Veneto, stagione dello sci ancora in forse. Minella preoccupato ma resta ottimista

Contatti con la Regione e con Roma per capire cosa ha intenzione di fare il Governo: c’è tanto da lavorare per l’apertura 

FALCADE. L’Anef lancia l’allarme. «Ho la sensazione che le piste da sci non ce le fanno aprire neppure il 7 gennaio. Ancora troppi i contagi e i comportamenti pre-natalizi nelle città non depongono a nostro favore».

Renzo Minella, presidente regionale dell’Associazione degli impiantisti, è ottimista di natura, ma questa volta si lascia catturare da qualche dose di pessimismo. «Riscontro, come ha anticipato il presidente di Superki Dolomiti, Andy Varallo, che c’è qualche ritardo di troppo nel licenziare le linee guida da parte del Comitato tecnico scientifico. Non vorrei che si stiano facendo l’idea che la montagna non è pronta».


Minella ha trascorso un fine settimana all’insegna della preoccupazione. Temeva per sabato, tanto più per ieri. Era allarmato del possibile assalto “disordinato” alle piste da sci, ai sentieri, ai rifugi, alla montagna incustodita, perché, tutto sommato, gli 80 impianti del veneto sono anche un presidio di sicurezza, essendo vigilati quando sono attivi.

Ieri sera ha tirato mezzo sospiro di sollievo. «Tutto sommato non ci sono stati incidenti, non abbiamo contribuito ad intasare gli ospedali. Mi dispiace, però, che da tante parti i villeggianti non abbiano trovato esercizi aperti».

A Falcade, ad esempio, i ristoranti aperti ieri erano pochissimi e tutti con le prenotazioni. Il caso più singolare è di un rifugio al passo Duran, i cui gestori hanno chiuso per il timore di assembramenti. Tra sabato ieri hanno ricevuto più di 50 prenotazioni.

«In queste ore mi sto chiedendo, ad esempio, se è saggio consentire la mobilità, ma non favorire al tempo stesso la disponibilità dei necessari servizi» ammette Minella, che ha impegnato il pomeriggio di ieri per avere riscontri delle presenze nelle diverse località della provincia.

«Ho saputo della massiccia frequentazione a ridosso della pianura, dal Cansiglio al Nevegal, dal monte Avena a Croce d’Aune. Mai vista tanta gente, mi hanno detto. Speriamo, adesso, che non ci siano riscontri sul piano dei contagi. Mi hanno detto, peraltro, che dappertutto sono state rispettate le norme, dalla mascherina al distanziamento, passando per l’igienizzazione. Con qualche fatica, è vero, soprattutto nei rifugi d’alta montagna, dove magari la gente si sente più libera. Però adesso aspettiamo con ansia che il Cts, il Governo, le Regioni, battano un colpo».

Già ieri il presidente Anef ha scritto all’assessore regionale Caner. Tra oggi e domani, insieme ai vertici dell’Associazione, sentirà Roma. «Vogliamo anzitutto capire se sono intenzionati o no ad aprire la stagione invernale. E se lo sono a passarci le linee guida».

Mancano poco più di tre settimane, attraversate dalle feste. «Non ci possono far assumere gli stagionali all’ultimo momento. Se apriamo, abbiamo delle commesse da fare, dei rifornimenti da procurare. Non basta che in qualche modo battiamo le piste e sgomberiamola neve dagli impianti. C’è un capitolo complesso e delicato che richiede molto tempo. Area ski per area bisognerà contrattare con l’Usl di riferimento il numero di sciatori che sarà possibile accogliere. Ci vogliono due settimane solo per definire questo piano. Di tempo, dunque, ce n’è poco».

La sensazione è che la risposta del Cts sulla proposta inoltrata non arriverà nemmeno entro questa settimana, proprio perché la situazione dei contagi lascia a desiderare. E l’Anef con Minella, per la verità, non ha mai contestato che la priorità sia la salute. —
 

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