Piccoli negozi, lunghe code all’esterno: «La gente protesta, rischio chiusura»

Titolari alle prese con cartelli e avvisi per la clientela. Il panificio Bernardi: «Lamentele per le lunghe attese al freddo»

BELLUNO

Prime prove di restrizioni nei piccoli negozi ed è già esasperazione di commercianti e clienti. Al via le nuove norme introdotte dall’ultima ordinanza della Regione, tra le quali compare il divieto per i piccoli negozi fino a 40mq di ospitare più di un cliente per volta, così da ridurre al minimo il rischio di contagio, limitazione difficile da far digerire in provincia mentre ci si avvicina all’inverno. Ne sanno qualcosa titolare e dipendenti dei panifici Bernardi (26mq a Belluno e 70 a Bolzano bellunese) che ieri hanno applicato in anticipo le norme che sono diventate effettive per tutti da oggi.


«Abbiamo cominciato a limitare l’accesso a una sola persona già questa mattina (ieri per chi legge), perché sul momento non avevamo capito che l’obbligo sarebbe scattato da domani (oggi per chi legge): la gente non l’ha presa affatto bene, ci sono state proteste e lamentele per tutto il giorno», spiega Sabrina Bernardi, titolare dei panifici di Bolzano bellunese e piazza Piloni, «se in primavera e fino a pochi giorni fa le persone dimostravano collaborazione, questa nuova restrizione ha fatto andare molti su tutte le furie».

A fare innervosire i clienti è stata soprattutto l’attesa sul marciapiede antistante i due negozi; una sosta forzata che, è facilmente immaginabile, con l’avanzare dell’inverno e del freddo diventerà sempre meno digeribile: «Gli animi sono esasperati, c’è chi se l’è presa per il rischio di dover aspettare vicino alla strada e alle auto che passano e chi si è arrabbiato per il marciapiede malconcio, ma riguardo a queste cose possiamo veramente far poco come negozianti», continua Bernardi, «avevo anche pensato di installare dei funghetti per riscaldare chi è fuori in attesa, ma si rischia di creare ancora più assembramento». Oltre al pessimo avvio di questo nuovo regolamento, i commercianti puntano il dito contro le responsabilità introdotte dall’ordinanza, definite incompatibili con la vita quotidiana di un negozio, figuriamoci poi in una situazione così delicata di emergenza: «La cosa più assurda è che dovremmo essere noi a vigilare sul rispetto del distanziamento fuori dalle nostre attività, ma se sto lavorando all’interno come posso essere anche in strada a controllare?», conclude amara Bernardi, «è stata davvero una giornata difficile, tanto che sono arrivata a pensare di chiudere se la cosa dovesse diventare insostenibile. Questo è il momento per noi cittadini di venirci incontro, perché è una situazione davvero difficile per tutti».

All’ortofrutta La Mela, invece, il problema delle entrate regimentate sarà meno restrittivo, ma anche qui ci si arma di cartelli e pazienza per rendere il tutto il meno difficile possibile per la clientela: «Il mio negozio misura 80mq, quindi dovremmo poter gestire più agevolmente la clientela», spiega Andrea Dal Pont, «il problema vero è all’esterno, perché questa ordinanza prevede un controllo da parte nostra, con multe fino a 1000 euro per il cliente e per il titolare. O fai stazionare un vigile fuori da ogni vetrina o noi non possiamo far altro che mettere cartelli, chiedendo di stare larghi il più possibile durante l’attesa». —


 

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