Acc, il 6 e il 7 aprile prime giornate di cassa integrazione e stop produttivo

I provvedimenti per tenere in piedi la fabbrica sono partiti. Fiom e Uilm: «Il Mise risponda, noi non staremo fermi»

BORGO VALBELLUNA. Dopo i tre giorni di stop produttivo per la Pasqua, scatteranno oggi 6 e domani 7 aprile  le prime due giornate di cassa integrazione straordinaria all’Acc di Mel. Il che significa che gli operai non lavoreranno, mentre sarà attiva, seppur a ranghi ridotti, la logistica che garantirà la consegna dei compressori ai clienti.

La cassa integrazione (i prossimi due giorni di Cig saranno il 16 e il 23 aprile) è uno dei provvedimenti voluti, causa forza maggiore, dal commissario Maurizio Castro per rallentare la produzione dello stabilimento così da contenere i costi e mantenere ancora un po’ di liquidità per far andare avanti la fabbrica. Insieme al taglio del 15% degli stipendi dei lavoratori per il mese di marzo, il ricorso agli ammortizzatori sociali è effetto del mancato arrivo di aiuti da parte del governo e del silenzio del ministero dello Sviluppo economico. Un silenzio a cui da mesi sindacati e lavoratori guardano con preoccupazione, attendendo invece un vertice a Roma per conoscere le intenzioni reali del ministro Giorgetti.


«Mai avremmo creduto di aprire la cassa», commenta Michele Ferraro della Uilm. «Sarà una giornata triste, un segnale drammatico di un declino al quale noi ci opporremo con tutte nostre le forze. Vedere la produzione ferma avrà un effetto devastante. Solo il Covid era riuscito a fermarci. Il problema è che oggi a fermare la produzione sono coloro che ci avevano promesso che mai sarebbe accaduto. Eravamo riusciti in un anno e mezzo a produrre in modo continuativo grazie alle forze dei soli lavoratori, senza un minimo di sostegno finanziario da parte di nessuno. Chi ci ha promesso un grande progetto che ci avrebbe coinvolto, sarebbe il caso andasse semplicemente a vedere il parcheggio desolato oggi e domani all’Acc».

«Diceva un saggio», conclude Ferraro: «“Lavorare è indispensabile per avere un reddito sul quale basare le nostre sicurezze economiche, i divertimenti e perché no, i nostri sogni”. Ma i lavoratori di Acc che sogni potranno fare ora?».

Intanto i sindacati non intendono stare con le mani in mano, tanto che nei prossimi giorni ci sarà un incontro per decidere le misure di protesta da mettere in atto per far sentire la voce dei lavoratori.

«Ci vedremo senz’altro per valutare il da farsi, certo non staremo fermi: dal ministero qualcosa arriverà, prima o poi», sbotta anche Stefano Bona della Fiom. «Una fabbrica che ha volumi ed è costretta a rallentare non è un segnale incoraggiante, come non lo sono le dichiarazioni fatte in questi giorni dai nostri parlamentari: Bond che fa confusione, De Carlo che fa opposizione e De Menech timido fino dall’imbarazzo. Nessuno coglie e promuove la necessità di un dibattito pubblico in provincia, e non solo sui temi di politica industriale, sui modelli di governance. Eppure di temi ce ne sarebbero a iosa come ho provato a dire, sempre però inascoltato».

A rincarare la dose sul fronte degli interventi dei parlamentari bellunesi c’è anche Massimo Busetti (rsu): «Si sono accaniti tutti contro il ministro D’Incà, l’unico ad aver fatto qualcosa anche se magari va migliorato il tiro. Mentre i nostri rappresentanti a Roma in questi anni cosa hanno fatto per Acc?». —

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