Un anno in giro per il mondo, ora per Emma inizia la sfida sul Nuvolau

Menardi si racconta prima di salire sul volo che finalmente domani la riporterà in Italia, Dall’arrivo in Sudamerica all’avvento del Covid, all’impresa di fare in bici la Carretera Austral 

CORTINA. Emma Menardi torna a casa. Il lungo ed avventuroso girovagare per il mondo della giovane ampezzana assegnataria del bando di gestione del rifugio Nuvolau sta dunque per terminare: Emma atterrerà in Italia domani, 5 aprile,  pronta per dedicarsi anima e corpo alla nuova sfida che l’attende. Quella di riaprire, peraltro nei tempi più celeri possibili, il rifugio Nuvolau, il più antico delle Dolomiti, punto di forza del turismo estivo non solo di Cortina ma di tutto l’arco alpino orientale. Il rientro in Italia di Emma Menardi sancirà la “fine” di un’avventura che ha dell’incredibile.



Un anno lontana da casa

Iniziata circa un anno fa, e resa ancor più elettrizzante (ma anche terribilmente più complicata) dall’avvento del Covid, quella di Emma è stata un’avventura stile “vecchi tempi”, quando si rischiava di rimanere per giorni e giorni soli con se stessi.

«Nel 2020 avevo preventivato originalmente il viaggio che sognavo da anni. Visitare i Paesi del Sudamerica percorrendo la Carretera Austral, nel sud del Cile, in bicicletta. Arrivai a febbraio a Buenos Aires e subito presi un volo per Ushuaia con l’obiettivo di godermi la corta estate australe. Mi trovavo nella terra del fuego, zona di confine e di continue dispute tra Argentina e Cile, quando il coronavirus raggiunse anche quest’ultimo Paese. In un paio di giorni chiusero tutti i confini, nessuno poteva più entrare o uscire. Venne anche istituito un coprifuoco 24 ore al giorno. Grazie all’ospitalità della signora Cecilia, assieme ad altri turisti, sono potuta restare nel suo campeggio per un mese fino a quando, grazie alla cooperazione del ministero della salute, del governo e dell’esercito cileno, abbiamo potuto lasciare l’isola e raggiungere Santiago».


Europa irraggiungibile

«Era la metà di aprile 2020», racconta Emma, «i voli per l’Europa erano quasi tutti cancellati. E quelli che c’erano erano alla portata di pochi. Decisi allora di restare in Cile, sperando di poter riprendere presto il mio viaggio: ma non fu così. Il lockdown fu durissimo: venne istituito a giugno e durò quasi fino a gennaio 2021 quando, grazie ad un permesso speciale per le vacanze emesso dal governo, mi è stato possibile raggiungere in tutta sicurezza la Patagonia dove i casi di coronavirus non erano molti».

La Carretera Austral

«Ho quindi preso la palla al balzo, decidendo di realizzare il sogno per tanti anni cullato di percorrere i 1247 chilometri della Carretera Austral in bici, strada solo in parte asfaltata che congiunge tutti i piccoli paesi abitati della Patagonia cilena attraversando fiordi, laghi, ghiacciai, vulcani ed immense montagne. Nel cuore della Carretera Austral, nel paese di Puerto Río Tranquilo per la precisione, mi arrivò con sorpresa, e nonostante una rete telefonica quasi inesistente, la notizia dell’assegnazione della gestione del rifugio Nuvolau. Non avrei mai pensato di poter essere selezionata, inizialmente non è stato semplice metabolizzare quello che tra a breve diventerà realtà».



Una vita sempre in viaggio

Detto dell’ultimo anno e di ciò che attende Emma a Cortina, la vita della ventisettenne è stata finora un tripudio di emozioni ed esperienze vissute facendo la spola tra Cortina ed il resto del mondo: «Ho cominciato a lavorare e a fare esperienze all’estero una volta compiuti i18 anni», racconta, «prima a Londra poi in Germania e in Repubblica Ceca. Ogni volta sempre più in là: ho fatto esperienze come ragazza alla pari in Australia, Nuova Zelanda e Cina esplorando questi magnifici paesi in camper o in autostop, lavorando nel turismo o nell’agricoltura. Ho attraversato il deserto e visitato le barriere coralline, ho potuto conoscere bene entrambe le isole neozelandesi e percorrere diversi sentieri delle Alpi australi visitando varie regioni e città cinesi. Sono stata anche in Tibet raggiungendo il campo base dell’Everest a 5500 metri. Sono stata in Giappone e nel sudest asiatico, ho passato quaranta giorni a bordo di un veliero tra le isole Fiji, Vanuatu e Nuova Caledonia».

Adesso Emma è pronta ad una nuova avventura, quella di gestire il rifugio Nuvolau. Un impegno al quale probabilmente inizierà a pensare già nel lungo volo di stanotte che la riporterà in Italia. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi