Operaio infetto al lavoro nelle case. Così è scoppiato il focolaio di Covid in Cadore

I nuovi positivi sono 21, quattro persone in ospedale. Il virus è circolato tra alcune famiglie dando il via al cluster

BELLUNO. Focolaio di Covid in Cadore: tutta colpa di un operaio edile che inconsapevolmente, mentre stava incubando il virus, ha eseguito dei lavori nelle abitazioni di alcune famiglie cadorine. A essere interessato dal nuovo contagio, probabilmente generato da una variante del Coronavirus, non è solo Pieve di Cadore – il sindaco già mercoledì aveva lanciato l’allarme avvisando con dei volantini tutta la popolazione – ma anche altri comuni, come quello di Valle di Cadore.

Cosa è successo


A spiegare come si è generato questo focolaio è il direttore del dipartimento di Prevenzione: «A Pieve di Cadore», spiega Sandro Cinquetti, «nelle ultime 24 ore sono state registrate 13 nuove positività, che hanno dato origine all’allarme del sindaco Casagrande e alle sue raccomandazioni. A queste 13 se ne sono aggiunte, sempre in Cadore, altre otto (quelle di Valle, ndr), per un totale di 21 positivi. Tra questi, quattro sono stati ricoverati, a testimonianza che siamo di fronte a un caso di una certa rilevanza dal punto di vista clinico».

Studiando le 13 positività, l’Usl 1 è riuscita a ricostruire il focolaio epidemico, che si è originato negli ultimi giorni. Si tratta di un cluster collegato a un’infezione emersa nella prima decade di febbraio a carico di un operaio che, in fase di incubazione del virus, ha svolto dei lavori in alcune abitazioni del Cadore, presso famiglie collegate tra loro. Quando l’uomo ha iniziato a manifestare i sintomi, il personale della Prevenzione ha ricostruito i suoi contatti, che sono rappresentati dalle famiglie dove lui aveva lavorato.

Sorgente comune

«Siamo in presenza del cosiddetto focolaio a sorgente comune da unico caso, con una circolazione virale intrafamiliare vivace», continua il direttore della Prevenzione, precisando così che il focolaio a oggi interessa dei nuclei familiari sparsi in varie parti dell’area cadorina. Cinquetti ipotizza che «verosimilmente questo cluster ha alla base delle varianti del Covid che favoriscono la diffusione virale». E il pensiero va alla variante inglese già presente in provincia: «Per essere certi che sia realmente così e capire di quale variante si tratti dovremo attendere gli esiti dell’analisi dei tamponi inviati all’Istituto zooprofilattico nei giorni scorsi. Se si tratta di variante inglese sappiamo che i tempi di negativizzazione sono più lunghi». Siamo di fronte ad una terza ondata di Covid? Cinquetti non si sbilancia, ma precisa che nei prossimi giorni dobbiamo attenderci nuovi casi.

A Valle

Dopo diverse settimane di silenzio, ieri il sindaco di Valle di Cadore, Marianna Hofer, ha ripreso i suoi videomessaggi per comunicare l’aumento dei contagi nel suo comune. «I casi di Covid stanno aumentando», ha detto. «Ad oggi ci sono 29 casi, 8 le persone positive, 21 quelle in isolamento. Tra i positivi anche due bambini dell’asilo appartenenti a classi diverse. Per questo motivo tutti i loro compagni sono stati isolati e le due classi chiuse. Sospeso il servizio di trasporto per l’infanzia».

I contagi aumentano

«In un paio di settimane», evidenzia Cinquetti, «abbiamo visto un raddoppio dei casi di contagi: se prima avevamo 20-25 nuovi positivi al giorno, ora siamo a 50-55, con un incremento del 100%. Per questo dico che non dobbiamo abbassare la guardia, osservando le regole anti contagio a cominciare dall’uso della mascherina che sempre di più, osservo, non viene indossata». —

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