Ristori, il turismo ha finito la pazienza

Gli operatori bellunesi: «Reazione pesante, se il decreto del governo non dovesse essere sbloccato la prossima settimana»

BELLUNO

Ancora una settimana d’attesa e poi, se i ristori non arriveranno, ci sarò la mobilitazione. «Non voglio nemmeno pensare che quei 32 milioni del Decreto ristori non vengano sbloccati entro la prossima settimana», quasi ammonisce Walter De Cassan, presidente di Federalberghi. «Altrimenti la reazione sarà pesante».


Il parlamentare Roger De Menech dice di essere ben cosciente della piazza ribollente. «Con la nomina dei sottosegretari che avverrà lunedì, è evidente che tra martedì e mercoledì il Decreto dovrà essere sbloccato. Altrimenti anch’io sosterrò il legittimo disagio degli operatori».

Disagio che resta pesantissimo anche se ieri Misurina si è riempita nuovamente di auto e il sindaco di Auronzo, Tatiana Pais Becher, ha faticato ad arrivarci. Mentre c’erano tre chilometri di coda per arrivare alla pista di fondo di Cibiana e quasi la fila indiana per salire, a piedi, in vetta al monte Rite. Con il tutto esaurito nei rifugi del passo San Pellegrino.

«Tutto ok per bar e rifugi, ma non per gli alberghi», sbotta De Cassan. Peggio ancora per gli impianti.

Ma attenzione: peggio perché i soldi per le paghe bisogna chiederli in prestito alle banche, ormai da un anno. «Siamo costretti ad andare a chiedere dei prestiti sui quali faremo dei mutui, prestiti molto importanti. Intorno circa a 1,5 milioni», testimonia Mauro Vendruscolo, presidente della ski area San Pellegrino – Falcade. «Per il momento si parla di restituirli in 5 anni, poi vedremo, speriamo che vengano prolungati. Questo però non ci permetterà di fare investimenti per il futuro. Sappiamo che Francia e Austria hanno ricevuto il rimborso del 70% dei costi fissi e lì potranno continuare ad investire ed essere competitivi mentre noi, con questa situazione, sicuramente rimarremo fermi per parecchi anni».

«Noi ci accontenteremmo del 50%», sospira De Cassan. «Lo dico sottovoce, perché non vorrei che si accampasse la scusa che qualche esercizio è rimasto attivo».

Il comparto di funivie, telecabine, seggiovie ha la (quasi) certezza che i ristori ammonteranno a 400 milioni, quindi parti circa al 50% del fatturato annuo in Italia; sulle Dolomiti potrebbero arrivare circa 30 milioni. Basteranno.

«È importante, intanto, che davvero entrino nei nostri conti bancari, altrimenti ci troveremo davvero in difficoltà. Vedremo anche come saranno distribuiti. Si tenga conto, fra l’altro, che i 400 milioni», insiste Renzo Minella, presidente degli esercenti di impianti a fune dell’Anef, «sono stati calcolati sulle perdite fino all’Epifania, o poco più in là. Si pensava che, successivamente, l’attività sarebbe ripartita».

Invece? «Invece difficilmente ripartirà il 5 marzo, col ritorno delle Regioni in arancione. Non so quanti potranno fare Pasqua sugli sci».

Il turismo è «la prima industria del Paese, con 4 milioni e mezzo di addetti e ampi margini di miglioramento e sviluppo», ed è per questo che «non dobbiamo più lasciare un solo centimetro ai nostri competitors», ha dichiarato ieri il ministro del Turismo Massimo Garavaglia. «Dobbiamo agire in due fasi. La prima è tenere in vita nell’immediato l’azienda turismo. Quindi si agirà con un decreto ristori con normative adeguate, con aiuti in conto capitale, con facilitazioni per le ristrutturazioni, con l’allungamento dei termini per i prestiti erogati, con il sostegno attraverso le politiche per il lavoro per chi è in difficoltà».

«D’accordo, ma intanto arrivi entro la settimana il Decreto ristori senza aspettare altro», insiste De Menech.

«Attenzione, se questa non dovesse essere la settimana buona», puntualizza Luca Dal Poz, direttore Confcommercio, «la delusione ed il disagio diventeranno incontrollabili. Il Decreto ristori è pronto da un mese. Le forze politiche avevano assicurato che lo avrebbero varato nonostante la crisi. I nostri operatori sono allo stremo». —



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