Stop alla moratoria sui mutui: è allarme «Tante aziende finiranno sul lastrico»

La denuncia di Marco Grigoletto e Lucia Farenzena: «Si rischia di non poter accedere al credito nel momento della ripresa»



LIVINALLONGO DEL COL DI LANA


Una nuova tegola per gli operatori turistici, alla caccia di ristori. Albergatori, impiantisti ed altre aziende che l’anno scorso si sono fatti derogare i mutui, in queste settimane non potrebbero più farlo. Devono pagare le rate alla scadenza, altrimenti risultano insolventi. L’allarme lo lancia Marco Grigoletto, di Funivie Arabba, in un contesto di “disperazione” fra tanti operatori.

«Le nuove linee guida di Eba (European Banking Autority)», spiega, «hanno preso atto della pandemia attuale, e hanno consentito di derogare temporaneamente alle regole molto più rigide previste inizialmente. Tutto bene? Mica tanto. Infatti la deroga concessa dall’Eba alle banche prevede che dal 1° gennaio 2021 le moratorie sui mutui oltre il 30 settembre 2020 siano concesse una sola volta per un massimo di nove mesi oltre i quali l’esposizione viene declassata a “forborne” (posizione oggetto di tolleranza, quindi in osservazione)».

In sostanza? «La posizione non viene più classificata dalla banca “in bonis”, com’era prima della pandemia, in quanto oggetto di moratoria di durata superiore a quella consentita dall’Eba, nonostante la maggior durata della moratoria sia stata prevista da leggi nazionali o da accordi tra il Governo e le parti sociali».

Se si tiene conto che, sempre per le regole bancarie, lo status di forbone deve essere mantenuto per i successivi 12 mesi dal momento della classificazione, prima che l’impresa, mantenutasi regolare, possa rientrare nello status “in bonis”, le conseguenze di queste nuove regole bancarie possono comunque rilevarsi devastanti: «Perché», spiega Grigoletto, «stanno praticamente azzerando la possibilità per la povera impresa di accedere al credito bancario in futuro, proprio nel momento della sperata ripresa. Cosa si sta chiedendo alle imprese? Di accelerare il deposito dei libri sociali in tribunale? Cosa succederà a quest’impresa», si chiede Grigoletto, «alla quale da marzo 2020 e fino ad oggi (e chissà per quant’altro tempo ancora) è stato impedito di produrre ricavi a forza di Dpcm, mentre magari ai suoi diretti concorrenti di nazioni vicine lo Stato non ha bloccato l’attività e se gliel’ha ridotta lo ha compensato con sostanziosi indennizzi?».

Secondo l’imprenditore di Arabba, è messa in discussione la stessa sopravvivenza di molte imprese, magari trascinando nelle difficoltà anche tante banche che le hanno aiutate ( perché costrette da decreto).

Grigoletto ha condiviso le sue preoccupazioni con tanti colleghi. Altrettanto in allarme. «Noi operatori ci troviamo in uno stato di estrema preoccupazione», confida Lucia Farenzena, anche per conto di colleghi del Consorzio Marmolada e della Val Pettorina. «Ci chiediamo: si sta andando nella direzione di salvare le imprese virtuose pre Covid a discapito di quelle già in difficoltà? Con questo sistema un terzo (e sono ottimista) delle imprese del nostro territorio avrà seria difficoltà nel superare questa seconda fase. La reale impossibilità di lavorare, come la reale assenza di risarcimento adeguato e puntuale è una delle cause della maggior sofferenza e non può essere imputata all’incapacità del singolo. Mi permetto invece di ravvisare un’incapacità di comprensione del nostro tessuto produttivo da chi avrebbe dovuto predisporre per tempo le misure».

Gli indennizzi, appunto. «Iniziamo a spendere i soldi già a bilancio, ci sono 400 milioni da distribuire ancora a tour operator e agenzie di viaggi. Adesso ci mettiamo la testa e li diamo», ha assicurato il ministro del turismo Massimo Garavaglia. «Poi nel prossimo decreto indennizzi, quello dei 32 miliardi», ha aggiunto, «vediamo di ottimizzare i meccanismi».

Altro che tempi brevi... —

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