Avvocati e fisici tra i trenta ciceroni dell’arte bellunese: sono i giovani del Fai

Si definiscono “sentinelle” della cultura, numeri in costante crescita. Valentina Bristot è la referente provinciale: «Innamorati del territorio» 

BELLUNO. Sentinelle della cultura bellunese. Sono una trentina i volontari del gruppo Fai giovani della provincia di Belluno, impegnati da cinque anni nella promozione delle bellezze architettoniche, storiche e ambientali locali. Una crescita costante per numeri e partecipazione, anche grazie a iniziative come il progetto per diventare apprendisti Ciceroni, ovvero narratori – e narratrici – di storie legate a vicende del passato e di aneddoti attorno a palazzi sconosciuti e affreschi misteriosi.



Non serve essere specializzati nell’ambito per entrare a farvi parte: la coordinatrice per il Bellunese, ad esempio, la 26enne Valentina Bristot, è laureata in giurisprudenza e mai avrebbe immaginato di ritrovarsi a fare da “guida” nel suo territorio. «Ho conosciuto il Fai giovani nel camerino del palazzo Fulcis di Belluno, dove mi stavo registrando a una delle loro iniziative. Avevo 22 anni e sono subito stata precettata per la mia età».



Un fidanzamento lungo quattro anni che è culminato nella nomina, da parte del capo delegazione Adriano Barcelloni Conte, alla carica di referente provinciale.

Come arrivano i giovani al Fai?

«La maggior parte si lega a noi dopo aver partecipato a un evento. Ci sono anche alcuni studenti di quarta o quinta superiore che iniziano come aspiranti ciceroni per le loro classi nelle giornate nazionali, che sono quelle di primavera e d’autunno e i giri nelle ville. Ultimamente poi, con la sospensione di molte proposte per via della pandemia, ci siamo concentrati molto sui social, di cui mi sono occupata molto all’inizio: in questo modo siamo arrivati ad attirare tanti altri ragazzi. All’inizio avevamo quasi solo membri esperti di storia o arte, adesso uno degli ultimi ingressi è un laureando in fisica».

Come nasce una vostra iniziativa?

«Spesso grazie alla curiosità dei ragazzi stessi attorno ai loro luoghi del cuore. Si individua un posto, un palazzo o un dettaglio e se il gruppo è d’accordo partono le ricerche storiche. Abbiamo un team composto da un esperto d’arte (Giorgio Reolon), un medievalista (Jacopo De Pasquale) e un architetto che cominciano a spulciare le carte di archivi e biblioteche, per preparare le schede informative che saranno poi studiate ed esposte dai nostri narratori. Ci vogliono almeno due mesi per costruire un’iniziativa tematica, che in tempi normali poteva anche essere arricchita da proposte collaterali, come piccoli concerti o aperitivi. Dopo i sopralluoghi e gli accordi con enti e privati, che sono sempre molto entusiasti delle nostre richieste e si passano parola l’un l’altro facilitandoci molto il compito, cominciano le prove vere e proprie. Tre anni fa i proprietari di una villa ci hanno fatto trovare la pentola di pasta pronta: i bellunesi sono sempre stati molto aperti e accoglienti».

Cosa è successo con l’arrivo del coronavirus?

«Le giornate di primavera erano pronte, ma sono saltate per il lockdown. A giugno abbiamo organizzato due incontri all’aperto secondo il format e le linee guida del Fai nazionale, prediligendo ampi spazi immersi nella natura, con gruppi più ristretti. A luglio il giro in villa è purtroppo saltato e per il resto dell’estate ci siamo messi in pausa, mentre per le giornate d’autunno siamo riusciti a fare due visite ai palazzi Rosso e Piloni a Belluno, prima di un ulteriore stop che si sta protraendo da allora. Per non fermarci del tutto, però, confrontandoci con gli altri gruppi del Veneto abbiamo capito che era arrivato il momento di organizzare anche noi degli interventi online. Così il 13 febbraio Erminio Mazzucco ha parlato del “Volto artistico del potere” nella nostra prima conferenza in streaming, seguita da un “giro a Villa Malcolm” di Longarone che è stata seguita da molte parti del Veneto».

E nel resto della provincia?

«In questi anni abbiamo organizzato visite anche in Agordino, dove vivono diversi nostri volontari. Per comodità, però, ci troviamo spesso in Valbelluna, visto che viviamo quasi tutti qui, a discapito di altre zone rimaste scoperte come il Cadore, o lo stesso Feltrino. Ma noi siamo mobili, nel senso che ogni proposta che ci arriva da zone anche lontane dal capoluogo, una volta accolta, viene organizzata direttamente da noi. Vogliamo cercare di coprire più aree possibili, collaborando con sempre più realtà provinciali, come altre associazioni o gruppi musicali».

E per quest’anno?

«Stiamo pensando di organizzare passeggiate all’aperto riservate sempre a piccoli gruppi di persone, che però ci permettano di tornare fisicamente a incontrarci. Vediamo i numeri delle nostre iniziative online e sono un piccolo successo, però in piazza è tutta un’altra emozione. Spiegare un monumento avendolo davanti è più facile, per noi ma anche per i visitatori. E poi il calore umano della gente, i loro sguardi felici sotto le mascherine sono impagabili. In fondo siamo un gruppo di amici prima che un gruppo di volontari. Abbiamo tutti più o meno la stessa età e condividiamo molti interessi in comune, tra cui quello della promozione del territorio, al quale siamo attaccatissimi. Viviamo una sorta di campanilismo positivo, nel senso che ognuno di noi è legato a un posto e lo vuole valorizzare. Quest’anno poi ci concentreremo sicuramente di più sull’ambiente». —


 

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