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Vaccino ai nonni, «torniamo a vivere». Cavarzano fa da apripista in regione

Grande risposta alla chiamata dei medici di Belluno Dolomiti, primi 252 ultraottantenni immunizzati. Oggi si replica

BELLUNO. Per i medici è un’occasione importante per limitare l’espansione del Covid tra la popolazione anziana, per chi si è vaccina un modo per sentire più vicina la fine della pandemia, ma anche per ritrovare vecchi amici che non vedono da mesi. In un clima quasi familiare si sono svolte, nella sala parrocchiale di Cavarzano, le prime 252 vaccinazioni degli over 80. Impegnati tre dei sei medici della medicina di gruppo integrata Belluno Dolomiti.



«È stata una giornata fantastica, è andato tutto bene. I pazienti sono contenti e ci ringraziano. Questo è un servizio fatto per loro», commenta Luciano Bassi, uno dei professionisti in campo assieme ai colleghi Luisa Cappello e Fabio Bortot, al termine di un pomeriggio molto intenso.



I tre medici hanno dato il via (primi in Veneto) alla profilassi anti Covid-19 sugli over 80. Un evento importante che contribuirà a mettere al riparo dal virus le persone più fragili e più a rischio. E oggi pomeriggio si replica: all’appuntamento, fissato sempre alle 15, attesi oltre 200 anziani, così da arrivare a quota 500 vaccini in due giorni.

La preparazione

La profilassi inizia attorno alle 15 per concludersi verso le 20. Verso le 14, i medici arrivano nella sala parrocchiale di Cavarzano, messa a disposizione dal parroco don Andrea Constantini, e iniziano a preparare i tavolini con l’occorrente per la vaccinazione: cotone, disinfettante e bacinella per contenere le siringhe. Ad aiutarli l’infermiera Francesca e le segretarie Annamaria, Cristina e Francesca, «un supporto importantissimo per realizzare questo vaccine day», sottolineano i medici Cappello e Bassi. Le aiutanti, infatti, hanno anche il compito di organizzare la sala dove ospitare per un quarto d’ora le persone che hanno ricevuto il vaccino; per l’uscita è stata individuata una porta diversa da quella dell’entrata, per evitare assembramenti.

La vaccinazione

I primi ad arrivare, intorno alle 14.40 sono Fernando Bernardi ed Elisa Monica Casagrande, entrambi di 84 anni, i primi della lista dei medici. Subito dopo ecco Edda Collazuol, 81 anni, in chiaro anticipo, visto che l’appuntamento è fissato per le 16. «Il Coronavirus», dice, «l’ho avuto a settembre, senza grossi problemi. Voglio sottopormi alla profilassi, perché, avendo sempre fatto tutti i vaccini, voglio anche questo», spiega.



All’ingresso, dopo aver superato l’immancabile controllo della temperatura corporea, gli anziani trovano un banchetto con i moduli da firmare per il consenso informato alla profilassi. In sala, pronta in caso di necessità, una barella del 118. Qualche minuto prima delle 15 arriva il direttore del distretto di Belluno, Sandro De Col, scortato da due agenti di polizia, con le due borse di vaccini. «Questa è una giornata sperimentale», precisa De Col, «che si è realizzata grazie alla disponibilità di circa 600 vaccini provenienti da un’altra Usl veneta. Una sperimentazione che servirà per capire i problemi organizzativi legati alla sessione vaccinale di massa da parte dei medici di famiglia. Molti sono stati i professionisti che si erano resi disponibili per questo momento, abbiamo scelto quelli di Cavarzano per i tanti pazienti anziani e per la vicinanza all’ospedale. Ma presto partiranno anche gli altri professionisti del territorio. Le due borse arrivate ieri contenevano le dosi in base all’orario di preparazione, così da evitare problemi».

Gli anziani, chi da solo chi accompagnato da un familiare, si ritrovano nella sala parrocchiale con l’entusiasmo che deriva dalla speranza di uscire da un virus che rischia di allontanarli dai loro affetti più cari. La loro speranza è di riprendere tutte quelle attività che svolgevano per mantenersi in forma, come la passeggiata pomeridiana o l’incontro con gli amici. —

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