Sci, le aperture slittano alla fine di gennaio

Videoconferenza di Anef: «Meglio aspettare che i contagi diminuiscano». Date ipotetiche tra il 20 e il 30 gennaio

CORTINA

«Aprire il 7 gennaio è un’utopia. Con una situazione sanitaria così compromessa non ha senso pensare di riaprire gli impianti. Se cala il contagio possiamo ipotizzarla tra il 20 e il 30 gennaio, non prima». Se cala, appunto. Ma se non cala? Aprire a febbraio, anziché a gennaio, avrebbe ancora un senso? «Assolutamente no», risponde Valeria Ghezzi, presidente nazionale di Anef. «Avrebbe ancora un senso riattivare il circo bianco, seppur nell’ultima decade di gennaio, per pagare qualche debito – e si sa che le società impiantistiche ne hanno parecchi – e per dare un po’ di lavoro agli stagionali che non possono vivere di “disoccupazione».


Ghezzi ne ha parlato ieri in una videoconferenza organizzata da Skipass Panorama e nel corso della quale è stata data un’altra ferale notizia per gli appassionati dello sci. Durante le festività nessuna pista potrà essere usata, neppure per i candidati alle gare. Stazioni chiuse, disattivati i pochi alberghi che accoglievano atleti ed accompagnatori.

«Ora dobbiamo puntare ad avere un protocollo, che è fermo al Cts, poi penseremo ad individuare una data certa per la riapertura» ha aggiunto Ghezzi. La quale ha posto un problema molto pratico, che poche volte viene sollevato. Ha senso riaprire l’attività sciistica, che comporta spesso degli incidenti e dei ricoveri in ospedale, fino a che perfino i reparti di ortopedia accolgono pazienti covid? Assolutamente no, fa capire la presidente dell’Anef, quindi è meglio davvero aspettare che i contagi diminuiscano.

Nel frattempo, tuttavia, non viene avanti nulla di specifico, né per i ristori, tanto meno per le linee guida. «Abbiamo sollecitato incontri con Conte, Speranza, Boccia, Gualtieri… niente. È come se non esistessimo. Abbiamo provato con i nostri governatori; ci hanno risposto che anche loro hanno difficoltà a mettersi in contato con il Governo». Ci sono società, lo stesso SuperkiDolomiti, che danno appuntamento al 7 gennaio. «È un augurio, nessuna certezza. In queste condizioni» rileva ancora la presidente Anef «non è possibile aprire, proprio perché non disponiamo di alcun protocollo». E proprio ieri, al riguardo, il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, ha ribadito che sulla riapertura degli impianti da sci «prima bisogna adottare i protocolli sicurezza, ci stiamo lavorando. Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo trattato su una modifica sui protocolli con un’integrazione: il documento è già stato inviato dalla Conferenza delle Regioni al Cts. Stiamo lavorando per renderlo più sicuro. Ho sollecitato la Conferenza per metterlo al più presto come ordine del giorno in modo da sottoporlo al Cts», ha aggiunto Kompatscher. «L’altro tema è quello che riguarda l’area ristorazione: stiamo lavorando per definire regole precise».

«Ho l’impressione che ormai ci rivedremo dopo il 7 gennaio» sbuffa Renzo Minella, presidente regionale Anef. C’è chi vorrebbe manifestare, magari a Roma. Ma è difficile organizzarsi, ammette Ghezzi. Questa mattina, però, a Bologna i maestri di sci incontreranno il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, affinché solleciti l’approvazione delle linee guida al Governo e al Cts.

Ieri mattina si è tenuta l’assemblea nazionale dell’Anef. «Ci siamo detti», spiega Minella, «che il governo fatica a comprendere che se la stagione non parte il nostro danno non è di quattro mesi, ma è totale: 90% e oltre. Oltretutto gli impiantisti hanno già affrontato molte spese per prepararsi all’apertura della stagione. Questi costi chi li sostiene?».

La richiesta di ristori di Anef segue la falsariga di quella che i colleghi francesi hanno ottenuto dal loro governo. Ovvero: 70% dei costi o 50% del fatturato. Va detto che il piano di ristori francese prevede pure che vengano «integrate nei settori coperti tutte le attività localizzate nelle stazioni sciistiche e nelle valli da esse dipendenti, che hanno meno di 50 addetti e che giustificano una perdita di fatturato superiore al 50% del “piano turismo». In quanto tali, potranno beneficiare dell’assistenza del fondo di solidarietà fino a 10.000 euro e di un’attività parziale con copertura del 100%. —
 

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