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Sci ed escursioni: «Troppi vincoli». Il Cai protesta per le nuove regole

Il presidente Vincenzo Torti tuona contro il Governo: «Le novità sono pensate solo per multare gli appassionati»

BELLUNO. Troppi vincoli sulla neve. Sia per chi va a sciare, sia per chi ciaspola o, più semplicemente, vuole passeggiare.

Il Club alpino, l’organizzazione in Italia con più associati, 317 mila, contesta le “Misure in materia di sicurezza nelle discipline sportive invernali” che il Parlamento trasformerà presto in legge (sostituirà la normativa 363 del 2003).


«Auspichiamo una legislazione che guardi all’esigenza di sicurezza e tutela delle persone, senza per questo imporre ingiustificate limitazioni alla libertà individuale e oneri immotivati», scrive senza giri di parole, il presidente generale del Cai Vincenzo Torti in una lettera indirizzata al ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora e al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini, nonché alle competenti Commissioni di Senato e Camera. «La pandemia ha dimostrato quest’estate e in autunno che c’è voglia di montagna, dopo tanti mesi di confinamento in casa. Questo desiderio di libertà, di aria aperta», insiste il presidente regionale del Cai, Renato Frigo, «non può essere imprigionato in nuovi vincoli, in regolamentazioni che hanno come unico sbocco le sanzioni».

Particolarmente delicata è la parte dello schema di legge – esemplifica Frigo – in cui si vorrebbe prevedere il possesso obbligatorio degli strumenti di “autosoccorso” (Artva, pala e sonda) non solo per coloro che praticano lo sci alpinismo e in condizioni climatiche che comportino evidenti rischi di valanghe, ma anche per chi fa semplice uso di racchette nelle attività escursionistiche in ambiente innevato. Insomma, al limite, per chi passeggia nei dintorni di casa. «Ma dotarsi del kit di autosoccorso per fare una semplice passeggiata significa spendere almeno 400 euro», ricorda Frigo.

Quanto alla pratica dello sci il Cai accetta le regole, ma avverte di un rischio: per accedere alle piste classificate nere lo sciatore deve essere in possesso - se andrà in porto la legge - “di elevate capacità fisiche e tecniche”. Il che fa presumere, secondo il Cai, che possa essere richiesto una specie di patentino. Verrebbe prevista, infatti, anche una sanzione. E le possibilità di sanzione, messe in conto dal nuovo ordinamento sono più d’una: per il comportamento in pista come per la mancata attivazione dei soccorsi. Sanzioni in alcuni casi gravissime per i gestori degli impianti. «Si intravvede il rischio», avverte il presidente regionale, «che vengano compresse in modo irragionevole libertà individuali che non sono suscettibili di essere messe in discussione».

Il Cai insiste perché l’accertamento dell’idoneità di un’area alla pratica degli sport invernali non si basi solo sulle caratteristiche idrogeologiche della stessa, ma bisogna tener conto di quel criterio che, in montagna, costituisce il principale fattore in materia di prevenzione, che è quello delle valanghe. «Prendiamo la montagna in questi giorni», conclude Frigo, «C’è così tanta neve che le slavine o le valanghe sono possibili ovunque, anche lungo quei canaloni che da trent’anni sembrano immobili; in questo caso sì le misure devono essere severissime».

E, di conseguenza, il ripetuto invito a non fiondarsi in quota, nei giorni gialli, senza conoscere approfonditamente il luogo. —

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