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Risarcimenti, gli impiantisti bellunesi preparano le loro richieste

Il governo vuol calcolare il rimborso dal rapporto costi e fatturato di un intero anno. Minella: «Il dato di riferimento deve essere quello dei mesi di effettiva chiusura»

FALCADE. Luca Zaia, presidente della Regione, ha dichiarato che non si può collegare il tema della scuola a quello dello sci. Nel senso che, se la didattica a distanza resterà tale, per le superiori, fino al 31 gennaio, non è detto che le piste debbano rimanere chiuse fino a quella data.

Martedì gli impiantisti dell’Anef si sono incontrati in videoconferenza. Tutti, nessuno escluso, sarebbero pronti a partire il 18 gennaio. Ma fino a martedì sera non era arrivata nessuna convocazione dal Comitato tecnico scientifico per definire le linee guida, poi ci vuole del tempo per l’applicazione nei territori, in contrattazione anzitutto con le Aziende sanitarie.


Non solo, l’apertura delle piste è condizionata dalla zonizzazione delle regioni. Se il Veneto cambierà colore, sarà difficile sciare. Ecco, dunque, che ieri gli operatori del settore hanno preferito occuparsi dei possibili ristori perdurando la chiusura.

Già entro la prossima settimana faranno avere al Governo lo stato dell’arte. Il Governo, infatti, si è dichiarato disponibile a considerare le loro esigenze, che troveranno risposta nel Ristori Quinter che, a sua volta, troverà il supporto finanziario nell’assestamento di bilancio da 20 miliardi. Le disponibilità da parte di Roma è di considerare i ristori “alla francese”– in Francia saranno distribuiti in febbraio, da noi non prima di marzo –, cioè contributi che possono arrivare fino al 50% calcolando puntualmente il rapporto di ogni società tra costi e fatturato, per l’intero anno. Il fatturato in Italia di funivie, telecabine, seggiovie, cestovie, skilift è di circa un miliardo. Il ristoro alla francese non sommerà 500 milioni, che sarebbe pari al 50%, ma alcune centinaia di milioni, perché il Governo ripagherà gli impiantisti anche per via fiscale e normativa.

«Al Governo chiediamo anzitutto un intervento a parziale compensazione delle riduzioni di fatturato», spiega il presidente regionale di Anef, Renzo Minella, «da calcolare sui mesi di effettiva chiusura o di limitazione dell’attività. Il dato di riferimento andrà individuato calcolando la media dei fatturati rilevati negli ultimi tre anni nel periodo di riferimento».

Le altre richieste sono la moratoria sui mutui e quella sui leasing; la sospensione degli ammortamenti civilistici; la sospensione fino al 100% dell’ammortamento delle immobilizzazioni materiali ed immateriali. E ancora: la riduzione del cuneo fiscale (costo del lavoro) in caso di apertura in condizioni di limitata attività (blocco dei turisti stranieri, limitazione agli spostamenti tra regioni dei turisti italiani); la sospensione o riduzione degli adempimenti fiscali; la sospensione o riduzione dei versamenti Imis (Imposta immobiliare semplice); la garanzia del trattamento di cassa Integrazione per i lavoratori fissi.

E, infine, l’introduzione di ammortizzatori sociali e di misure di sostegno al reddito per i lavoratori stagionali. «Con la conversione del Decreto Milleproroghe» ha assicurato ieri sera l’on. Sabrina De Carlo del M5S, «affronteremo nello specifico le scadenze tecniche legate agli impianti, valutando le opzioni migliori per far ripartire il settore in sicurezza. Ci rendiamo conto che i danni subiti dal settore sono già cospicui, per questo stiamo valutando l’ipotesi di far rientrare all’interno del prossimo Decreto “Ristori”, a cui stiamo già lavorando, alcune misure specifiche per ristorare un settore che riveste un’importanza fondamentale per la vita di intere vallate e che traina un indotto cospicuo, strettamente legato ad attività quali il turismo invernale e sportivo». —


 

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