Conti neri per il turismo bellunese: lo stop costerà più di 400 milioni

Anef e Confcommercio fanno i primi calcoli e guardano a Pasqua: vale il 10% della stagione 

BELLUNO. Quanto perde la montagna bellunese con la chiusura degli impianti? Almeno 400 milioni di euro, a sentire le categorie interessate. I calcoli più spiccioli sono questi: gli impianti di risalita fatturano 60 milioni ad ogni stagione invernale, secondo l’associazione che li rappresenta. L’indotto che promuovono – stando sempre all’opinione di Anef, peraltro condivisa da Confcommercio – è pari a 7 volte tanto, addirittura a 10 volte per alcuni settori. Quindi, complessivamente, il beneficio che deriverebbe al Bellunese dall’inverno sugli sci e in albergo non sarebbe inferiore ai 420 milioni di euro. Probabilmente è più vicino al mezzo miliardo.

Potrebbe essere questa la perdita per la provincia se la stagione fosse finita? «È un azzardo calcolarlo ora», mette le mani avanti Renzo Minella, presidente dell’Anef. «Tanti nostri associati sono al lavoro per aprire il 5 marzo, fino a Pasqua, se non oltre. E per quanto riguarda la ricettività, Cortina qualcosa ha lavorato con i Mondiali. Così pure i servizi».


Se le festività di Natale valgono a Cortina, ma anche altrove, il 30% della stagione, Pasqua e dintorni può arrivare al 10%. Quindi, levando dal calcolo delle perdite le auspicate presenze pasquali e il gettito di Cortina Mondiale, non si è lontani dal conto di 440 milioni di euro come perdita secca. Una perdita che sarà mai indennizzata dal Governo? È difficile, lo diciamo subito, Ci saranno probabilmente degli indennizzi per chi li può calcolare fino all’ultimo centesimo. Ci saranno dei ristori per le altre categorie. E in questo senso già si alza da giorni la voce di Walter De Cassan, presidente di Federalberghi.

Anef ha già presentato ai competenti uffici ministeriali i suoi conti. I conti dei costi, fino ad oggi. Eccoli: 61, 6 milioni di euro l’anno nell’ultimo triennio: 17 milioni per il personale, 20 milioni circa per i servizi, più di 12 milioni di ammortamenti, un milione per proventi e oneri finanziari. «È giusto ristorare i costi, ma lo è, a questo punto, anche indennizzare le società per i danni che hanno subito a causa della mancata apertura», sottolinea Minella.

L’Anef associa 80 impianti di 60 società. Ha un migliaio di dipendenti, in parte fissi, in parte stagionali. «Abbiamo, lo riconosco, una grossa responsabilità sociale», ammette il presidente. «Quella di promuovere il lavoro anche di una parte consistente dell’indotto».

Indotto commerciale, alberghiero in particolare, che vale – ammette Luca dal Poz, direttore di Confcommercio – almeno 6-7 volte quello degli impianti. Quindi tra i 360 e i 420 milioni in provincia. Poi ci sono i servizi, artigianali in particolare, dai noleggi alle navette, dalle lavanderie agli idraulici, e via conteggiando. «In queste ore i nostri associati sono non solo amareggiati, ma arrabbiati. Sono stato tempestato di telefonate di albergatori che si sono visti annullare decine e decine di prenotazioni, da parte di villeggianti che dovevano arrivare per la fine di carnevale. Tanti di loro stavano tirando un sospiro di sollievo e, all’improvviso, si sono visti raggiungere da uno schiaffo così pesante».

Dal Poz ricorda, tra l’altro, i rifornimenti fatti per questa settimana da parte di bar, ristoranti, pizzerie, alberghi. «Chi paga l’invenduto? ». «Chi paga? », si chiede anche Mario Pozza, presidente diella camera di Commercio di Belluno Treviso. «I proprietari i alberghi e ristoranti avevano acquistato materiali, allertato il personale ed eseguito la manutenzione ed ora si trovano nuovamente in lockdown. Lo stesso vale poi per l’indotto, dai ristoranti agli alberghi che avevano acquisito forniture e alimenti... Chi ha realizzato questi investimenti non può tornare indietro, per questo servono ristori immediati».

Per Pozza l’importante è assicurare i ristori in modo rapido e a chi ne ha realmente bisogno. «Gli impianti da sci hanno costi importanti, anche se le piste sono chiuse e per questo dobbiamo assicurare supporto al settore del turismo che in Veneto, la prima Regione d’Italia per presenze, vale circa il 50% del Pil».

Il 15 febbraio, intanto, le piste si sono mestamente “caricate” di villeggianti che hanno riempito i rifugi rimasti aperti. –


 

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