Turni notturni da 10 ore per tutto il personale della residenza di Puos

alpago

Turni notturni da dieci ore per il personale della casa di riposo di Puos d’Alpago, che da dicembre è stata trasferita alla rsa di Pieve di Cadore. Insorge il referente della Fp Cisl, Mario De Boni, che chiede una spiegazione all’Unione montana dell’Alpago di questa decisione. Decisione che, peraltro, viene bocciata per diversi motivi.


«Ai 40 lavoratori che sono stati trasferiti a Pieve per seguire il centinaio di ospiti che dopo l’allagamento della casa di riposo sono stati trasportati in Cadore, è stato prospettato il cambio turno alla notte», spiega De Boni; che poi aggiunge: «Non faranno più dalle 22 alle 6, ma dalle 21 alle 7. Ma qual è lo scopo di tutto questo se non chiedere uno sforzo ulteriore ai lavoratori, scombussolare gli anziani ospiti e costringere i dipendenti ad andarsene, oltre che ridurre la qualità dell’assistenza? ».

«Questi lavoratori», prosegue ancora De Boni, «già oggi per fare otto ore sono costretti a starne fuori casa almeno 10; d’ora in avanti, invece, ne staranno fuori 12. Come si può pensare una cosa del genere? Questa scelta non farà altro che stravolgere i turni e l’assistenza, perché se prima il turno notturno, partendo alle 22, garantiva fino a quell’ora la compresenza di un maggior numero di operatori, anticipando l’avvio del notturno si andrà ad anticipare anche il momento in cui saranno presenti meno dipendenti. Infatti, di notte già si riduce il personale», spiega il sindacalista che conclude: «Non sono riuscito a trovare un solo motivo valido per cui sia necessaria questa scelta. I lavoratori sono stanchi, e non si può chiedere loro di fare questi orari, dovendo stare fuori casa così a lungo. Se fosse solo per poco tempo, magari si potrebbe ragionare; ma, visto che qui si parla di mesi, non è fattibile. Chiedo quindi all’Unione montana di capire quali sono i motivi che l’hanno spinta a prendere questa decisione perché per noi resta incomprensibile». –



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