Belluno, la Diocesi apre al rosario per i riti nelle case funerarie

In città è operativa una struttura, un’altra sarà inaugurata entro la fine dell’anno. Don Vascellari: «Sì alle preghiere, perché sono considerate l’abitazione del defunto» 

belluno

Il funerale in casa funeraria proprio no. Ma il rosario sì, al limite anche qualche altra preghiera. Lo ha deciso, insieme al vescovo Renato Marangoni, il Consiglio presbiterale della diocesi di Belluno Feltre, con la partecipazione anche dei vicari foranei.


La pandemia, con i morti sempre più numerosi, ha imposto talvolta di soprassedere alle esequie tradizionali in chiesa. Una benedizione della bara, davanti al cimitero, e via verso la cremazione: così è accaduto tante volte. «Dobbiamo re-imparare ad accompagnare le famiglie e le comunità in questo momento così delicato», ha raccomandato con Alex Vascellari, della Parrocchia del Duomo. Quindi la sollecitazione pastorale, oltre che umana, è di rendere al defunto, per la vita che ha testimoniato, tutto l’onore possibile: con la bara davanti all’altare, l’aspersione con l’acqua santa e l’incensazione. Chiunque sia.

Il problema si è posto a Belluno data la presenza di una casa funeraria e di una seconda che sarà inaugurata entro la fine dell’anno. Donadel è già operativo a Marisiga, vicino ai magazzini comunali, la Funeral home di De Dea - Gelisio è in costruzione a unta Anta, dove un tempo c’era la Ardo Beton. Il cantiere è in piena attività. Altre case funerarie sono in cantiere a Feltre e in Cadore.

Il problema è che gli obitori degli ospedali o dei cimiteri hanno l’esigenza di essere occupati il meno possibile dai poveri corpi. E la rapidità di sotterrare le salme o di portarle all’incenerimento sta suggerendo l’idea che determinati riti si possano celebrare anche in queste case. Per la Diocesi di Belluno Feltre l’orientamento sarebbe ancora quello di dare l’estremo saluto al fratello in chiesa, dice don Vascellari. «Possono presentarsi situazioni pastorali in cui sia opportuno ordinare il rito esequiale in forma di Liturgia della Parola. In questo caso, ottenuto il permesso dell’Ordinario diocesano (il vescovo, ndr), si può svolgere il rito esequiale nel cimitero o nella cappella cimiteriale. Per quanto riguarda la preghiera – come ad esempio il Rosario – le “case funerarie” possono essere considerate alla stregua della casa del defunto».

Nel Bellunese, infatti, si usa ancora recitare il rosario in casa, anziché in chiesa; ovviamente non in tempi di pandemia come questi. «Le case funerarie rappresentano una opportunità, non un problema, ma non possono essere trasformate in chiese», precisa don Vascellari, «che sono per loro natura il luogo del culto, il punto di riferimento di tutta la comunità- Oggi, purtroppo, in questi riti si cerca di essere il più sbrigativi possibili. Mi auguro che la pandemia sia riuscita a far riflettere sul senso della morte e sulla necessità di dare la massima importanza al trapasso». —



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