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Il comitato No Antenne rilancia: « 5G dannoso, serve la moratoria»

L’appello agli amministratori del Feltrino: Pedavena paese in prima fila contro i nuovi impianti. I sindaci assicurano il rispetto delle norme vigenti

PEDAVENA. «Il 5G? Ci sono evidenze scientifiche sulla sua pericolosità». Torna a farsi sentire il comitato “No antenne di Pedavena”, il primo a muoversi anni fa a livello locale per dare vita a una campagna informativa con numerosi incontri pubblici organizzati con la partecipazione di esperti che hanno realizzato monitoraggi ed esperimenti sugli effetti dei campi elettromagnetici e della nuova tecnologia che si sta progressivamente diffondendo per una più rapida trasmissione dei dati.

Un intervento che si inserisce nel dibattito che si è aperto nel Basso feltrino, dove la prima cittadina di Alano di Piave, Serenella Bogana, ha aderito assieme ad alcuni Comuni della Pedemontana trevigiana ad un progetto che vuole tutelare al meglio la salute pubblica e punterà a forti controlli sull’installazione di questi impianti e verifiche sulle emissioni. Concetti ripresi in modo più soft dal sindaco di Quero Vas, Bruno Zanolla, il quale conferma che saranno applicati i regolamenti ufficiali ma allo stesso tempo si schiera a favore del 5G.


A Pedavena va riconosciuto il ruolo di precursore sul tema degli effetti dei campi elettromagnetici sull’uomo, con la costituzione nel 2013 di un comitato che ha trovato la sponda nella precedente amministrazione comunale con Maria Teresa De Bortoli alla guida.

Collaborazione proseguita con l’attuale giunta Castellaz e sfociata nel dicembre 2019 in un ordine del giorno votato dal consiglio comunale che dice no all’installazione di questo tipo di impianti di telefonia mobile che si basano su microonde e radiofrequenze più elevate dei precedenti standard.

Alla luce delle ultime uscite pubbliche di politici e amministratori, Augusto De Nato del comitato “No antenne” fornisce altri elementi di riflessione: «La tecnologia 5G si sommerà ad un contesto già molto nutrito e dannoso utilizzando frequenze più elevate. L’Isde (Medici per l’ambiente) ha da poco pubblicato un documento appello che fa una serie di richieste, prima fra tutte una moratoria sullo sviluppo di questi impianti, che trova d’accordo noi semplicissimi cittadini riuniti in comitato spontaneo preoccupati dall’evolvere incontrollato della cosa».

De Nato aggiunge: «Il nostro comitato ha organizzato decine di incontri a Pedavena sul tema dei danni alla salute causati dalle radiofrequenze, abbiamo realizzato anche un esperimento unico in Italia che dimostra come esse siano in grado di modificare il Dna delle cellule umane. Abbiamo avuto consulenti di livello internazionale che hanno sottolineato in modo univoco la pericolosità certa dei campi elettromagnetici».

«Quindi anche se non professionisti del settore e men che meno scienziati», conclude De Nato, «abbiamo raggiunto un certo livello di conoscenza che ci permette di chiedere con forza un’adesione dei nostri amministratori, a tutti i livelli iniziando però dai sindaci, alla richiesta di moratoria. Ci appelliamo almeno al semplicissimo principio di precauzione, anche se dubbi non ne possono più esistere vista la mole di studi, che troviamo necessario e che dovrebbe a nostro modesto avviso spingere i nostri amministratori a chiedere lo stop». —

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