Alla Rsa di Lamon se vanno in sei dei nove infermieri

L’allarme della presidente, lascia anche uno dei due medici «L’Usl dovrebbe darci almeno il tempo di trovare sostituti» 

BELLUNO. Sei infermieri su nove lasceranno la casa di riposo di Lamon per andare a lavorare in ospedale. E come se non bastasse c’è incertezza anche sul numero di medici che resterà attivo in struttura.

La situazione nelle rsa della provincia dopo il concorso di Azienda zero, che sta attingendo a man bassa dal personale infermieristico dei centri servizio, si sta complicando e aggravando di giorno in giorno. E gli allarmi fin qui lanciati dai presidenti delle rsa stanno diventando realtà. L’altra sera il consiglio di amministrazione di Casa Charitas a Lamon si è riunito proprio per discutere sul futuro della struttura, come spiega la presidente Donatella Boldo.

«Attualmente abbiamo nove infermieri, che coprono le 24 ore», dice Boldo. «Abbiamo istituito anche il servizio notturno anche se per la nostra rsa non è previsto, ma rappresenta un’attività fondamentale per un comune di montagna dove i tempi di percorrenza delle strade sono lunghi, specie in inverno sia per ambulanze che per le guardie mediche e l’infermiere può diventare proprio quello che tampona l’emergenza».

Di questi nove professionisti sei sono in partenza per l’Usl, dopo aver vinto il concorso. «Abbiamo chiesto all’azienda sanitaria un incontro per fare in modo che questo personale non se ne vada contemporaneamente. Anche perché tre infermieri hanno già formalizzato le dimissioni», dice la presidente che fa sapere come l’importante «sarebbe far rimanere questi professionisti al loro posto il tempo necessario per trovare dei sostituti».

La ricerca è partita subito. «Infatti abbiamo già trovato due compaesani, che ora operano a Feltre, che a metà marzo potranno tornare a casa, mentre abbiamo indetto un avviso per altre tre di queste figure». Quello che attende Casa Charitas è quindi un inizio di primavera difficile e impegnativo. «Ci sono altri colloqui in corso, non abbiamo rinunciato nemmeno a guardare verso il Primiero e i territori confinanti. Abbiamo persino telefonato a tutti i neo infermieri. Ora attendiamo di fare qualche colloquio, per vedere se riusciamo ad essere attrattivi».

Ed è proprio “attrattività” la parola d’ordine per catturare nuovi infermieri. «Questo comporterà un aumento del costo del personale. Se vogliamo che arrivino da noi, dobbiamo incentivarli a livello economico», dice la presidente che aggiunge: «Dobbiamo offrire loro degli stipendi al pari di quelli che percepiscono nelle strutture pubbliche, anche se questo implicherà un aggravio sul nostro bilancio che chiuderà il 2020 in deficit a causa del Covid».

Nel frattempo, la casa di riposo sta valutando l’opportunità di riorganizzare il servizio infermieristico per creare meno disagi ai 75 ospiti. «Se la situazione di emergenza sta rientrando, per davvero servono tutti questi infermieri all’Usl?», si chiede ancora la presidente di Casa Charitas.

«Aprire i concorsi significa mettere a disagio le strutture che hanno bisogno di garantire i servizi. Così non potremo più prenderci cura dell’ospite che o sarà rimandato a casa o in ospedale. E in questo caso si andrebbe ad intasare i reparti. La politica doveva tenere in considerazione che il nostro è un territorio montano, disagiato e con forte incidenza di anziani e quindi investire su servizi ad hoc come le rsa».

Ma la carenza di infermieri non è il solo problema del territorio: c’è anche quello dei medici. «Attualmente lavorano in struttura due medici di base che hanno anche gli ambulatori territoriali. Di questi uno ha chiesto un alleggerimento di carico per seguire anche i suoi pazienti, mentre il secondo sta sostituendo il titolare andato in pensione che presto dovrà essere soppiantato da uno di ruolo che non sappiamo se accetterà di prendersi cura anche della rsa. E questo è un problema. Siamo in una nuvola di incertezza e non possiamo pensare che ad un anziano gli venga cambiato il medico curante ogni mese», dice Boldo che a questo punto rilancia l’uso dell’operatore sanitario specializzato. «Noi ne abbiamo uno ad oggi, ma credo che nel massimo rispetto delle professionalità, è necessario venire incontro alle necessità di tutti. Dobbiamo cominciare a fare un’analisi seria su cosa vogliamo dalle rsa,e per questo è necessario che tutti noi navighiamo nella stessa direzione, senza farci la guerra». —

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