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Sveglia alle 5 e ritorno a casa alle 15, vite da bus degli studenti bellunesi

Nicole Filipputti intenta a fare i compiti a casa

Dai paesi dolomitici il capoluogo è lontano, ma le ragazze sono determinate. In Dad avevano gustato altri ritmi, a settimane alterne va anche peggio 

BELLUNO. Partono da casa all’alba, prendono la corriera che li porterà a scuola a Belluno e rincasano nel tardo pomeriggio pronti o quasi per fare anche i compiti. Per molti studenti che fanno parte di questo piccolo esercito silenzioso di pendolari, avere una vita sociale o fare attività sportiva non è facile, ma dopo diversi anni ci si fa l’abitudine a questi ritmi.

Ritmi che sono stati spezzati dalla pandemia che li ha costretti a fare lezione da casa. Quindi non più levatacce, non più viaggi interminabili in pullman dormendo, o ripassando o chiacchierando con i compagni. In questi mesi di didattica distanza gli studenti pendolari hanno potuto assaporare il gusto di avere un po’ di tempo per loro stessi. Ma è durato poco. E ora devono fare i conti con una settimana di sveglia alle 5 e una in cui possono alzarci quasi alle otto. Una schizofrenia che sta mettendo a dura prova il loro fisico, ma anche lo studio e la capacità di attenzione. Ma i ragazzi non si perdono d’animo e con determinazione tengono duro e vanno avanti come dei veri eroi.

Vanessa Da Rin viene da Laggio di Cadore in comune di Vigo, e frequenta l’ultimo anno del liceo Renier a Belluno. «Mi sveglio alle 5 tutti i giorni», ci racconta, «e prendo la corriera alle 5.50 che parte da Laggio. Ho un cambio e poi arrivo alla stazione dei treni a Belluno alle 7,30. Durante il viaggio, visto che è ancora buio e freddo, di solito approfitto per dormire un po’. Per il ritorno, invece, il pullman parte alle 13.20 e devo fare due cambi per arrivare a Laggio verso le 15. Pranzo e mi metto subito a studiare. Durante il viaggio verso casa se ho tanti compiti cerco di prendermi avanti, altrimenti chiacchiero con i miei compagni. Con questi ritmi, però, non ho proprio tempo di fare attività sportiva».

Vanessa Da Rin


Per Vanessa il periodo di didattica a distanza è stato positivo: «Avevo tempi più regolari, e soprattutto mi svegliavo più riposata e questo mi permetteva di rimanere alzata di più alla sera. Inoltre potevo avere del tempo per me stessa». Ora con la ripresa delle lezioni in presenza, per Vanessa la situazione da un certo punto di vita è migliorata, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con i docenti e i compagni, ma sono riprese le alzatacce. «Tornare ad alzarsi presto e arrivare a casa tardi a settimane alterne non è una passeggiata perché il mio corpo non ha il tempo di adattarsi a questi cambiamenti repentini e quindi la stanchezza si sente di più. Ma tengo duro, perché essendo all’ultimo anno c’è molto da studiare e non posso fermarmi», dice determinata.

Per Nicole Filipputti, al quinto anno dell’indirizzo commerciale dell’istituto Catullo e residente a Claut (Pn), la ripresa della didattica in presenza ha rappresentato l’impossibilità di dedicare del tempo a se stessa, quel tempo che aveva iniziato a gustare durante le lezioni da casa. «Mi sveglio ogni giorno alle 6», racconta, «per prendere la corriera alle 6,30. Arrivo a Belluno alle 7,50. Di solito al mattino dormo sempre nel pullman, mentre al ritorno, mi metto a studiare o a fare i compiti per prendermi avanti. Giungo a casa alle 15 perché ho un cambio a Longarone e a quell’ora devo anche mangiare. Poi, finito il pranzo, dormo un’oretta e poi mi metto a studiare intorno alle 17 fino all’ora di cena. Sono cinque anni che faccio così e dopo quasi un anno di didattica online devo ammettere che mi pesa un po’ aver ripreso a fare la pendolare. Quando studiavo da casa potevo avere più tempo per me, anche se andare a scuola in presenza significa comunque una qualità migliore di istruzione e anche di contatto umano».

Sofia Pomarè


Per Sofia Pomarè, al quarto anno del Catullo, che viene dalla frazione di Mare di San Pietro di Cadore in Comelico, l’alzataccia e il ritorno tardi a casa non implica particolari problemi. «Avevo provato anche a stare in un convitto, ma preferisco fare avanti e indietro», ci dice. «E devo dire che dopo tanto tempo in didattica a distanza riprendere questi ritmi è stato un po’ pesante. Però ho degli amici che vanno a Cortina e fanno la mia stessa vita e ci sosteniamo a vicenda», racconta.

Malgrado la stanchezza, Sofia non si ferma e trova il tempo per fare sport: sci, nuoto, corsa in montagna. «Certo se le lezioni sono da casa posso fare tutto con più calma. Ma mi so organizzare, come facevo quando studiavo da casa, e quindi cerco di prendermi avanti con i compiti così da avere la domenica libera per dedicarmi allo sport, ma anche agli amici, sempre nel rispetto delle regole. È dura, ma io sono molto determinata e quindi non mi fermerò. Per me, da sempre, prima viene lo studio, poi lo sport ed infine il relax. —

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