Comitato sanità, attacco alla Usl «Persa l’occasione di investire»

Non sarebbero stati predisposti i progetti per avere parte dei 52 milioni della Regione per gli ospedali

AGORDO

«Cosa ci stanno a fare i vertici dell’Usl 1 Dolomiti se non conoscono le esigenze del loro territorio, se non avanzano proposte, pur avendo già dei progetti nei cassetti come nel caso specifico dell’ospedale di Agordo?».


Se lo chiedono i membri del Comitato sanità agordina dopo aver appreso dalla stampa che la Regione stanzia 52 milioni per investimenti a favore delle aziende sanitarie e per ospedali più moderni.

«L’assessore Lanzarin», spiega il Comitato, « dichiara che i progetti sono stati preposti dalle Aziende stesse, che hanno saputo valutare le loro esigenze e avanzato proposte accompagnate da valutazioni tecniche pertinenti e coerenti con la programmazione. Nulla di tutto ciò, però, arriverà nel Bellunese e men che meno nell’Agordino».

Uno scenario di fronte al quale il Comitato interpella nuovamente il consigliere regionale agordino, Silvia Cestaro, e i sindaci della valle.

«Ci si domanda», dicono, «se nella mente dei vertici della nostra azienda – seppur tutti alla soglia di fine mandato, ma ciò non può di certo essere un alibi – e dei rappresentanti politici bellunesi e in particolare locali, ci sia una progettualità relativamente ai servizi sanitari e alla loro organizzazione, compresa la gestione della rete ospedaliera».

Il disappunto del Comitato è determinato anche dal diverso trattamento che sta avendo l’ospedale di Cortina per i Mondiali di sci.

«Quel nosocomio», dicono, «gestito da privati ma convenzionati con il servizio sanitario nazionale, rafforza lo staff medico prevedendo ortopedico, medico di pronto soccorso, tecnico radiologo, anestesista. Analogamente si fa all’ospedale di Pieve di Cadore dove è stata prevista sicuramente l’implementazione delle figure mediche di radiologia provenienti da Belluno. A botta calda si può affermare», continuano, «che, se circa un migliaio di persone richiedono questa organizzazione per garantire un servizio efficiente ed efficace, non si comprende perché i 20 mila e più abitanti del Cadore, della Val Boite e del Comelico, oppure i 19 mila agordini non meritino altrettanta attenzione. Perché i numerosi turisti, almeno in tempi “normali”, che frequentano le montagne bellunesi non meritano la stessa considerazione? Nell’Agordino, invece, il servizio di radiologia vede all’opera un solo medico e il servizio di refertazione è limitato fino alle ore 14, senza dimenticare che nulla è cambiato per quanto riguarda il servizio prelievi e analisi di cui si era già data evidenza nel recente passato. Ai politici locali, regionali e a Zaia ricordiamo che va bene l’ottima organizzazione sanitaria per le Olimpiadi, ma che prima di tutto va tutelata la salute di chi vive in montagna 365 giorni l’anno».

Per raggiungere l’obiettivo di rendere la politica più attenta alle esigenze della montagna, il Comitato si rivolge anche agli operatori turistici che in questi giorni stanno facendo sentire la propria voce per le conseguenze socio-economiche del Covid.

«Siamo solidali con loro», dicono dal Comitato, «e anche noi crediamo che lo Stato debba avere maggiore considerazione per queste realtà oggi fondamentali per le comunità delle nostre vallate. Tuttavia ci permettiamo di ricordare, come ha fatto nei giorni scorsi l’imprenditore agricolo Hermann Follador, che la montagna non è solo piste e impianti. La montagna e la sua salvaguardia devono essere viste a 360°. Troppo spesso in questi anni le battaglie per i servizi socio-sanitari, che un po’ alla volta la Regione ha tolto, sono state condotte in solitaria da qualche amministratore o da qualche cittadino, nel silenzio degli operatori turistici e del settore produttivo. La montagna si regge su un equilibrio di servizi e di attività complementari tra loro. Se vogliamo tenere le persone nelle terre alte dobbiamo batterci affinché siano garantiti agli abitanti il diritto al lavoro e alla salute». —



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