Le giovani infermiere bellunesi via dalle case di riposo: «Vogliamo accrescere le nostre competenze»

La testimonianza di due professioniste vincitrici del concorso. «All’ospedale potremo imparare cose nuove e metterci alla prova» 

BELLUNO. Lasciare il posto di lavoro in casa di riposo per andare in ospedale o restare? Per tanti infermieri delle strutture residenziali per anziani bellunesi la scelta è obbligata.

In tutti c’è la voglia di fare nuove esperienze, di toccare con mano cosa significa essere in prima linea nella cura e assistenza di pazienti Covid-positivi, di crescere professionalmente e, perché no, di avere una busta paga più pesante, che non guasta mai. E poi avere un posto pubblico con i tempi che corrono è sinonimo di sicurezza.


Sono tanti i motivi che spingono gli infermieri del Bellunese a lasciare il loro incarico nelle rsa per rispondere all’appello dell’Usl 1 Dolomiti.

«Nella casa di riposo in cui ho lavorato per diversi anni mi sono trovata bene, non ho niente da dire, ma volevo aumentare il mio bagaglio di conoscenze. Voglio vedere anche altro, imparare cose nuove». Parole di un’infermiera di 30 anni, che già a ottobre, durante il primo reclutamento, ha colto la palla al balzo per lasciare la struttura dove lavorava da sette anni: «Era un centro servizio molto grande, qui ho fatto la mia prima esperienza lavorativa dopo la laurea e sono rimasta per sette anni. Mi sono trovata molto bene, sarei rimasta ancora, ma è uscito il concorso e mi sono detta che poteva essere una opportunità da cogliere al volo».

L’infermiera si è presentata al concorso senza troppe aspettative. «Mi sono detta “proviamo, vediamo come va”, ma senza una particolare convinzione sull’esito finale. Il caso ha invece voluto che passassi, a quel punto non potevo certo tirarmi indietro. Lavorare in ospedale è una grande possibilità, soprattutto per fare esperienza sul campo. E poi ho avuto anche la fortuna di andare nel reparto che desideravo. Quindi sono contenta», racconta la donna, che ricorda positivamente i suoi anni passati alla rsa.

«Alla fine, dopo tanto tempo che ci lavori, la casa di riposo diventa la tua famiglia, gli anziani sono come i tuoi nonni. Si instaura un rapporto molto stretto, dove per certi aspetti tu infermiere diventi la famiglia degli ospiti. All’interno della rsa ci si può fermare a chiacchierare sia con il nonno che con i loro familiari. Sicuramente in ospedale questo rapporto così diretto e profondo non potrà essere instaurato, perché i pazienti vanno e vengono, ma ritengo che si possano acquisire altre competenze, affinare il bagaglio che ci portiamo appresso. Alla fine potrò dire di avere un’esperienza quasi a 360 gradi nel mio ambito lavorativo».

Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizza anche la poco più che ventenne infermiera che presto lascerà un altro centro servizi del Bellunese per passare in ospedale, alle dipendenze dell’Usl 1 Dolomiti. «Terminerò il mio incarico nella residenza per anziani a fine gennaio, per poi prendere servizio al San Martino. Sono molto contenta dell’opportunità che mi si è aperta».

Anche a lei la casa di riposo ha offerto la prima opportunità lavorativa: «Sono arrivata per fare il tirocinio, poi, una volta laureata, sono stata assunta. Perché cambiare? Lavorare in ospedale è sempre stato il mio sogno e il mio obiettivo fin da quando ho iniziato i miei studi. Qualche mese fa è uscito il concorsone dell’Usl e ho colto la palla al balzo».

L’obiettivo della giovane infermiera è crescere professionalmente: «È sempre stata la mia aspirazione, anche perché a me piace molto studiare, imparare e conoscere cose nuove. L’impiego in una struttura ospedaliera rappresenta tutto questo».

E così, dopo aver riflettuto a lungo se accettare la nuova proposta o restare in casa di riposo, ha accettato di buon grado di passare all’Usl: «Alla gioia di sperimentare cose nuove, di mettermi alla prova in nuove sfide, però, si aggiunge la malinconia per il distacco dai miei anziani, ai quali col passare del tempo mio sono affezionata".

"La casa di riposo è un ambiente piccolo, familiare, dove conosci tutti e tutti ti conoscono. E questo, magari, fa sì che qualche volta ti siano chieste delle cose a cui difficilmente puoi dire di no, proprio per il rapporto che si crea. L’ospedale è più grande, magari questo legame con i pazienti non si potrà creare. Ma mi aspetto una crescita importante per me stessa. Voglio imparare tante cose nuove», dice con grande entusiasmo.

E a chi pensa che queste scelte siano dettate principalmente da motivi economici, le infermiere replicano: «Non siamo spinti verso la sanità pubblica da una questione prettamente economica, alla base c’è la volontà di affinare le competenze a nostra disposizione. E non è detto che un domani non ci torni la voglia di tornare in casa di riposo. Per il momento, vista anche la nostra età, cerchiamo di accumulare più competenze possibili». —


 

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