Monte Agudo senza sciatori? «Non voglio proprio pensarci»

AURONZO

Sono ore febbrili, ad Auronzo, sul fronte monte Agudo. Auronzo d’Inverno attende istruzioni in merito all’apertura o meno degli impianti ma al tempo stesso inizia a fare i conti con quello che si prospetta come un «danno incalcolabile, non solo per il comprensorio ma per l’intero paese».


Parole che non lasciano spazio ad interpretazioni, quelle di un preoccupato presidente Fabio Da Vià che, rassicurando sul fatto che gli interventi di miglioria e manutenzione programmati nei mesi scorsi, per una spesa complessiva pari a quattrocentomila euro, andranno avanti fino al loro completamento, lancia l’allarme: «Il comprensorio di monte Agudo durante la stagione invernale fattura un milione e duecentomila euro ma, contemporaneamente, produce la stessa cifra, in termini di indotto, per il paese di Auronzo tra alberghi, ristoranti, rifugi e attività commerciali».

Basterebbero questi due dati per spiegare il cataclisma che si abbatterebbe sul paese delle Tre Cime in caso (concreto) di mancata apertura degli impianti.

Eppure c’è tanto altro, dietro un “no” che si preannuncia come una condanna a morte.

«L’innevamento programmato non può essere fatto oggi per domani così come non siamo nelle condizioni di poter assumere personale oggi per domani» aggiunge Da Vià, «siamo consapevoli del momento che tutti stiamo vivendo, Auronzo è un paese duramente colpito dal Covid e dunque serve rispetto quando si analizzano determinate situazioni. Va detto però, con assoluta convinzione, che esistono le condizioni per poter aprire, in sicurezza, gli impianti. Questo ad Auronzo così come altrove. È chiaro che su Auronzo il danno sarebbe enorme perché paese e comprensorio vivono in simbiosi. Senza comprensorio ne risentirebbe l’intero comparto, non solo chi gestisce gli impianti di risalita».

A proposito della possibilità avanzata dal governo di tenere chiusi gli impianti per garantire la giusta sicurezza sanitaria all’Italia, Da Vià dice la sua avanzando non pochi dubbi in merito: «Auronzo durante le festività natalizie, grazie all’apertura di numerose seconde case, vede aumentare sensibilmente il numero di presenze. Siamo nell’ottica delle migliaia di persone. Tenendo gli impianti chiusi, queste persone si riverserebbero in paese, creando inevitabili assembramenti. In paese oppure a Misurina, la situazione non cambierebbe di molto. Gli impianti aperti aiuterebbero a diversificare la giornata non solo del turista, anche perché non tutti sciano. Tenere gli impianti chiusi per far convergere tutti in paese, o nei rifugi, o lungo i sentieri, non credo sia la soluzione più giusta insomma».

Da Vià conclude categorico: «Monte Agudo chiuso a Natale? Non voglio neanche pensarci». —



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