Fuga nelle seconde case in montagna ma gli alberghi saranno chiusi dal 24

Arrivano gli appassionati di scialpinismo e ciaspe. Forte la delusione tra gli operatori degli esercizi pubblici

FALCADE

L’ultima fuga prima del lockdown. Feltrina intasata, nelle prime ore della mattinata, qualche coda anche tra l’uscita dell’A27 e Longarone.


Seconde case riaperte a Falcade, nello Zoldano, a Selva di Cadore, Cortina, Auronzo, pure in Comelico. Con qualche contraddizione dettata dal Decreto Natale.

«Ho l’albergo aperto fino al 23, ma dal 24 sarà chiuso sino al 6 gennaio – testimonia Antonella Schena di Falcade, presidente del Consorzio Turistico della Val Biois –. Disponevo di un sacco di prenotazioni per Natale, come da anni non succedeva, ma sono stata costretta io stessa a disdettarle, perché nei prossimi giorni di lockdown sarà impossibile muoversi dall’hotel».

A Falcade sono già arrivati i primi villeggianti delle seconde case e la signora Schena si appresta a ripetere l’esperienza della scorsa Pasqua. «Chiuso l’hotel, terrà aperta la cucina, non per il ristorante, ma per l’asporto, perché riscontro che il servizio è molto apprezzato». A Falcade erano numerosi gli hotel che avevano programmato la riapertura per le festività. Rimarranno inattivi, salvo due garnì.

Un fine settimana di forte movimento sul passo San Pellegrino. Sabato e ieri sono arrivati i ragazzi dell’agonismo che si sono allenati su tre piste. «Mi sono commosso quando ho visto la prima seggiovia muoversi» confida Renzo Minella, direttore della ski area. Grande preoccupazione, però, negli alberghi. Chiude anche lo storico rifugio Fuciade.

La luce è ritornata in tante seconde case di Alleghe, Selva di Cadore e della stessa Val Zoldana. Piste aperte anche ai piedi del Civetta per gli atleti. Ma Sergio Pra, il blasonato albergatore, che si stava preparando alla riapertura dell’Europa in riva al lago di Alleghe, guarda caso proprio dal 24 dicembre, è deluso: «Il decreto mi costringe a restar fermo ancora una volta».

Ad Arabba e Livinallongo il fine settimana è trascorso all’insegna di un viavai sostenuto, probabilmente per le gare di Coppa del mondo in Val Badia. «Tante seconde case, ma nessun albergo – fa sapere il sindaco Leandro Grones –. Hanno riaperto, invece, i Garnì. Nelle strutture a più alto tasso di lavoro, si sta alla finestra per capire l’evoluzione. Non abbiamo mai visto tanti appassionati di sci alpinismo e di ciaspole, letteralmente invadere le piste che sono ovviamente ferme, immobili, ma costoro non si fermano, fanno i pendolari».

Al passo Campolongo sciano i candidati alle gare, così pure sul Col Gallina e alle Cinque Torri. Pienone, a Cortina, sulle piste da fondo.

Il sindaco Gianpietro Ghedina è soddisfatto anche per la frequentazione per lo sci alternativo e riscontra che il popolo delle seconde case «è già ben presente», comportandosi “al meglio”. Frequentata, in mattinata, la strada del Tre Croci per raggiungere Misurina. I parcheggi, ripuliti dalla neve quasi alla perfezione, sono stati occupati da un gran numero di auto fin dal mattino. C’è forte delusione, però, fra i titolari dei pubblici esercizi: terranno chiuso. Comprese le malghe che già questa settimana avevano deciso di riaprire.

Numerosi gli sci alpinisti verso il Monte Piana e il rifugio Auronzo alle Tre Cime. Anche ieri il sindaco Tatiana Pais Becher è stata raggiunta da telefonate continue dei proprietari delle seconde case, «per capire, contrariamente a quando prevedeva il Dpcm del 3 dicembre, se possono comunque arrivare anche dal 21: grande sollievo quando ho risposto di sì».

«Non riesco però a capire – aggiunge Pais Becher – perché una disponibilità analoga non esiste verso gli alberghi, che qui ad Auronzo pensano di chiudere o, comunque, di non riaprire».

In preparazione, fin dalle prossime ore, le piste di fondo a Palù San Marco e a Misurina. «Seconde case aperte, ma alberghi chiusi – conferma da Comelico Superiore Davide Zandonella Necca, referente di Confcommercio. Siamo catturati da sentimenti contrapposti: tante seconde case ed appartamenti sono già occupati, mentre gli hotel aperti si apprestano a chiudere».

Ma c’è di peggio in alta Val Comelico. Si teme che gli impianti non aprano neppure il 7 gennaio e che a quel punto in Val Pusteria si stia meditando di far saltare la stagione invernale. —


 

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