Violenza di genere, la prevenzione funziona: trattati 280 casi

Polizia e carabinieri lanciano campagne di sensibilizzazione, ancora numerosi i maltrattamenti, le lesioni e gli stalking

BELLUNO. Sono quasi trecento i casi di violenza di genere trattati da carabinieri e polizia quest’anno. Dati stabili, rispetto allo scorso anno. Un centinaio i maltrattamenti, 45 gli stalking denunciati, ventuno le violenze sessuali. Un’attività incessante, quella delle forze dell’ordine, sia sul fronte della repressione che della prevenzione.

L’Arma

I carabinieri di tutte le stazioni della provincia si sono occupati, nei primi dieci mesi di quest’anno, di 215 casi: in maggioranza maltrattamenti (70) e lesioni personali (45), ma anche atti persecutori (38), violenze sessuali (14), revenge porn (2). Trattato anche un caso di prostituzione, quattro di atti sessuali con un minorenne, due di pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Quindici le misure cautelari eseguite: tre arresti domiciliari, un arresto, una libertà vigilata, nove divieti di avvicinamento e comunicazione, un obbligo di firma.

«Il nucleo investigativo effettua l’80% dell’attività per questo genere di reati», spiega il comandante del nucleo stesso, «ma quest’anno abbiamo inserito anche i casi trattati dalle altre stazioni del territorio». Che si sono attivate a seguito di segnalazioni, denunce, richieste di intervento, con personale specializzato e addestrato per fare le domande giuste in situazioni che più delicate non potrebbero essere.

Polizia

La seconda sezione della Squadra mobile della Questura nel 2020 si è occupata di 66 casi: 34 maltrattamenti (29 nel 2019), sette stalking (erano il doppio l’anno scorso), sette violenze sessuali (6 nel 2019). C’è stato un caso di adescamento di minori, uno di revenge porn. «Il lockdown ha comportato un calo delle segnalazioni nel mese di aprile», spiega il dirigente della Mobile, Jacopo Ballarin.
L’attività di prevenzione messa in campo sta funzionando: sono raddoppiati gli ammonimenti emessi dal Questore, «che negli atti persecutori servono per far desistere la persona che li mette in atto», evidenzia il dirigente dell’anticrimine Marco Dell’Arte. Ma funziona anche la rete che si è costruita negli anni per aiutare le vittime di violenza: la Polizia è intervenuta anche su segnalazione dell’ospedale o del medico di base per fermare condotte violente.

Il camper nei mercati

Hanno girato nove mercati della provincia, per avvicinarsi alle donne e far capire loro che si può uscire dalla violenza. La Polizia di stato continua la campagna di sensibilizzazione per contrastare la violenza di genere. Quest’anno con un camper attrezzato ad ufficio mobile nel quale le donne possono avere colloqui riservati con gli agenti. Per raccontare un’esperienza, chiedere consigli, anche denunciare un reato.
«Lo scopo è spiegare che esistono varie forme di violenza, e rispondere alle domande più frequenti», spiega l’ispettore capo Virna Triches. Cosa succede se denuncio il mio partner? Che protezione posso avere? Mi toglieranno i figli? Dubbi che tante donne manifestano, e a cui la Polizia risponde anche con un volantino che dà risposte chiare e rassicuranti. «Alcune donne hanno riferito di essere a conoscenza di situazioni critiche: abbiamo spiegato loro che possono attivarsi per aiutare le loro conoscenti in difficoltà», aggiunge la Triches. Il sommerso è ancora inesplorato, la speranza è che molte situazioni di abusi vengano a galla anche grazie alle donne che aiutano altre donne.

Rialziamoci insieme

Sono due le iniziative che vedono coinvolti i carabinieri. Da stasera la caserma di viale Europa sarà illuminata di arancione, il colore simbolo di un futuro senza violenze di genere. Inoltre in ospedale, negli studi medici, nelle scuole e in altri luoghi sensibili sarà affissa una locandina che trasmette un messaggio di speranza, fiducia e vicinanza alle donne vittime di violenza. La campagna si chiama “Rialziamoci insieme” e l’immagine raffigura il Maggiore Emanuela Cervellera, comandante della compagnia di Belluno, mentre tende la mano ad una donna. Segno che l’Arma può aiutare le vittime a rialzarsi. Lo scatto è della fotografa Eleonora Emmi. —
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