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Crollo delle nascite e mortalità aumentata: il Bellunese frana sotto i 200 mila abitanti

Zoppè di Cadore, 194 residenti che vivono all’ombra del Pelmo

La fotografia dell’Istat mostra dati allarmanti. Soffre la montagna, ma in centro Cadore c’è chi guadagna residenti

BELLUNO. La soglia è prima di tutto psicologica. La provincia di Belluno è scesa sotto il muro dei duecento mila abitanti. I dati sulla popolazione residente diffusi dall’Istat, anche se ancora provvisori, dicono che al 30 novembre dello scorso anno nella provincia più a nord del Veneto vivevano solo 199.802 persone. In undici mesi sono stati persi 1.507 abitanti.

Il Covid ha dato il suo triste contributo all’aumento dei decessi. Da anni il Bellunese perde circa mille abitanti all’anno, lo scorso anno sono stati oltre 1500 (e manca il mese di dicembre). La sanità pubblica attribuisce al Covid 445 decessi avvenuti nel 2020.


Continua inesorabile il crollo della nascite, di pari passo resta elevata la mortalità in un territorio sempre più vecchio. Negli undici mesi presi in considerazione finora da Istat, nel Bellunese sono nati 1.104 bambini ma sono morte 2.580 persone. Più del doppio. A Belluno i morti sono stati il doppio dei nati, 381 contro 192. Feltre fra gennaio e novembre ha festeggiato 119 nascite ma ha anche detto addio a 208 persone.

In provincia è negativo anche il saldo migratorio, con trentuno persone che hanno abbandonato la provincia per svariati motivi. I dati sono drammatici e testimoniano un fenomeno, quello dello spopolamento, che si aggira da anni come uno spettro in provincia. E che a cascata provoca la perdita di servizi, come dimostra la recente decisione di un gruppo bancario di chiudere lo sportello di Borca di Cadore. E una montagna senza servizi è una montagna che muore. Lentamente e dolorosamente.

Sono le terre alte a soffrire di più il calo demografico, e non è certo una sorpresa. L’Agordino nel 2020 ha perso 135 abitanti. Livinallongo è finita sotto i 1300 residenti, Rocca sotto i 1200. Gosaldo ha perso altri 18 abitanti e al 30 novembre risultavano residenti appena 547 persone.

Si spopola il Comelico, con Santo Stefano che ha perso quaranta abitanti e Comelico superiore venti. Ma sono in calo continuo anche San Nicolò, San Pietro e Danta, dove pure va segnalata la determinazione di chi ha avuto il coraggio di investire e di dare servizi ai cittadini: proprio lo scorso anno, nel pieno di una pandemia che ha sconvolto il mondo, ha aperto Ntindalduto, rivendita di generi alimentari ma anche edicola e biblioteca. In un paese di 445 anime che però non ha intenzione di arrendersi alla crisi demografica.

In un quadro a tinte più che fosche, spiccano i casi del centro Cadore, dove ci sono comuni che hanno guadagnato residenti, come Pieve di Cadore (+27), Borca (+20) e San Vito (+33). Probabilmente hanno raccolto una parte degli abitanti di Cortina, che invece ne ha persi 89.

Hanno guadagnato abitanti anche quattro comuni agordini: Cencenighe (4), Colle (6), La Valle (8) e Rivamonte (1). Vanno in controtendenza anche Lorenzago (+4 residenti in undici mesi), Perarolo (+13) e Tambre (+3).

A differenza del passato, quando era la montagna a spopolarsi mentre la “pianura” tutto sommato conteneva i danni, il 2020 segna uno svolta anche per la Valbelluna. Tutti i comuni fra Ponte nelle Alpi e Santa Giustina da un lato, Borgo Valbelluna dall’altro, hanno perso abitanti. Il calo è stato più contenuto a Limana e Sedico, che si confermano realtà dove la gente sceglie di andare ad abitare per tanti motivi (lavoro, accesso ai servizi, infrastrutture, comunicazioni).

Ponte nelle Alpi invece ha perso 109 abitanti, Borgo Valbelluna 72. Ma in questi comuni il Covid, entrato nelle case di riposo, può aver contribuito ad aumentare la mortalità in un territorio già di per sè fragile com’è il Bellunese. —


 

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