andy Varallo.

Gli imprenditori

Il Dolomiti Superski con i suoi 1.200 chilometri di piste e 450 impianti di risalita è considerato il comprensorio sciistico più grande del mondo e interessa l’Alto Adige, il Trentino e il Veneto. Varallo è di Corvara. Al di qua del passo Campolongo abita ed opera Diego De Battista, a capo degli impianti di Arabba.

Non si sbilancia sulle date, anche se non nasconde la fiducia che il Natale si possa festeggiare sulla neve. «Il nostro primo impegno è fare la neve, in modo da essere pronti a partire da quando ci daranno il via» afferma. Vicepresidente regionale dell’Anef è in attesa, come il suo numero uno, Renzo Minella, di conoscere che cosa si deciderà domani mattina in sede di Conferenza Stato-Regioni, sulle linee guida per gli impianti. De Battista è fiducioso sul fatto che il Cts, all’esame definitivo, non imponga vincoli capestro.

Quale natale?

Natale cattolico o Natale ortodosso? È Alberto Dimai, presidente della Ista, la società che gestisce gli impianti e la ski area in Tofana, a Pocol e a Col Gallina, che si pone lui stesso la domanda, sperando che la risposta sia il 25 dicembre anziché il 7 gennaio.

«La prudenza è d’obbligo – riflette poi Dimai –, intanto aspettiamo lunedì per vedere che cosa accade a Roma. Nel mentre – aggiunge – approfittiamo dei pochi giorni di freddo per preparare le piste. È evidente che Cortina non vorrebbe rinunciare ad un Natale con gli sci. Ma molto dipenderà dall’evolversi della situazione sanitaria, non certo da noi».

Quanto alle misure allo studio, Dimai ritiene che il numero chiuso potrebbe essere un problema. Oggi come oggi, però. A Cortina, intanto, Gherardo Manaigo conferma che il suo Hotel de La Poste aprirà in ogni caso il 4 dicembre e non chiuderà prima di aprile inoltrato.

«Per gli alberghi non è indifferente la data di apertura degli impianti – sottolinea Sergio Pra, titolare di due hotel ad Alleghe e Caprile –. Perdere il Natale sarebbe un vero dramma. È importante, però, che intanto il Governo ci anticipi le linee guida per attrezzarci al meglio».

La società “Alleghe Funivie” si è già rivolta al sindaco De Toni perché chieda almeno una ventina di alpini in servizio per l’ordine pubblico all’ingresso degli impianti e delle piste. Gli alpini assicurano già la prestazione per il soccorso sulle piste. «Riteniamo che il problema del contingentamento sia il più delicato da affrontare e, pertanto, la presenza dei militari – spiega Pra – sarebbe rassicurante».

Venerdì si sono riuniti in videoconferenza i soci della “Drei Vinner” che gestisce gli impianti di Comelico Superiore e di Moso. Entro due settimane le piste saranno pronte, ma – si è detto – se non sarà possibile aprire per l’Immacolata, si faccia di tutto per attivarle tra il 18 ed il 19 dicembre.

Alcuni deputati di Forza Italia, intanto, si sono rivolti al premier Conte affinché “il Governo faccia in fretta a recepirne i contenuti, in modo che già nel prossimo decreto del Presidente del Consiglio trovi spazio un provvedimento finalizzato innanzitutto a consentire la mobilità in sicurezza fra le Regioni, nonché l’apertura delle stazioni sciistiche e degli impianti di risalita, la cui portata, poi, dovrebbe essere equiparata a quella del trasporto pubblico locale”.

Il tutto, con l’obiettivo di riattivare un circuito economico che in anni “normali” in Italia supera i 10 miliardi di fatturato e gli 11 milioni di turisti lungo tutto l’arco alpino, e non solo, con tutto ciò che ne consegue in termini di posti di lavoro. —

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