«In treno da Monaco fino a Venezia e tunnel per collegare le nostre valli»

Francesco De Bettin si occupa per Belluno del piano per le infrastrutture voluto dagli industriali di tutto il Triveneto 

L’intervista



«Il rischio che per le Olimpiadi si ripeta, sul piano infrastrutturale, quanto è accaduto per i Mondiali (e cioè ben poco) è molto forte quindi abbiamo deciso, come Confindustria, di avvalerci dell’Università di Padova, e in particolare dalla Facoltà di ingegneria, per studiare che cosa si può fare subito e che cosa si potrà fare in prospettiva, entro il 2040».

Chi parla è Francesco De Bettin, fondatore, insieme ai fratelli, di Dba Group, una holding indipendente specializzata nell’erogazione di servizi di consulenza, architettura, ingegneria, project management e soluzioni Ict. Sarà lui a coordinare il gruppo nel quale si associano anche le Associazioni industriali di Trento e di Bolzano. E in un prossimo futuro pure quelle di Pordenone e Udine. Si tratta della medesima area delle Dolomiti Unesco.

Il vostro si risolve in un atto di sfiducia nei confronti di chi ha gestito la preparazione infrastrutturale (non sportiva) dei Mondiali.

«Al di là della buona volontà delle persone, ci troviamo con le quattro varianti che probabilmente non saranno pronte prima dei Giochi del 2026 (e dovevano già essere una realtà) e con le circonvallazioni di Cortina e di Longarone che, se va bene, avranno piantato solo i cantieri».

In questi ultimi giorni si è già anticipato che l’esperienza del Ponte Morandi non dovrà essere ripetibile.

«E allora sarà meglio fermarci. Ma noi abbiamo fiducia in Draghi, tanto che ci prepariamo a individuare un master plan di interventi per tutta l’area dolomitica».

Con il proseguimento dell’autostrada A27 come priorità indiscutibile?

«Nessuna autostrada vecchia maniera. Poniamo il tema del collegamento diretto tra il porto di Venezia e Monaco, passando per Belluno. Il corridoio potrebbe essere ferroviario, potenziando ciò che esiste già e completandolo nei tratti mancanti. Sarà l’Università a spiegarci la soluzione economicamente più compatibile. E, soprattutto, più sostenibile sul piano ambientale».

La provincia non ha tanto bisogno di essere attraversata verticalmente, col rischio magari di essere bypassata, ha bensì la necessità di collegamenti intervallivi?

«È proprio quello che abbiamo chiesto alla Facoltà di Ingegneria di studiare. Riteniamo, ad esempio, che Cortina possa essere raggiunta non solo dall’Alemagna, destinata a diventare un collo di bottiglia, ma anche dall’Agordino, magari con un piccolo tunnel sotto le montagne di Selva di Cadore. Così come riteniamo che l’intasatissima Val di Fassa possa prestare turisti alla Valle del Biois solo se si facilitasse il collegamento con un tunnel».

Che dire, allora, della Val Pusteria che, pur allungando la stagionalità, non sa dove sistemare i villeggianti?

«Appunto, il Comelico potrebbe essere una valle di sfogo, ma è evidente che non può restare il passo di Monte Croce come unico passaggio. È troppo problematico. Insomma noi oggi abbiamo troppi vasi comunicanti che tra loro non comunicano, non si parlano. E questo è anche un gap sul piano economico. Senza comunicazioni non ci sarà sviluppo nelle nostre valli. Continuerà lo spopolamento».

Non si offenderà se le diciamo che il vostro rischia di essere un “libro dei sogni”, forse irraggiungibile.

«Io stesso l’ho definito tale. Ma questa provincia si sta immiserendo perché non è più capace di sognare. Aveva l’opportunità di farlo con i Mondiali di sci e sul piano infrastrutturale è stata una cocente delusione. Il Governo Draghi sembra voglia ripuntare sul turismo, come asse portante dell’economia. Quindi dobbiamo attrezzarci per tempo. Senza dimenticare il comparto industriale, il manifatturiero, che ha dimostrato di tenere in provincia».

Fa riferimento a tante aziende metalmeccaniche in forte ripresa?

«Senz’altro sì, ma sono sicuro che si riprenderà anche l’occhialeria».

Quali tempi vi siete dati con il Dipartimento di Ingegneria di Padova?

«Entro giugno disporremo dei primi studi su ciò che si dovrebbe fare entro il 2026. Per la fine dell’anno ci forniranno i temi fino al 2040. Da non dimenticare, che questi sono gli anni, per l’Unione europea, di revisione, di aggiornamento dei grandi corridoi, delle cosiddette “ten”. Quindi è il momento giusto».

Dica la verità. Quando si proietta sul corridoio multimodale Venezia Monaco non può che pensare all’autostrada?

«E invece no. Io sono sostenitore, anche per il mestiere che faccio, dell’alta capacità ferroviaria se non dell’alta velocità per cose e persone. Venezia dovrà diventare il porto di Monaco sull’Adriatico».

Obiezione. Intorno al 2026 sarà attivo il tunnel del Brennero, con arrivo a Verona. Dall’altra parte c’è Tarvisio, con la ferrovia Pontebbana non ancora del tutto sfruttata. È proponibile un terzo corridoio verso nord?

«È indispensabile per non restare nella marginalità, come Bellunese. E anche Bolzano e Trento hanno necessità di alleggerirsi. C’è chi sostiene che sarebbe già molto arrivare a Lienz. Ma le nostre occhialerie, la nostra manifattura ha l’urgenza di arrivare nel cuore dell’Europa, in Germania, e da qui ramificarsi. L’autostrada tradizionale troverebbe ostacoli, in altri paesi. Dobbiamo proporre soluzioni innovative, che possano essere condivise con Austria e Germania».

Quindi un corridoio del tutto nuovo, in ferrovia...

«E in galleria, con collegamenti locali».

Ha visto però quanta fatica solo ad immaginare di riportare il treno fra Calalzo e Cortina.

«Sì, ma perché no per Auronzo?» .

Ah, ci risiamo.

«C’è tutto il Comelico che necessita di un collegamento».

Mi scusi, ma questo libro dei sogni con che cosa lo finanziamo?

«Cominciamo col recovery plan. Lo sa che Belluno è stata esclusa. Mi auguro che il Governo Draghi ci ripensi».

E che magari garantisca davvero poteri commissariali ai commissari.

«Appunto. Sono inspiegabili due tre anni per un parere di compatibilità ambientale. Ripeto, due, tre anni. Ma questi tecnici-burocrati che cosa fanno, lavorano veramente. E poi la politica dev’essere più incisiva. Mio padre mi spiegava della necessità di una circonvallazione a Longarone quando mi portava a scuola a Vittorio Veneto, generazioni fa».

Quindi?

«Ci vuole un super commissario che possa commissariare tutti». —



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