Le piscine ora affondano: atleti costretti a emigrare negli impianti del Veneto

Tutte chiuse le strutture bellunesi dedicate al nuoto.  I Master si allenano a Vittorio Veneto, i feltrini vanno a Montebelluna 

BELLUNO

Resta in apnea il mondo delle piscine, in attesa di una situazione sanitaria migliore e di notizie certe che consentano una riapertura duratura e a pieno regime. Non si tornerà a nuotare all’indomani del 15 gennaio, data di scadenza dell’attuale dpcm. Perlomeno non in provincia, dove tutti gli impianti (alcuni dei quali sono oggetto di rilevante manutenzione) rimarranno chiusi.


Fabio Gasperin, amministratore unico della Sportivamente Belluno che gestisce la piscina del capoluogo, va dritto alla sostanza del problema. «Siamo in evidente difficoltà. Da una parte genitori, ragazzi e Master giustamente spingono per ricominciare. Dall’altra, dobbiamo fare i conti col fatto che una piscina come la nostra non è semplice da gestire: né dal punto di vista tecnico, né da quello economico. Non possiamo permetterci una semi-apertura o di ripartire col rischio dietro l’angolo di una nuova chiusura. Sono l’amministratore di una società pubblica e come tale devo stare particolarmente attento al bilancio. Se non supereremo in fretta il Covid e tutte le restrizioni conseguenti, il 2021 sarà un anno di sofferenza. Stiamo cercando di mantenere in funzione anche il palasport, la Spes Arena, lo stadio. Ma tutte queste cose costano e faticano a stare in piedi da sole, se viene a mancare la principale fonte di entrate. Tutto il personale è in Cig, tranne pochissimi che tengono in piedi la parte amministrativa. Qualche atleta si allena a Vittorio Veneto? L’ho sentito anch’io, sinceramente non so quanto siano fattibili tali spostamenti in questo momento. Noi abbiamo concordato con l’amministrazione di eseguire i lavori al castello tuffi: dovrebbero partire entro fine mese».



Angelo Paganin, alla guida di Ondablù (che gestisce le piscine di S.Giustina e Pedavena), tira anzitutto le somme di un 2020 nerissimo. «Durante il 2020 siamo rimasti completamente chiusi per 26 settimane. Ma siamo stati a regime nei primi due mesi dell’anno, fino al 9 marzo. Poi, anche quando abbiamo potuto riaprire, lo abbiamo fatto al 50%. Auspichiamo che quando si ripartirà lo si possa fare in tranquillità, senza ulteriori restrizioni, anche perché fino ad ora non si registra alcun caso comprovato di contagi avvenuti in piscina. Un grave errore è stato accomunare piscine e palestre: sono ambienti completamente diversi. Al momento, abbiamo svuotato le vasche per contenere i costi. Quando ci diranno che potremo riaprire, sicuramente non prima di febbraio, ci vorranno almeno 12 o 13 giorni per riportarle regolarmente in funzione. Per fortuna, la nostra squadra agonistica e i nostri Master, dal periodo natalizio, vanno a Montebelluna ad allenarsi una volta a settimana, grazie ad un accordo con la società ospitante. Quella piscina, infatti, riesce a stare aperta grazie alla presenza di atleti di rilevanza nazionale. In Veneto, frattanto sono anche ripartite alcune gare: sono abbastanza scettico perché vi possono partecipare il 5% degli atleti della regione e questo acuisce la divergenza tra chi ha la possibilità di allenarsi regolarmente, sostenuto anche dagli sponsor, e chi per il momento non può farlo». —


 

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