Virus in Casa di riposo a Cortina: «Preparazione e dispositivi anti Covid non sono serviti a salvarci»

Parla l’amministratore unico della Rsa, Paolo Stocco: «È stato tragico. Ci stiamo interrogando sull’adeguatezza degli strumenti»

BELLUNO. «È stata drammatica la situazione che abbiamo dovuto gestire da fine settembre fino ai primi di novembre. E la cosa peggiore è non essere riusciti a capire come il virus abbia potuto colpire in maniera così devastante la nostra struttura malgrado la formazione e i dispositivi di protezione».

L’amministratore unico della casa di riposo di Cortina, Paolo Stocco, passata la bufera che ha sconvolto la rsa portando a ben 18 decessi e al contagio di 48 ospiti su 58 e di oltre la metà della quarantina di dipendenti, ha deciso di raccontare quello che è successo.


Dottor Stocco ci racconta brevemente quei giorni terribili?

«Tutto è partito il 28 settembre quando una nostra dipendente che svolge attività di assistenza domiciliare è stata riscontrata positiva e quindi per noi è suonato il campanello d’allarme. Abbiamo iniziato a intensificare i controlli anche se non ci eravamo mai rilassati. Anzi durante l’estate ci siamo preparati per l’autunno perché sapevamo che sarebbe stato impegnativo, non solo per il Covid. Abbiamo ripensato il nostro modello organizzativo tanto che abbiamo chiesto di realizzare all’ex centro diurno un’area di isolamento con 3-4 stanze doppie e abbiamo incaricato un consulente di stendere il progetto. Abbiamo ordinato dei tamponi rapidi per i nuovi ingressi, che però devono ancora arrivare».

E poi cosa è successo?

«Dopo il caso dell’operatrice, abbiamo avviato i controlli su tutta la struttura trovando degli ospiti positivi. Però pensavamo che la cosa fosse finita lì, invece dal 2 al 7 ottobre ci siamo trovati con quasi tutti gli ospiti positivi e oltre la metà dei dipendenti. E di come sia potuto accadere non ci capacitiamo. Avevamo già fatto tesoro della prima ondata che aveva colpito un solo piano della rsa portando a tre decessi. Ma con nostro sgomento in pochi giorni ci siamo trovati con l’intera struttura contagiata, e persone positive anche in contesti che non avevano a che fare con l’assistenza, come ad esempio la segreteria. È stata durissima».

Le cifre del contagio nella vostra rsa sono state davvero tragiche .

«Non si riusciva ad arginare il contagio: molti degli ospiti sono finiti in ospedale, molti sono deceduti. Il momento più drammatico è stato quando si è contagiato più della metà del personale. Siamo ricorsi a operatori esterni, ma purtroppo anche buona parte di questi, dopo poco si sono infettati. È quindi grazie allo straordinario impegno del personale superstite che siamo riusciti a far fronte alla situazione. Molti dei nostri operatori e infermieri hanno deciso di vivere in struttura: per settimane non sono più tornati a casa, dimostrando grande senso di responsabilità di cui li ringrazio, come ringrazio tutto il resto dei dipendenti».

Era come vivere in trincea?

«Era come essere in guerra e la cosa più dolorosa è stato vedere i nonni morire o venire a sapere dalle famiglie che erano deceduti in ospedale, in solitudine. E questo è l’aspetto più tragico e drammatico di questa situazione».

Cosa ha scatenato questo contagio?

«Ce lo siamo chiesti e ce lo chiediamo ancora, perché abbiamo visto che tutta la preparazione e tutta l’attrezzatura che avevamo si sono rivelate inutili contro il virus. Ed è per questo che ci siamo interrogati anche sull’adeguatezza dei dispositivi di protezione che abbiamo, perché nonostante tutto ci siamo trovati inermi. Abbiamo dovuto fronteggiare da soli l’emergenza, con le forze residue che avevamo. L’Usl ci ha mandato per qualche giorno un paio di infermieri, mentre il comune ci ha fornito una foresteria nuova. Ed è stato importante perché pensavamo che la vecchia fosse ormai tutta contagiata».

Ora qual è la situazione?

«Gli ospiti sono tutti negativizzati e immunizzati e così buona parte degli operatori. E dopo questo dramma, diciamo che siamo in condizioni di riprendere tutte le nostre funzioni ordinarie. Stiamo pensando di prevedere per Natale degli incontri tra ospiti e parenti, e stiamo anche riprendendo nuovi anziani prediligendo se possibile quelli già negativizzati per attenuare altri rischi».

La prima e seconda ondata rischiano di incidere pesantemente sui bilanci.

«Non abbiamo ancora fatto i conti, ma siamo sull’ordine di diverse centinaia di migliaia di euro». —


 

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