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È emergenza radiologi: rinforzi dall’Usl di Treviso

Non ci sono specialisti al San Martino per garantire l’attività nelle 24 ore. Stipulata una convenzione fino ad aprile per far arrivare medici dal Ca’ Foncello

BELLUNO

Mancano radiologi all’ospedale di Belluno e l’Usl corre ai ripari chiamando in aiuto personale dell’Usl 2 Marca trevigiana. Da tempo la Radiologia del San Martino versa in situazione di grave criticità. Tanto da costringere il direttore dell’unità operativa Paolo D’Andrea a lanciare l’ennesimo appello. Il 21 gennaio il primario ha «rappresentato alla direzione strategica la necessità e l’urgenza di attivare una convenzione con l’azienda trevigiana per poter sopperire alla carenza di specialisti in Radiologia. Una carenza che deriva da trasferimenti in altre sedi, pensionamenti e maternità del personale dell’Usl». Circostanze che rendono impossibile gestire l’attività sulle 24 ore.


Dal primo febbraio (e fino al 30 aprile) è partita la convenzione con i radiologi dell’azienda di Treviso, chiamati a garantire una consulenza con 12 accessi mensili della durata di 12 ore ciascuno. Questo accordo costerà all’Usl dolomitica 30 mila euro.

La carenza di personale non interessa soltanto la Radiologia. Nei mesi scorsi un buon numero di dipendenti ha salutato le Dolomiti, mettendo in difficoltà reparti importanti quali Cardiologia, Anestesia, Pediatria e Neurologia. «In Radiologia», spiega Luca Barutta, referente provinciale dell’Anaao, «operano una decina di specialisti al posto dei 16 previsti. Almeno due di loro vengono distaccati ogni giorno negli ospedali di Pieve e Agordo. Se consideriamo ferie, riposi e altro si capisce che quelli effettivamente in servizio sono pochi per la mole di lavoro che deve essere svolta. Purtroppo queste criticità non sono di oggi, ma si trascinano da tempo e sono legate non solo alla difficoltà di reperire sul mercato queste figure, ma anche alla scarsa attrattività dei nostri ospedali. Se a questo si aggiungono una certa disorganizzazione dell’intero sistema ospedaliero e la difficoltà a ottenere un riconoscimento, previsto dal contratto, per l’anzianità di servizio da parte dei medici, si capisce il motivo per cui i medici preferiscono trasferirsi altrove. Magari affrontando un concorso insieme a tanti neolaureati, l’unico modo per andarsene, visto che la mobilità non sempre viene consentita».

« Purtroppo», conclude con rammarico Barutta, «non ci si sta accorgendo che nei nostri ospedali stiamo perdendo tutta la parte di expertise, sostituendola con ersonale da formare. Ma come potrà essere formato, se non c’è più nessuno che lo possa fare?».

Sulla criticità rappresentata dalla carenza di personale interviene anche Stefano Capelli, referente provinciale del Cimo. «Purtroppo Belluno rappresenta un territorio al limite dell’impero», dice Capelli, «quindi poco appetibile. E lo diventerà sempre di più se non si inizieranno a programmare interventi a lungo respiro per attirare, con offerte economiche e professionali interessanti, nuovo personale. Per fare questo è necessaria una visione chiara di quale sanità vogliamo offrire alla montagna. Il problema non riguarda solo i medici, ma anche molte altre figure specialistiche. La politica a tutti i livelli dovrebbe intervenire». —

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