Belluno, Covid in carcere: isolati nove detenuti della sezione reati sessuali

Allarme del sindacato della polizia penitenziaria: «Servono rinforzi» Focolaio in carcere

Focolaio di Covid-19 nel carcere di Baldenich. Il contagio è stato scoperto il 30 dicembre durante una normale sessione di screening su personale e detenuti. Subito è scattato il protocollo, con l’apertura di una sezione Covid, dove sono stati isolati i nove detenuti asintomatici ma infetti.

«Durante i controlli con tampone rapido», racconta Marco Cristofoletti, medico dell’Usl che si occupa dall’aspetto sanitario nella casa di detenzione, «abbiamo riscontrato cinque positività nella nuova sezione “sex offender”, che contiene venti detenuti provenienti dal carcere di Modena. I contagiati sono stati subito isolati nell’area Covid, gli altri 15 in quarantena. Passati dieci giorni, ai 15 è stato rifatto il tampone: per quattro di loro, che nel frattempo si erano positivizzati, si sono aperte le porte del reparto Covid».


Scoppiato il focolaio, all’interno della casa circondariale di Baldenich tutte le sezioni sono state “isolate”, nel senso che sono stati impediti contatti tra carcerati di comparti diversi per provare a contenere il contagio. Una mossa che ha portato gli effetti desiderati. Anche gli agenti di polizia penitenziaria sono stati divisi in gruppi, destinati a singole sezioni.

«I detenuti infetti», fa presente Cristofoletti, «sono seguiti da medici e infermieri del carcere. Ogni giorno, oltre a misurare loro la temperatura corporea e la saturazione di ossigeno, li visitiamo al mattino e al pomeriggio. Sappiamo, infatti, che la malattia può avere un rapido peggioramento. Sono tutti monitorati e nessuno a oggi ha la febbre».

Anche all’interno di Baldenich è stato creato un percorso “sporco”, destinato a pazienti e operatori che si muovono in area Covid, e uno “pulito”, per chi opera in sezioni no-Covid: «Gli stessi agenti hanno fatto un corso di vestizione e svestizione per evitare contagi. Come il personale sanitario in ospedale, infatti, anche chi controlla questa sezione deve indossare tutti i dispositivi di protezione dalla visiera ai calzari».

La situazione per ora è tranquilla e sotto controllo – conclude Cristofoletti – soddisfatto anche dall’organico a sua disposizione: «Siamo a posto. Abbiamo quattro medici di continuità assistenziale per 16 ore al giorno, un medico di base e un servizio infermieristico. Così stando le cose, nell’arco delle 24 ore è sempre garantita la presenza di un sanitario: i medici sono presenti per 19 ore, gli infermieri per 14. Anche il clima all’interno della struttura per ora è buono».

A essere preoccupati, invece, sono gli agenti della polizia penitenziaria, che lanciano l’allarme per la carenza di personale e il sovraffollamento del carcere bellunese.

«Siamo al completo», precisa Robert Da Re, delegato della Cisl, «nel nostro carcere abbiamo un centinaio di detenuti, invece dei settanta previsti. La sezione psichiatrica avrebbe dovuto essere trasferita a Padova e invece è ancora a Belluno con sei pazienti. C’è poi la sezione trans e quella nuova che ospita venti persone accusate di reati legati alla sfera sessuale. Infine, abbiamo la sezione dei detenuti “comuni”, quella Covid e quella per la quarantena dei nuovi arrivati».

Per gestire questa massa di persone, ci sono soltanto 80 agenti. «E trenta di loro svolgono soltanto attività di ufficio», sottolinea Da Re che aggiunge: «Da mesi chiediamo dei rinforzi, perché il personale è ormai allo stremo delle forze. Oltre alla normale tensione che implica questo mestiere, si è aggiunta anche quella derivante dal Covid e dalla paura del contagio per noi e, di riflesso, per le nostre famiglie».

Il personale, vista l’insufficiente numero di agenti, è costretto a ore di straordinario per riuscire a coprire tutti i turni di servizio: «Lo ripetiamo, servono nuovi agenti», conclude Da Re. —

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