Belluno: bruciati in un anno 4.411 posti di lavoro, segno negativo per turismo e occhialeria

Donne e giovani pagano il prezzo più caro della crisi dell’occupazione in provincia. Solo Venezia ha fatto peggio in Veneto

BELLUNO. A causa della pandemia e della flessione del lavoro, la provincia di Belluno ha perso l’anno scorso ben 4.411 posti a tempo determinato, indeterminato e apprendistato. Posti di lavoro dipendente, per la maggior parte occupati da donne e giovani.

L’anno precedente, il 2019 – come si evince dal report di Veneto Lavoro – il saldo tra assunzioni e cessazioni era stato invece positivo di ben1.675 posti. Da gennaio a dicembre 2020 invece, a seguito dei lockdown, i lavoratori del Bellunese che hanno cessato l’attività sono stati 22.538, mentre le assunzioni soltanto 18.127. L’annata precedente, invece, aveva visto ben 26.302 assunzioni contro 24.627 cessazioni.


Belluno ha accumulato un terzo circa del saldo negativo in regione (meno 11.388 unità lavorative). Solo Venezia ha fatto peggio, con 6.433 posti in meno.

Tutta colpa del turismo rimasto al palo. Solo a dicembre la provincia ha visto il taglio di 739 posti, mentre un anno prima, sempre nell’ultimo mese dell’anno, gli assunti avevano segnato un più 2.510 sui cessati. Il flusso delle dichiarazioni di disponibilità (Did) nel 2020 è diminuito da 5.462 a 5.038, quindi di 424 unità, un risultato esito di più cause: il lockdown, con le conseguenti difficoltà di spostamento e le chiusure degli uffici pubblici; l’effetto di scoraggiamento che riduce la propensione alla ricerca attiva del lavoro; le misure per salvaguardare i posti di lavoro, che hanno irrigidito i flussi di entrata e uscita.

«Come era stato previsto, purtroppo, questa crisi sembra aver pesato particolarmente sulle donne e sui giovani», fa notare l’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan, «colpendo innanzitutto i settori più esposti alle restrizioni adottate per il contenimento del virus. Le più penalizzate dalla crisi, infatti, risultano proprio le donne, con un calo delle assunzioni del 27%, e i giovani con un –28%».

Il turismo, il settore più colpito, ha visto l’occupazione quasi dimezzata. Segno meno anche per commercio, trasporti, attività finanziarie, editoria e cultura, mentre nel manifatturiero a soffrire maggiormente sono i comparti del Made in Italy, in particolare l’occhialeria e il sistema moda, che hanno visto ridursi le assunzioni del 62% e di oltre il 30%.

In controtendenza l’edilizia che, spinta anche dal super bonus, chiude con un bilancio positivo analogo a quello del 2019. «L’edilizia e le costruzioni hanno avuto positivi riscontri proprio in provincia di Belluno, con i cantieri Vaia e quelli per i Mondiali di Cortina», annota Nicola Brancher della Cisl. «E bisogna ammettere che il bilancio occupazionale poteva essere peggiore ma le misure adottate a livello governativo, prime fra tutte l’estensione della cassa integrazione in deroga a gran parte della platea di lavoratori dipendenti e il blocco dei licenziamenti hanno contribuito a contenere il numero delle cessazioni, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione stabile».

Ci sono stati, poi, importanti settori come quello della metalmeccanica, ricorda Stefano Bona, della Fiom Cgil, che durante l’anno scorso hanno retto e che dall’autunno scorso sono in grande spolvero; numerose, infatti, le aziende che stanno assumendo. «Addirittura so di imprenditori che stanno facendo pressione su Federmeccanica affinché vada rapidamente al rinnovo del contratto nazionale di lavoro».

Gran parte degli effetti del lockdown si sono scaricati sull’occupazione temporanea, soprattutto quella stagionale, e si può stimare che nei primi undici mesi dell’anno le giornate lavorate con contratti a termine siano state almeno il 20 per cento in meno. A livello contrattuale, i rapporti a tempo indeterminato hanno segnato un saldo positivo ma di molto inferiore a quello dell’anno precedente (-40%) e con un calo delle assunzioni, nonostante gli incentivi messi in campo a livello governativo per favorire le stabilizzazioni, il cui effetto è stato particolarmente evidente solo sul finire dell’anno.

Giù anche l’apprendistato e il tempo determinato, con analoghe tendenze per altre forme contrattuali quali lavoro somministrato, intermittente, collaborazioni e tirocini. Positiva invece la dinamica del lavoro domestico. —


 

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