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Belluno, il centro storico chiede la riapertura del supermercato: «Servizio essenziale»

Residenti e lavoratori perplessi di fronte alla crisi del commercio. «Gli anziani sono in grave difficoltà, è un dovere pensare a loro»


BELLUNO. Il centro cittadino dimenticato: senza supermercato e non solo. È vero che a svuotare il cuore della città ci pensa la pandemia, ma negli ultimi tempi tutto sembra desolatamente vuoto. Sono gli stessi negozianti a lamentare l’assenza di servizi per il cittadino: «In queste condizioni», dicono, «coloro che devono fare la spesa escono dal centro e finiscono con l’allontanarsi definitivamente dai nostri negozi»

Il supermercato, dicevamo. La sua chiusura ai primi di ottobre ha regalato a Belluno un triste primato: essere uno dei pochi capoluoghi in Italia sprovvisto di un esercizio di prima necessità, un servizio chiave per chi vive o lavora in centro. Un disagio in particolare per i residenti, soprattutto per gli anziani, costretti a dover prendere auto o autobus per andare a fare un determinato tipo di spesa. E questo in un momento in cui le varie normative e i pareri dotti in tema di pandemia, invitano la gente ad andare a fare gli acquisti nei negozi più vicini a casa, limitando i trasferimenti.

Gli abitanti del centro lanciano un grido d’allarme. «È da tre mesi che il supermercato è chiuso», dice Livio Capolino. «Cosa facciamo? Abitando in via Mezzaterra posso constatare che in centro le macellerie sono aperte, ma manca un negozio più grande, quello che era il vecchio A&O. Ci avevano detto che avrebbe riaperto con l’inizio del 2021, ma questo non è ancora avvenuto. Talvolta vado a piedi in un altro supermercato, ma quando devo fare la spesa più grossa sono costretto a prendere la macchina per recarmi in zona Veneggia o a Baldenich. Un vero disservizio».

Anche Maurizio Casal, assiduo frequentatore del centro cittadino, si sintonizza sulla stessa lunghezza d’onda: «Con il supermercato chiuso, gli anziani come fanno? I giovani non hanno problemi, ma agli anziani non pensa mai nessuno. questo disservizio, a mio avviso, è frutto di politiche che hanno svuotato il cuore del capoluogo. Da sempre sono favorevole a una limitazione del traffico, però così si “distrugge” la città».

Anche Francesco Merola vive in centro ed esprime la sua opinione in merito: «Il supermercato era comodo, purtroppo ora bisogna spostarsi in auto per ogni acquisto», sono le parole dell’ex primario del Pronto soccorso. «Sono convinto di una cosa: tanti locali sono chiusi perché il prezzo degli affitti è alto. Io possiedo un locale che ospita un negozio qui in centro: l’ho affittato a meno della metà di quanto chiedevo prima della crisi, adeguandomi al periodo».

Bruno Pontil, ex macellaio di Piazza delle Erbe, è un volto storico del centro cittadino: «Penso che la chiusura dell’ex A&O sia legata anche al Coronavirus. Un negozio così piccolo ma molto frequentato, in particolare dalle persone anziane, ha infatti grosse difficoltà a rispettare le nuove normative. Anche perché altrimenti non capirei proprio questa mossa, visto che parliamo di un’attività redditizia». «Posso confessarle una cosa?», conclude Pontil. «Mi fa tanta tristezza vedere il centro ridotto in queste condizioni. Purtroppo la gente fa la spesa nei grandi supermercati della periferia e in centro viene solo per fare un giro in piazza».

Francesca Gennari, lavorando e vivendo in centro, sente il peso di questa situazione: «La piazza è come se fosse il mio salotto di casa e l’A&O chiusa crea un gran disagio. Penso poi agli anziani e a chi li segue, vale a dire le badanti che si muovono a piedi o in bicicletta. Ci sono i negozi come il fruttivendolo e i panifici, però le persone non possono avere quel risparmio che si ha con il supermercato. E dove andare se si ha bisogno di una vite o di altri articoli particolari? Non esiste più un negozio che venda queste piccole cose. Vedere il centro in queste condizioni fa dispiacere. Non avrei mai immaginato di vederlo così svuotato» —

 

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