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Maternità negata, l’appello è tra un anno. Paniz: «Ma io confido nella Corte Europea»

L’ordinanza di Belluno sulla coppia di donne: un solo genitore, quello biologico. Cinque anni per andare alla Corte europea dei Diritti dell’uomo

IL CASO



Più di un anno per l’appello. E altri cinque per andare alla Corte europea. La sezione Civile di Venezia esaminerà il 24 aprile 2022 la sentenza impugnata da Maurizio Paniz, l’avvocato delle due mamme unite civilmente di Borgo Valbelluna. Dopo il decreto firmato dal giudice Paolo Velo, che ha stabilito la maternità della sola madre biologica e non anche della compagna, con la conseguenza che il piccolo non può essere registrato all’ufficio anagrafe con il cognome di entrambe le donne, come aveva fatto l’allora sindaco di Mel, Stefano Cesa, è soltanto il secondo passo da fare. A proposito, nessuna conseguenza per il confermato primo cittadino della fusione con Trichiana e Lentiai.

Paniz non può essere granché fiducioso, ma la strada da percorrere è già segnata e non sono possibili scorciatoie, nemmeno con i tempi. La speranza concreta sta nella Corte europea dei Diritti dell’uomo, la Cedu: «Il Tribunale di Belluno non poteva fare diversamente», ammette l’avvocato, «e il procuratore della Repubblica, Paolo Luca ha ragione, nel suo ricorso. Per quella che è l’attuale normativa un bambino non può avere dei genitori dello stesso sesso, nel momento in cui vai a registrarlo in Comune. E questo perché le mie due assistite sono italiane e hanno deciso di farlo nascere in Italia, all’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre. Fosse venuto alla luce all’estero, non ci sarebbero stati ostacoli».

L’atto di nascita prodotto da un altro Paese sarebbe stato trascritto automaticamente. Invece l’inseminazione artificiale da donatore anonimo è avvenuta in Spagna, dopo di che le due donne sono tornate in patria, anche per motivi di lavoro, naturalmente. La Prefettura ha segnalato l’anomalia alla Procura ed è partito il procedimento. Dopo mesi di riserva, la sentenza è della fine di gennaio e, per poterla appellare, bisognerà aspettare aprile dell’anno prossimo: «I tempi sono quelli», riprende Paniz, «l’importante è avere una data precisa, che però difficilmente sarà decisiva, anche se produrrò di nuovo sentenze a noi favorevoli dei tribunali di Pistoia, Bologna, Bergamo e Cagliari e dalle corti d’Appello di Trento e Roma. Quello che manca è una legge del Parlamento al passo con una realtà, che è cambiata, quando le coppie dello stesso sesso hanno deciso di avere dei figli. Non è che possano legiferare la Cassazione o la Corte Costituzionale. Non è il loro compito».

Maurizio Paniz è stato parlamentare dal 2001 al 2013 e lo sa bene. Bisognerà arrivare alla Corte europea dei Diritti dell’uomo: «L’organismo che ha già detto a tutti i Paesi che devono uniformarsi, ma l’Italia rimane inadempiente, rispetto a questa indicazione. A livello europeo, ci daranno senz’altro ragione, tuttavia non sarà qualcosa d’immediato, anzi».

Ci vorranno tempo e soldi. «Per quella che è la mia esperienza, serviranno perlomeno cinque anni, non di meno. Ma potrebbe essere l’unica possibilità. La nostra unica speranza».

Per allora, il piccolo avrà otto anni e potrà chiamare sia mamma che «mami». —





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