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Sci, i piccoli gestori bellunesi scalpitano. Nessuna defezione sul riaprire a febbraio

Con minori spese e maggiore flessibilità operativa sono pronti alla sfida. Dal Nevegal a monte Agudo passando per Forcella Aurine già si lavora 

BELLUNO. Qualche grande impianto è indeciso sulla “convenienza” di aprire dal 15 febbraio? Quelli minori no. Hanno meno spese e maggiore flessibilità operativa. Non devono assumere centinaia di lavoratori. «Per tutti, piccoli e grandi, la parola d’ordine è comunque una sola: resistere», incoraggia Renzo Minella, presidente di Anef.
 
OBIETTIVO RESISTERE
Resistere, insomma. Anche se i rifugisti delle piste che avevano fatto le provviste dal 18 gennaio, la data indicata per l’apertura, dopo quella del 7, in questo fine settimana le stanno portando a valle prima della scadenza. I piccoli, nel loro…. piccolo, sono invece già al lavoro. Dal Nevegal a Croce D’Aune, daForcella Aurina al monte Agudo. «Quanta fatica, però», ammette Lionello Gorza, l’anima del comprensorio sciistico Croce d’Aune-Monte Avena e uno dei protagonisti del rilancio del Nevegal, «vedere sabato 16 gennaio 100 ragazzi degli sci club allenarsi sulle nostre piste, tra l’altro grazie ad una neve che è la migliore degli ultimi anni, ed essere costretti a tenere chiuso ai tanti appassionati che ci osservavano quasi imploranti, è stata davvero una sofferenza».
 
TANTI SUL COLLE
Il Nevegal è stato raggiunto, anche ieri, da numerosi bellunesi. Tanti appassionati di sci alpinismo o delle ciaspe sono saliti verso il Visentin. Qualcuno ha tentato pure di mettersi gli sci ai piedi e di fiondarsi ai lati della pista, ma è stato subito pregato di allontanarsi. Gorza non impreca contro nessuno, constatando quale sarebbe stata l’opportunità. Anzi sì, impreca contro il virus che lo costringe, fra l’altro, a tenere in cassa integrazione un centinaio di collaboratori della pizzeria e della birreria di Pedavena. «Il 70% dei nostri introiti lo abbiamo perso con le festività, ma il 15 febbraio ci saremo. Augurandoci che il virus ci permetta di farlo. Certo, avremmo preferito poter essere aperti almeno per i residenti, disponendo solo di skilift e seggiovie. Speriamo di essere adeguatamente ristorati». Quattro gli addetti agli impianti del monte Avena e Croce d’Aune, 8 quelli sul Nevegal; ben una quarantina quelli che sono in attesa di una chiamata. La speranza è che la neve tenga almeno fino a Pasqua. 
 
A FORCELLA AURINE SI SPERA
È la stessa speranza che nella “Ski Aurine” coltiva Denis Gnech. Due skilift e un bar ristorante. Anche qui ci sono gli agonisti che si allenano. Ed anche in queste piste la delusione scende... a valanga. «La salute, ovviamente, viene prima di tutto, ma noi non abbiamo funivie o telecabine. La distanza sullo skilift è almeno di 10 metri. Avremmo operato in perfetta sicurezza», cerca di togliere ogni dubbio Gnech, «adesso aspettiamo il 15 febbraio. Ma nelle condizioni di contagio in cui ci troviamo, non ci illudiamo troppo sulla ripartenza». E c’è un problema in più che il socio del consorzio (una decina in tutto) rilancia. «Anche noi, come altri bar e rifugi, ci siamo attrezzati di provviste ancora per le feste. Alcuni alimenti sono già in scadenza, li dobbiamo buttare. Speriamo che ne tengano conto nei ristori».
 
MONTE AGUDO È PRONTO
Dall’altra parte della provincia, ad Auronzo, le piste di monte Agudo si riempiono di atleti tre giorni alla settimane. Per questo motivo la neve viene lavorata. «Sicuramente fra un mese ci saremo», garantisce Fabio Da Vià, «col proposito, quanto meno, di incassare per coprire un po’ di spese. Si tenga conto che noi abbiamo al lavoro 6 collaboratori che, comunque, dobbiamo pagare. Di solito siamo in 18, quindi come una piccola azienda. E dagli impianti dipende anche molto indotto». Alla partenza la neve è alta ancora 120 cm, all’arrivo supera i 2 metri.
«Questa sarebbe stata una stagione fantastica», è il rimpianto di Da Vià, « speriamo di poter lavorare fino a Pasqua. Ma siamo disponibili ad andare pure oltre se le piste resistono e, soprattutto, se non mancheranno le presenze».
 
OCCHIO AI RISTORI
Minella e gli altri colleghi dei maggiori impianti sono intanto concentrati sui ristori. «Abbiamo avanzato le nostre proposte. So che gli uffici governativi lavorano. La quantificazione avverrà con complessi calcoli tra fatturati e costi degli ultimi tre anni».
«Stiamo lavorando ai ristori per chi è rimasto aperto ma comunque ha registrato un calo importante di fatturato, andando a confrontare quello del 2020 con quello del 2019», ha fatto sapere ieri il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, col quale si rapporta l’Anef, «e poi dovremo assicurare le risorse per i primi mesi del 2021 per accompagnare le nuove limitazioni introdotte dal Dpcm. Per alcuni settori, poi, stiamo valutando di superare il meccanismo dei codici Ateco» . Insomma, lentamente ma pare che qualcosa si stia muovendo. —
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