Gianni Segat torna a casa guarito dal Coronavirus: «Importante prevenire»

Il consigliere ed ex presidente della Pro loco Trichiana racconta la sua esperienza: «L’inizio è stato blando ma poi sono stato ricoverato»

BORGO VALBELLUNA

Gianni Segat è guarito dal Covid e ha fatto ritorno a casa. Il consigliere della Pro loco Trichiana, conosciutissimo anche per il suo passato di impegno sindacale alla Ceramica, è stato abbracciato virtualmente dalla propria comunità dopo l’annuncio della positività al virus riscontrata nei giorni scorsi e del successivo ricovero al Santa Maria del Prato di Feltre: tanti i messaggi di affetto pervenuti sui social al cinquantottenne.


La convalescenza sarà ancora lunga, tra cortisone ed eparina, ma Segat non dimenticherà mai questa esperienza, che ha deciso di raccontare, passo dopo passo.

«È iniziato tutto in maniera abbastanza blanda», racconta Segat, «la notte di venerdì 18 dicembre. Ho misurato la febbre e ne avevo un po’, ma neanche tantissima, così come un po’ di brividi e dolore alle ossa, ma tutto “ridotto”, diciamo. Ho subito pensato che si trattasse del Covid perché non avevo fatto nulla di particolare il giorno prima o durante la giornata stessa che mi facesse pensare di aver preso freddo per dire, o ad un inizio di normale influenza. In questo periodo però pensi sempre al coronavirus: ti viene spontaneo. Per sicurezza ho quindi contattato il dottore, il quale ha risposto che i miei erano sintomi ancora lievi, ma tutti similari al virus. E così mi ha mandato subito a fare il tampone, al drive in di Feltre: il giorno successivo, sabato mattina, ho scoperto di essere positivo al Covid».

Per regola, assieme a Segat sono stati soggetti a tampone anche i suoi familiari, risultati in seguito negativi.

I giorni successivi il consigliere ed ex presidente della Pro loco Trichiana li ha trascorsi a casa, perché i sintomi erano lievi, rimanendo in contatto sia con il medico di famiglia che con l’Usl di Feltre in particolare, la quale ha seguito con minuziosità l’evolversi della situazione.

Il Covid ha però iniziato a manifestarsi con più forza, giorno dopo giorno. «La febbre continuava ad alzarsi e il giorno di Natale, dopo che li ho chiamati, mi hanno visitato per poi chiamare l’ambulanza e ricoverarmi», racconta.

Sono stati momenti difficili: Segat è stato in ospedale dal 25 dicembre al 4 gennaio. Un po’alla volta è tornato a respirare in autonomia, ma non subito.

Come pensa di aver contratto il Covid? «Non ne ho la minima idea», sottolinea, «ed è questo il bello. Non ho avuto contatti con persone, ho sempre usato la mascherina e mi sono sempre igienizzato le mani, rispettando le regole. L’idea che mi sono fatto è di aver toccato qualcosa, forse qualche oggetto, e di essermi poi messo le mani sul naso o all’altezza della bocca involontariamente, lo si fa senza pensarci, non ci si lava ogni volta con il gel».

Segat invita alla prevenzione. «È importantissima, perché se la mascherina viene automatico mettersela, le mani sono quelle più a rischio. È un attimo. Bisogna dire che chi fa il Covid a casa tende un po’ a minimizzare, ma se entri in ospedale entri in un’altra dimensione. Se non vedi non credi. Grazie a tutto il personale sanitario, che è stato straordinario e che lavora ogni giorno per salvare la vita alla gente». —



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