Cortina, chiudere a Natale vuol dire perdere 7 milioni

È questo il valore dell’economia delle piste da sci e dell’indotto nella Regina Ghezze: «Noi non ci arrendiamo, abbiamo già iniziato a investire innevando»

CORTINA. Il Natale a Cortina vale tra i 6 ed i 7 milioni di euro. Come si fa a rinunciare alle piste da sci? Se lo chiede Enrico Ghezze, responsabile degli impianti di risalita del Faloria-Cristallo, annunciando che loro sono pronti ad aprire per il 20 dicembre.

«Noi non ci arrendiamo, faremo di tutto per poter aprire il 20 dicembre, abbiamo già iniziato a investire, innevando le piste e se non nevica, torneremo ad innevare artificialmente non appena si abbassa la temperature, già nel prossimo week end».


I costi ci sono, ma è anche vero che l’innevamento è irrinunciabile, specie in una stazione come il Faloria. E della neve, seppur’artificiale’hanno bisogno un po’tutti a Cortina.

«Il Natale senza sci dimostrerà come da questo settore dipende tutta l’economia della montagna» sottolinea Ghezze «il periodo delle feste natalizie, per gli impianti di risalita vale un terzo dell’intero fatturato della stagione invernale: per la sola Cortina si tratta di 6-7 milioni di euro e per l’intero Consorzio Superski, che va dalla provincia di Bolzano a quelle di Trento e Belluno, vale non meno di 150 milioni di euro».

L’ipotesi che va per la maggiore è che, garantita la sicurezza dagli assembramenti a Natale e Capodanno, il Circo Bianco possa rimettersi in movimento subito dopo l’Epifania.

Ma al riguardo Ghezze coltiva molte perplessità.

«Anche se si potrà aprire dal 10 gennaio, sarà una ripresa lentissima, visto che mancheranno le settimane bianche degli stranieri, tedeschi soprattutto, sui quali conta molto da sempre il Consorzio Superski. Quindi – afferma –, se decidono i ristori devono tenere presente che siamo parlando di cifre importanti: i ristori vanno bene, ma bisogna vedere quanto varranno e soprattutto quanto contano di darli. Sono infatti necessari tempi certi, perché con i bilanci siamo già con il fiato corto».

Va precisato, al riguardo, che la presidente di Confindustria Dolomiti, Lorraine Berton, ha già rivendicato, per conto dell’Anef e di altre attività dell’indotto, anche altre necessità: stop o almeno rinvio delle tasse, sospensione dei mutui, cassa integrazione.

Intanto, però, Ghezze mette le mani avanti. Avverte che «sul fronte dei ristori per fortuna sembra tramontata l’ipotesi che venissero dati solo alle imprese delle regioni in fascia rossa: devono valere per tutti perché il danno è uguale per gli impianti delle regioni gialle, arancioni o rosse».

E poi, aggiunge, non possiamo dimenticarci delle migliaia di nostri operai, la stragrande maggioranza dei quali è stagionale, e quindi non può contare su nessuna misura compensativa come la cassa integrazione. «A marzo – aprile l’avevamo anticipata noi, ma allora erano già assunti. Adesso, la situazione è ben diversa, e ben più grave» ricorda Ghezze.

Il responsabile dell’area ski Faloria Cristallo coltiva, in ogni caso, una forte preoccupazione. «La prima stazione sciistica dopo il confine con l’Austria è, Sillian a soli 50 chilometri da Cortina. Per questo è essenziale che ci sia una situazione omogenea in tutto l’arco alpino».

Su questa lunghezza d’onda si schiera anche Kristian Ghedina, il campionissimo della discesa. «O si fa lo stesso per tutti, o noi siamo più tonti degli altri. Servono regole uguali per tutti» avverte. A suo avviso, bisogna trovare, in ambito europeo, una soluzione comune. «Se chi ti governa non ti fa lavorare e dall’altra parte del confine invece sono aperti diventa un grosso problema. Considerate che Cortina fa il 35 per cento del fatturato annuale nei 15 giorni di Natale; i mondiali di sci sono a febbraio e ancora non sappiamo niente, e io sono testimonial dell’evento, non so che devo fare», prosegue Ghedina. «Adesso per le vacanze magari verrà qualche villeggiante nelle seconde case, ma certo la situazione non cambia. E poi questa incertezza, la mancanza di tranquillità sui risarcimenti, la gente non si fida. Inoltre c’è anche il problema dei contagi di ritorno: la pandemia è mondiale, chi va all’estero e si contagia poi torna in Italia».

FRANCESCO DAL MAS

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