Contenuto riservato agli abbonati

Code, park pieni e tutto esaurito nei rifugi: veneti all’assalto delle Dolomiti bellunesi

Gente ovunque, da Auronzo al monte Rite, da Falcade alla Val di Zoldo: ma in quota la mascherina resta un optional

BELLUNO. I veneti imbottigliati lungo i passi dolomitici. I trevigiani e i veneziani in coda sui tornanti dello Staulanza. Gli zoldani in fuga sul Duran. I padovani a Falcade e sulle rampe del Pellegrino, i falcadini sul Valles. Il Giau impenetrabile per almeno due chilometri, così pure il Falzarego. Non parliamo di Misurina e del Lago Antorno, dove addirittura è stata fatta intervenire la polizia locale per multare quanti avevano abbandonato l’auto lungo la strada, creando evidenti problemi di transito.

Un altro assalto alle Dolomiti che si era palesato sabato 20 febbraio e si è ripetuto ieri, fin dalle prime ore del mattino con lunghe code di auto all’uscita dell’A27 e all’ingresso nell’Alemagna. «Solo d’estate vediamo così tanta gente», ammette Paolo Pais, coordinatore del Consorzio turistico di Auronzo. «Gli alberghi che hanno aperto sono tutti pieni; hanno prenotazioni anche per i prossimi fine settimana. Col Veneto in zona gialla, arrivano solo corregionali e si fermano due notti. Però il segnale è positivo».


Hanno lavorato al massimo i bar, i ristoranti, soprattutto i rifugi. Anche l’Auronzo, alle Tre Cime di Lavaredo. «Dovendo rispettare le precauzioni Covid, abbiamo messo a disposizione solo 80 posti di ristorazione», ci dicono. «Abbiamo registrato il tutto esaurito sia sabato che domenica. La gente ha tanta voglia di muoversi, arriva con gli sci da alpinismo, con le ciaspole, chi anche in motoslitta».

Non mancano coloro che si azzardano a proseguire lungo il sentiero che porta al Rifugio Lavaredo e che sale alla forcella, all’angolo delle Tre Cime. «E qui, purtroppo, vediamo di tutto: il tracciato è molto pericoloso perché ghiacciato, si scivola, si cade e si finisce lungo la dorsale anche per 50 metri, come è accaduto a due giovani che pur avevano i ramponi. Non si rispettano assolutamente le misure anti-Covid, cioè non si porta la mascherina, non si tiene il distanziamento. Eppure – lamentano al rifugio – noi abbiamo scritto a caratteri cubitali tutto ciò che non si deve fare».

Gli assembramenti si sono materializzati anche in riva al Lago d’Antorno e al Lago Misurina. «Quaggiù ad Auronzo», afferma il presidente Pais, «passeggiare lungo il lago di Santa Caterina sembra di essere a ferragosto e la ciclopedonale non è mai stata così frequentata, ovviamente da chi va a piedi». Tutti con la mascherina, naturalmente? «Praticamente nessuno».

Un’altra giornata, il 21  febbraio, di congestione al Passo Staulanza. «Fin dal primo mattino sono arrivati gli sci club per gli allenamenti sulle piste da fondo. Abbiamo anche un trampolino per i lanci», fa sapere Mauro Pupulin, che quotidianamente batte le piste. «Le auto sono state parcheggiate fino a 2 km di distanza. È impressionante la folla di escursionisti che sale al Monte Rite, di mattina, ma perfino di pomeriggio. Tutti a piedi, naturalmente, per 2 ore di “arrampicata”».

Per il fine settimana si sono ripresentati in Val di Zoldo i villeggianti delle seconde case. «Ma tanti sono i pendolari di giornata», fa sapere Marzia Balestra, che gestisce il camping ai piedi del Civetta. «Pendolari che per la maggior parte non lasciano niente al territorio. Noi abbiamo avuto qualche ospite, ma si lavoricchia solo nel fine settimana. Se non arrivano presto i ristori e nella misura necessaria, qui si chiude tutto e non si rischia di aprire nemmeno per l’estate».

Fiorenza Manfroi, di La Valle Agordina, domenica 21 febbraio si era ripromessa di prendersi una giornata di sole salendo al rifugio Carestiato, portandosi in auto al Passo Duran. «Non ce l’ho fatta», dice l’operatrice del Consorzio turistico di Falcade, «ho impattato in un imbuto d’auto lungo la strada, ben prima di arrivare al Passo, per cui sono tornata indietro. Evidentemente c’è molta gente che approfitta delle belle giornata di sole per andare all’aria aperta, in mezzo al bosco, anche se rischia di entrare in qualche assembramento».

Ha lavorato alla grande l’area del fondo in Val Gares, sopra Canale d’Agordo. Ma ancor più numerosi erano gli appassionati lungo le piste in centro a Falcade, dove gli alberghi aperti hanno registrato il tutto esaurito, come conferma Antonella Schena, albergatrice e coordinatrice del Consorzio Val Biois. I rifugi, dal Laresei a altri in quota, hanno lavorato esclusivamente su prenotazione, in modo da organizzare al meglio la sicurezza anti-Covid. «I fine settimana rappresentano una vera boccata d’ossigeno», ammette Massimo Manfroi, del Laresei, «adesso aspettiamo solo la riapertura degli impianti il 5 marzo». —


 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi