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Traffico da incubo sull’Alemagna: «Anas bocciata, si cambi subito»

Tre consiglieri provinciali hanno impiegato tre ore e mezza per andare da Cortina a Longarone

CORTINA. Tre ore e mezza per fare i 61 km tra Cortina e Longarone. Tutti in coda lungo l’Alemagna, che ha mostrato tutti i suoi limiti nella domenica di chiusura dei mondiali di Cortina. Traffico bloccato a Tai, ma alle 19 il tappo era salito a Valle e alle 20.45 a Vodo. Un’odissea che si ripete ad ogni fine settimana, ma chi ieri era in colonna giura che neanche nei week end del passato, con gli impianti aperti, si è mai trovato in una condizione simile.

A tenere il piede destro piantato sul freno c’erano anche il presidente della Provincia, Roberto Padrin, e tre suoi consiglieri. In due macchine diverse, e i secondi, che sono partiti da Cortina alle 17.20, ci hanno messo tre ore e mezza per arrivare a Longarone. «Anas aveva promesso che avrebbe sistemato la viabilità per i mondiali. Ora i mondiali sono finiti e siamo tutti in coda», denuncia Massimo Bortoluzzi, in auto con i colleghi Danilo De Toni e Franco De Bon. «Già abbiamo fatto una figuraccia mondiale per le buche sulla strada, ora questo. È evidente che c’è qualcosa che non va».


I tre consiglieri chiedono un cambio di marcia, deciso e urgente. Ad Anas e al governo: «Serve un commissario straordinario sul modello del ponte Morandi», aggiungono. «Se ci dovesse essere un’emergenza in questo momento cosa succederebbe? Come farebbe a passare un’ambulanza?».

Pensano ai residenti fra Longarone e Cortina. «Non è più tollerabile», conclude Bortoluzzi. «Spero che tutti i vertici delle istituzioni si rendano conto di come vivono le persone nei paesi lungo l’Alemagna. Le Olimpiadi sono domani, e per fare le varianti servono tempi lunghi. Devono ancora essere fatti i progetti esecutivi e le gare. E la variante di Longarone sarà pronta?», si chiede.

I tempi sono strettissimi, e il cambio di marcia deve avvenire subito. «Nel frattempo si comincino a valutare soluzioni alternative, ad esempio usare gli impianti di risalita come mezzo di trasporto», aggiunge De Toni. «E se manca qualche impianto per collegare le valli, lo si realizzi». Soluzioni necessarie per un territorio che attende risposte, da anni.

Padrin è partito da Cortina qualche minuto prima dei colleghi. È stata la sua fortuna perché per lui il viaggio è durato “solo” due ore e 10 minuti. «Ho impiegato una cinquantina di minuti per arrivare al Ponte Cadore. Dopo Tai ho dovuto fermarmi», racconta. «Si andava avanti a passo d’uomo. Ho visto molti automobilisti prendere la scorciatoia per la Cavalera, ma poi erano in coda all’uscita da Perarolo».

L’accesso alla Cavalera poco dopo è stato bloccato dalle forze dell’ordine. «All’ingresso delle gallerie c’erano i movieri dell’Anas e lungo il percorso ho visto molte pattuglie della Polizia», continua Padrin. «Ma non è bastato ad evitare i disagi di sempre». C’è un unico modo, conclude Padrin, per evitare i pomeriggi domenicali d’inferno sulla 51: «Realizzare la variante di Longarone». Ma se non c’è ancora una bozza di progetto, si riuscirà a fare l’infrastruttura prima delle Olimpiadi? «È un miracolo, ma ci dobbiamo impegnare tutti a farlo diventare realtà, o sarà l’ennesima sconfitta».



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